Nobiltà di Dame DEL S.r FABRITIO CAROSO DA SERMONETA, Libro, altra volta, chiamato IL BALLARINO. Nuovamente dal proprio Auttore corretto, ampliato di nuovi Balli, di belle Regole, & alla perfetta Theorica ridotto: Con le Creanze necessarie à Cavalieri, e Dame. Aggiontovi il Basso, & il Soprano della Musica: & con l'Intavolatura del Liuto à ciascun Ballo. Ornato di vaghe & bellissime Figure in Rame. ALLI SER.MI SIG.RI DUCA, ET DUCHESSA di Parma, e di Piacenza, &c. Con licenza de'Superiori, & Privilegi. In VENETIA, Presso il Muschio, M DC. Ad instantia dell'Auttore. [caption] DALL'IMPERFETTO AL PERFETTO [caption] TEMPO MISURA [portrait] FABRITIO CAROSO DA SERMONETA * ESSENDO NELL'ETA SUA D'ANNI LXXIIII ALLI SER.MI SIG.RI DON RANUCCIO FARNESE, ET D. MARGARITA ALDOBRANDINA, DUCA, ET DUCHESSA di Parma, e di Piacenza, &c. DOVENDO io stampar questo Libro, scritto secondo il dono da DIO concedutomi, nel quale hò posto quanto mai hò saputo della mia professione, sarei stato in gran dubbio della dedicatione, e della protettione, à cui io lo dovessi appoggiare, se alla Ser.ma Casa Farnese (prima, e più riguardevole frà le Romane) io non fosse antico, e divotissimo servitore, come altresi son favorito, & honorato di gratie, e d'honori particolari dall'Ill.ma Casa Aldobrandina (nell'una, e nell'altra sua grandezza, & specialmente in questo Gloriosissimo Pontificato di Papa CLEMENTE VIII.) si che ben mi potevo io promettere d'Esse la dipendenza d'ogni favore, che io sapessi desiderare à queste fatiche mie. Ma DIO benedetto, frà tante cose, con che hà voluto consolare il Mondo, sono state le felicissime Nozze dell'AA. VV. Ser.me onde hà levato à me ogni velo di dubitatione, e congiunto quel che era diviso, e m'hà dato ombra sicurissima sotto due Padroni, & salda protettione sotto due suggetti cosi Grandi, anzi i Primi, & i Maggiori che hoggi vivano in questo secolo, risguardando la mia ardentissima di votione verso Loto. Esce dunque questa mia Opera al Mondo, donata, e consacrata all'AA. VV. Ser.me in consideratione ancora particolare del suo Titolo, che chiamandosi NOBILTA DI DAME, mi par di dare un raro essempio à questa età, della qualità che se le converrebbe; tanto più vedendosi posti nella prima faccia i felicissimi nomi dell'AA. VV. Serenissime, Grandissime, e Fortunatissime, che l'Onnipotente IDDIO mantenga tali per lunghissimi anni, & me suo humiliss. SER.re Loro, nella buona gratia di Quelle, alle quali con ogni dovuta riverenza bascio le mani. Di Venetia, a' 25. di Novembre, M DC. Dell'AA. VV. Ser.me Humiliss. e Divotiss. Ser.re Fabritio Caroso da Sermoneta. AL SERENISS. D. RANUCCIO FARNESE Duca di Parma, e di Piacenza, &c. GLI alti Trofei de'tuoi sublimi Heroi, I sacri Tempi, e gli Colossi, e gli Archi, I gran Palagi, e i Ponti ornati e carchi D'altissime colonne, e poggi suoi; L'eccelse Torri, e i gran Teatri tuoi, Sopra di sette Monti ornati, e carchi Di PAPA, Cardinali, e gran Monarchi, I cui fatti immortal son quì frà Noi: Ti fà Roma nomar dall'Indo, al Mauro, Dall'Austro, all'Aquilon sin ch'al Ciel monti, Notando il tuo valor in bronZo, e in auro. Ma hora più dalli sacrati Monti Fama t'accresce, e preso hai un gran Thesauro Dal gran PASTOR, che fà tuoi giorni Conti: Hor coi miei spiriti pronti Ti dedico, e consacro est'Opra mia, Che la gradischi, acciò illustrata sia. ALLA SERENISS. D. MARGARITA ALDOBRANDINA Duchessa di Parma, e di Piacenza, &c. CELESTE Donna, anZi terrena Dea, Di cui l'alto Motor fe'l Mondo degno, Per dar à questa et à lume, e sostegno, Che de suoi raggi homai spenta cadea: Se ben più tardo assai, ch'io non dovea A riverirui, & adorarvi vegno, E quest'opra vi sacro, e questo ingegno, Che di donarla à VOI, il cor m'ardea; Farò quall'Huom, ch'à far lungo viaggio A gran dì move, onde per via s'affretta Ch'à fin del suo camin col giorno arrivi; Se pur occhio mortale in Divin raggio Fermarsi, ò dir potrà lingua imperfetta Di tante glorie, i preggi alteri, e vivi. VILLANELLA SOPRA IL FELICISS. PARENTATO DELLI SER.MI DUCA, E DUCHESSA DI PARMA, E DI PIACENZA, &c. NEL Vaticano un giorno Viddi un giardino illustre, vago, e adorno, Intorno alle cui rose, herbette, e fiori Givan scherZando i pargoletti Amori. Ove il Sommo PASTORE Piantò sei Gigli d'aZzurro colore; E per far che stian sempre freschi, e belli, A sei Stelle gli appoggia, e à tre Rastelli. E dan tanto odor quelli Alle sei Stelle d'oro, e ai tre Rastelli, Che felici saran sempre i sei Gigli, Le sei Stelle, e i Rastelli, & i lor figli. Ò quanto è al Mondo grato Questo sublime, e nobil Parentato, Ch'ogn'un canta di cor mentre s'inchina, Viva casa Farnese, e Aldobrandina. DIO vi mantenga, e il Cielo, E accreschi à ogn'un di Voi l'ardente Zelo, Acciò con santo, e con soave modo Viviate insieme in amoroso nodo. [caption 1] IL. SER.me DON RANUCCIO FARNESE DUCHA DI PARMA ET PIACENZA ET.C. [caption 2] LA SER.ma DONNA MARGHARITA FARNESE ALDOBRANDINA DUCHESSA DI PARMA ET PIACENZA ET.C. CELESTE GIGLIO BALLETTO IN LODE DELLI SER.MI SIG.RI DON RANUCCIO FARNESE, E D. MARGARITA ALDOBRANDINA, DUCA, E DUCHESSA DI PARMA, E DI PIACENZA, &c. IL Cavalieri, & la Dama, standosi all'incontro senza pigliar mano, come si hà nel presente disegno, faranno insieme gratiosamente la Riverenza longa di quattro battute di Musica, si come vi mostra la Sonata, con due Continenze brevi di due battute l'una, la prima dee farsi con il piè sinistro, la seconda con il piè destro; poi pigliando la man destra, faranno un Passo trangato col piè sinistro, & con l'istesso farà un Zoppetto, inarborando il piè destro, un Passo presto in aria col sinistro, e la Cadenza. Doppò faranno un Groppo col sinistro, due Passi in aria, uno con il piè destro, l'altro con il sinistro, con due Fioretti; lasciandosi cambiarano luogo, & faranno due Passi minimi volti à man sinistra, con due altri Fioretti, due Passi, & un Saffice, cioè, una Ripresa, & un Trabucchetto, voltandosi ambedue con il fianco sinistro per dentro. Doppò ciò fatto, si pigliaranno per la man sinistra, & faranno le medesime Attioni, & Moti per contrario, principiandoli con il piè destro. In prospettiva poi, si pigliaranno ambedue le mani, facendo due Continenze, come di sopra. Il Cavaliere lascierà la man destra della Dama, e si terrano per la man ordinaria, e con il far la Riverenza come la prima, gentilmente finiranno questo primo Tempo. Nel secondo Tempo, passeggiaranno con il fare un Passo trangato con il piè sinistro, & con lo stesso farà un Zoppetto, due Passi in aria, uno col destro, & l'altro col sinistro; poi faranno due Fioretti, due Passi, & un Saffice, principiandoli col sinistro; il medesimo faranno per contrario. Poi faranno due Passi innanzi, un Groppo, due Fioretti, due altri Passi innanzi, due Spezzati, due altri Fioretti, & un Saffice al lato sinistro; principiando però tutti i Moti con il piè sinistro. Faranno poi il medesimo per contrario, principiandoli con il piè destro; faranno anco due Passi Minimi, & un Spezzato; il medesimo faranno per contrario, & si lasciaranno: finalmente faranno due Seguiti scorsi à modo d'una S; & al fine ritrovandosi in prospettiva, uno andarà da un capo della sala, l'altro da un'altro capo, piegandosi alquanto per far'un atto di mezza Riverenza. Farassi la detta Sonata in Gagliarda. In questi quattro primi tempi di Gagliarda, faranno due Passi al lato sinistro, & un Trabucchetto, principiandoli con il piè sinistro, un Sottopiè col destro, & un Fioretto con il piè sinistro; poi faranno un Trabucchetto col destro, un Sottopiè col sinistro, & la Cadenza al lato sinistro. Poi faranno un Balzetto al detto lato sinistro, un Sottopiede col destro, calando subito il detto piede, faranno due Passi in aria presti, prima col destro, poi col sinistro, & poi col detto piè faranno due Fioretti, & con il piè sinistro che si troveranno haver in aria, faranno una mezza Riverenza, & con l'istesso faranno un Sottopiede, & la Cadenza. La medesima Mutanza torneranno à fare un'altra volta per contrario, principiandola col destro. Segue detta Sonata, in cui si fà mutatione, che sono otto Tempi di Gagliarda. In questi primi quattro tempi faranno due Seguiti ordinarii, uno col sinistro, l'altro col destro, pigliandosi per la mano destra, & al fin di detto Seguito piegheranno un poco le ginocchia, & si lasciaranno con basciarsi detta mano. Poi faranno altri due Seguiti scorsi, & si voltaranno à man sinistra, poi à man destra, facendo à modo d'una S, si come s'è detto di sopra, & uno andrà da un capo della sala, overo in altro luogo ove si ballerà, & l'altro da un'altro capo, ritrovandosi al fin del tempo in prospettiva con il piè sinistro in dietro, piegàndo un poco le ginocchia in quell'istante. A questi altri quattro tempi di Sonata, faranno la seguente Mutanza di quattro Tempi. In prima col piè sinistro faranno un Trabucchetto, un Sottopiè col destro, & un Fioretto col sinistro; il medesimo faranno per contrario, principiandoli col destro: poi faranno un Groppo, due Fioretti innanzi, due Passi presti in dietro, due mezze Riverenze à modo di tre battute di Campanella, un Sottopiè, & la Cadenza: tutti questi primi Moti li faranno col piè sinistro, & cosi la Cadenza, & hanno da restare con il detto piè innanzi, altramente sarebbe la Mutanza falsa, se ben fosse fatta à tempo del suono. Dopò si pigliaranno per la man sinistra, & torneranno à far la medesima Mutanza, & ritornaranno ogn'uno nel far la scorsa al suo luogo, principiandola però col piè destro. Poi finite dette Mutanze, fara no due Passi puntati innanzi, uno col piè sinistro, e l'altro col destro: dopò ciò fatto, si piglieranno per la man ordinaria, & con far le solite cerimonie, faranno la Riverenza longa. Questa Sonata farassi in proportione, in Tripla, à modo di Saltarello. Passeggiando, amendue faranno due Passi presti, un Groppo, due Fioretti, & un Spezzato innanzi, principiando ogni cosa con il piè sinistro; il medesimo faranno per contrario: poi si lasciaranno con fare due Spezzati volti alla sinistra, con due Fioretti innanzi, & un Saffice, cioè, una Ripresa, & un Trabucchetto, col fianco sinistro per dentro; il medesimo tornaranno à fare per contrario. Poi faranno due Fioretti, due Trabucchetti, dui Passi presti, & un Spezzato al lato sinistro, principiando ogni Moto di questi con il piè sinistro; il medesimo faranno per contrario. Dopò ciò fatto, hanno da fare un Trabucchetto, un Sottopiede, & un Fioretto al lato sinistro; il medesimo faranno per contrario: finalmente faranno due Spezzati fiancheggiati innanzi, con due Passi puntati; & al fine faranno la Riverenza breve. Alla Sonata del Canario. A questa Sonata del Canario, faranno otto tempi di Canario, sempre due per piede, cioè, due con il piè sinistro, e due col destro, & queste si torneranno à fare un'altra volta per piede: poi la Dama darà una battuta con amendue le mani à quelle del Cavaliere; il medesimo farà il Cavaliere alla Dama. Faranno poi un Passo puntato presto col sinistro, & mezza Riverenza col destro, toccandosi la mano destra in quell'istante; il medesimo faranno per contrario. Dopò si voltaranno con due Spezzati à man sinistra, & innanzi faranno due Passi presti, & un Saffice col fianco sinistro per dentro, principiandoli col sinistro; i medesimi faranno per contrario: per ultimo, faranno due Passi puntati Semibrevi, cioè presti, & si piglieranno gentilmente per la man'ordinaria, facendo le solite cerimonie; & col fare la Riverenza breve, finiranno à tempo del suono, questo vago, gratioso, & bellissimo Ballo. Celeste Giglio. [caption, left side] Questa minima la seconda volta và fatta semiminima. [caption under first line] Il fine della prima volta. [caption, left side] Il fine della seconda volta che comincia le riprese. [caption, left side] Canario DEL SIG. TORQUATO TASSO. Al Sig. Fabritio Caroso. COME ogni Rio l'honor col corso rende Al Mar; cosi del Ballo ogni dotta arte À costui fà; che col bel piè comparte Quanto il suo ingegno in carta ben distende. Più d'ogni spirto lui vede, e comprende Se miri come dolce à parte, à parte Di toglier l'armi, e la fiereZza à Marte Rinuova l'arte: e i cor ferisce, e incende. Ò fortunato; che sì altera guida Amor ti mostra, onde Tù poi te ingegni Hor col spron, hor col fren, mover Natura. E come l'arte à dar la vita ancida Mille anime in un punto hoggi Tù insegni, Ò nato in meglior'anni in tal ventura. DEL SIG. QUINTILIO ROMOLI. AL MEDESIMO. TU che guidi con passi hor presti, hor lenti, In nobil danZa vaga donna, e bella, Mentre la giri in questa parte, e'n quella, Fai che l'huom'hora speri, et hor paventi; Hor la fermi cortese, & hor consenti, Che via ne porti e l'una, e l'altra stella Quasi in fuga, portando accolti in ella Atti di sdegno, e mille strali ardenti. Amor qui ratto corre, e'n nuovo affetto Fra speranZa, e timor l'alma assicura, Sì ch'ogni moto osserva, e non sen parte. Qui ordisce inganni, e de qui il tempo fura, Mentre che'l Ballo rendi Tu perfetto, E fai, che ceda la Natura à l'Arte. DEL SIG. NICOLO CASTELLO. AL MEDESIMO. QUEL che con penne, e con vivi colori Fea mille morti ritornare in vita Mentre visse di questa mortal vita Infiammando mill'alme, e mille cori. La virtuosa schiera de Pittori Piange hora morto, & à pianger n'invita URBINO, e seco anchor gente infinita C'han del suo bel giardin sì vaghi fiori. À Voi Natura hà dato in sorte, e sete Vero Pittor d'immagini non finte, Cui far cento atti à vostre voglie fate. E sarete immortal, poi che non pinte Son le pitture vostre, anZi incarnate, Si che felice tener vi possete. DEL SIG. FRANCESCO GUGLIA. AL MEDESIMO. FRA tanti Mastri di ballar pregiati Tal vi mostrate di virtù sublime, Ch'à Voi si danno l'alte lodi prime Da spirti à fama sempiterna alZati. Beato, che con nuovi, rari, e grati Balli leggiadri, & amorose rime Voi colte havete le più alte cime, Schernendo i tempi, le fortune, e i fati. Ben può la vostra patria Sermoneta, Delle mortai Serene il canto udito, AlZarsi al par d'ogni mortal potere: Quanto alzarsi più ogn'hor deve, e più lieta Mostrarsi per FABRITIO alto, e gradito L'armonia giù dalle superne sfere. ALLI LETTORI. ALLA conversatione di questa nostra vita sono tanto necessarii gli honesti piaceri, & le recreationi dell'animo, quanto à quella i dispiaceri, e travagli sono pernitiosi. Onde per rimover da noi simil contrarii, ci sono state somministrate l'armonie, e i ginochi, & altre attioni dilettevoli, e gioconde; frà le quali hà luogo l'uso del Ballare, parte di non minor dilettatione, ornamento, & stima dell'altre; poi che nelle conversationi, & società humane eccita gli animi alle allegrezze, & quando quelli si trovano oppressi da qualche perturbatione, glì solleva, e ristora, e gli tien lontani da ogni pensiero noioso, e dispiacevole. Ne tal qualità è di poco ornamento; poiche è congionta con la Poesia, & con la Musica, facultà frà l'altre molto degna: & è parte di quella imitatione, che representa gli effetti dell'animo con movimento del corpo; oltre che conviene talmente à persona Nobile, che dove ella manca, s'attribuisce ad imperfettione, & biasmo notabile. Si fanno ancora nel Ballare acquisti di molte cose lodevoli, & honorate, che ne vengono in consequenza: perche si essercitano le forze del corpo, & si rende l'huomo agile, e destro, & si apprendono maniere grate in ricevere, & render cortesia, & honore, e tutti quelli portamenti che occorrono nelle creanze, & complimenti; & in somma aggiunge gratia, bellezza, & decoro a' riguardanti. E se l'eccellenza, e dignità delle cose si giudica dalla stima, in che elle sono, ò siano state: non è dubbio, che non pur'hoggi cominci questo essercitio ad esser' in conto; perche fù anchora stimato, & usa to appresso à gl'antichi, i quali non solo se ne servirono ne i trattenimenti Comici, e Tragici, ò feste publiche, ma anco nelli atti della loro Religione, & in dar honore à i loro Dei. Onde statuirono i Sacerdoti Salii in rappresentare gl'affetti dell'animo; & à questi nostri tempi ogn'un sà in quanto prezzo sia appresso i Signori, & Cavalieri. Hora havendo io già consumato anni cinquanta in questa professione, & considerato, che il ridurre sotto determinate Regole il Ballare, & assegnare la varietà de i Balli gravi, Balletti, del Ballo della Gagliarda, delle Cascarde, del Passo mezzo, di Tordiglione, di Pavaniglia, & del Canario, sarebbe stata cosa grata à qualunque persona, che di ciò fosse desiderosa; per questo hò voluto fare, si come fà l'Orsa, che nel partorire ella fà un pezzo di carne, cosa che non fanno gli altri ani mali rationali, & irrationali; onde con tanto leccarlo con la lingua, & asciuccarlo con i peli delle mani, dove era mostro, & imperfetto, lo reduce à perfettione: Tal'hò fatto io, con l'immitare, & disrugginare il mio ingegno, & studiare notte, e giorno, dove che la prima mia opera, che tant'anni sono hò messa à luce, l'hò corretta con Regola terminata, & con vera Theorica, si come in quest'altra mia chiaramente ve lo dimostro, che dove quella era imperfetta, hoggi questa l'hò ridotta à vera perfettione. Per tanto mi sono affaticato à dare in luce il presente volume, più tosto per compiacimento, & servitio di quelle, che per desiderio, ch'io n'havessi di conseguirne alcuna gloria. Godinlo hora, & se ne vagliano quei spirti più Nobili, a' quali fia più aggradito; ch'io da loro maggior contento non potrò ricevere, che l'udire essi dalle mie fatiche haverne qualche buon ammaestramento, & dilettevole recreatione ritratta. Però, col desiderare ch'ogn'animo Nobile, & Illustre se ne faccia possessore, resto pregandovi da Nostro Signore Dio ogni contento. DELLA NOBILTA DI DAME, Del S.r Fabritio Caroso da Sermoneta, LIBRO PRIMO, Nel quale s'insegnano le Regole d'apprendere i belli atti, i gratiosi movimenti, e l'honorate creanze, che si aspettano sì à i Cavalieri, come alle Dame nell'arte del Ballare, & anco fuori del Ballo, ridotti à vera Regola, & perfetta Theorica. Quali & quanti siano i nomi di tutti gl'atti, e movimenti, che intervengono in ogni sorte di Balli, & come si debbon fare. DOVENDO io trattare dell'arte del Ballare, sì delle Basse, come de i Balletti, & d'altre sorti di Balli, sì all'uso d'Italia, come à quello di Francia, & di Spagna, & insieme delle creanze ch'in essi intervengono, da nessun'altro sin'hora trattata: VIRTU tanto lodevole, & necessaria, & che rende & può rendere ornato ogni Principe, & Principessa, ogni Signore, & Signora, ogni Cavaliere, e Dama, ogni Gentil'huomo, & Gentildonna, & ogn'altro ben nato, & creato Huomo, Donna, Giovane, & Donzella: m'è paruto convenevole, prima ch'io venghi alla narratione delle Regole, il dimostrare la varietà de' nomi, ch'io soglio attribuire à ciascun de gli atti, & de movimenti, che possono intervenire à tutte le sorti de Balletti, e del Ballo alla Gagliarda, & al Canario; acciò che da ogn'uno nel progresso del mio ragionamento io possa più facilmente esser'inteso. Sappiano i benigni Lettori dunque, che questi sono li nomi. Tre sono le sorti delle Riverenze. Riverenza grave di sei battute di Musica, & questa và fatta in Bassa, & Alta, & à Tordiglione. Riverenza lunga, e questa và fatta in quattro battute perfette, & và à i Balletti. Riverenza breve di due battute, questa và fatta alle Cascarde, alla Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna. Quattro sono le sorti delle Continenze. Continenza grave da farsi à tempo di sei battute, e questa và fatta à Bassa, & Alta. Continenza semigrave di tre battute, e questa và fatta similmente à Bassa, & Alta, & à Tordiglione. Continenza breve di due battute, questa và fatta alle Basse, & à i Balletti. Continenza semibreve d'una battuta, questa và fatta à Pavaniglia, & à Gagliarda di Spagna. Tre sono quelle de Passi pontati. Passo puntato semigrave di tre battute di Musica, e questo và fatto à Bassa, & Alta. LIBRO PRIMO. 5 Passo puntato breve di due battute di Musica, e questo và fatto alle Basse, & à i Balletti. Passo puntato semibreve d'una battuta, e questo và fatto alle Cascarde, alla Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna. Cinque sono le sorti de Passi. Passo grave, cioè semibreve d'una battuta per passo, e questo và fatto alle Basse, & à i Balletti. Passi presti d'una battuta tripla presta per passo, e questi van fatti alle Cascarde, & alla Gagliarda. Passi larghi fermati alla Gagliarda. Passetti in aria alla Gagliarda. Passo Trangato, e questo và fatto al Conto dell'Orco. Dodici sono i Seguiti. Seguito doppio di quattro battute, da farsi à Bassa, & Alta. Seguito spezzato grave à Tordiglione, di tre battute. Seguito ordinario, cioè breve di due battute, e questo và fatto alle Basse, & à i Balletti. Seguito semidoppio di due battute, e questo và fatto al Furioso, & al Ballo del Fiore. Seguito Tranghato di due battute triple, e questo và fatto al Conto dell'Orco. Seguito finto di due battute, da farsi à i Balletti. Seguito spezzato, da farsi alle Cascarde. Seguito spezzato finto, da farsi similmente alle Cascarde. Seguito scorso, da farsi alle Basse, & à i Balletti. Seguito battuto, da farsi al Canario. Seguito doppio, similmente da farsi al Canario. Seguito spezzato schisciato, da farsi anch'egli al Canario. Quattro sono i Doppi. Doppio grave all'Italiana. | Doppio grave alla Spagnuola. |- Da farsi alle Basse, & à i Balletti. Doppio grave alla Francese. | Doppio breve, da farsi alle Cascarde. Due sono i Trabucchetti. Trabucchetto breve. | Trabucchetto semibreve. | Questi vanno fatti ad ogni sorte di Balli. Quattro sono i Fioretti. [col1] Fioretto ordinario. Fioretto fiancheggiato. [col2] Fioretto à piè pari per fianco. Fioretto battuto al Canario. Tre sono le sorti de Salti. Salto tondo in aria, e questo và fatto alla Gagliarda. Salto riverso, e questo similmente và fatto alla Gagliarda. Salto del Fiocco. Sei sono le Capriole. Capriola in terzo. Capriola in quarto. Capriola in quinto. Capriola spezzata in aria. Capriola intrecciata. Mezza capriola in aria. [bracketing lines above] Tutte vanno fatte alla Gagliarda, alla Pavaniglia, & à Tordiglione. Altri movimenti con nomi tutti diversi. Balzetto à piè pari, e spari, e questa và fatto alla Gagliarda, & alla Pavaniglia. Battuta di piè al Canario. Cadenza, & Sommessa di piede, e queste van fatte alla Gagliarda, & à Pavaniglia. Cambio, over Scambiata, e questa và fatta alla Gagliarda. Campanella, e questa và fatta similmente alla Gagliarda. Cinque Passi in Gagliarda. Corinto, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde. Costatetto, e questo và fatto alla Gagliarda. Dattilo, e questo và fatto à i Balletti. Destice, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde. Groppo, e questo và fatto à i Balletti, alle Cascarde, & alla Gagliarda. Molinello, e questo và fatto alla Gagliarda. Pirlotto in terra, overo Zurlo, e questo và fatto alla Gagliarda. Punta, e Calcagno, e questi van fatti alla Gagliarda. Recacciata, e questa và fatta alla Gagliarda, alla Pavaniglia, & à Rosa Felice. Ripresa sotto piede, e questa và fatta alla Gagliarda, alle Cascarde, & à i Balletti. Ripresa trita, e questa và fatta alla Gagliarda. Saffice, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde. Schisciata al Canario. Spondèo, e questo và fatto à i Balletti. Trango, e questo và fatto al Ballo chiamato il Conto dell'Orco. Tremolante, e questo và fatto ad ogni Ballo. Trito minuto, e questo và fatto alla Gagliarda. Zoppetto innanzi, e questo và anch'egli fatto alla Gagliarda. Zoppetto per fianco, & questo similmente và fatto alla Gagliarda. De quali nomi tutti tratterò à suoi luoghi di Regola, & come i detti debbono impararsi, & imprimere nella memoria; perche con più facilità ciascuno à suo piacere, hor questo, & hor quell'altr'atto, & movimento nominando, & tutto à tempo facendo, possa insieme, & della qualità del nome, & del vero effetto di esso farsi eccellente possessore. DIALOGO CHE FA IL DISCEPOLO COL MAESTRO. Come, & con che Regola debbon sapersi i nomi de movimenti: & perche ragione si chiamano cosi, & come si vogliono fare. D. DITE MI di gratia Sig. Maestro, s'io volessi hora far'un Ballo, qual principio, & qual moto hò da fare? & con che Regola? M. H'ai da sapere, caro il mio Discepolo, ch'il principio, e il moto d'alzar il braccio destro questo è il primo moto: il secondo pigliar con la stessa mano la berretta, ò il cappello, che harai in testa gentilmente per l'orlo, ò giro; & poi questo fatto, stenderai il braccio col tener la predetta berretta, ò cappello volto alla coscia destra; si come ti dirò nella regola dove si tratta del cavar la berretta. D. Questo cavar di berretta, ò cappello, che significa egli? & per qual ragione si cava egli più con la man destra, che con la man sinistra? dicamelo di gratia. M. Il cavarsi la berretta, od il cappello, figliuolo, mio, sappi, che non significa altro, che honorare quella persona, la quale hai animo di honorare, & questo è l'honor che le si fà, atteso che se le scopre la più degna, & la più nobil parte che habbia l'huomo, & per questo deve esser cavata con la man destra, perche è più atta d'apprendere, & pigliar ogni qualunque cosa, atteso ch'ella è più degna, & più nobile della man sinistra. De diversi modi, che si usano sì nel cavarsi la berretta, come nel tenerla in mano, dopò cavata: & quale sia il più vago, & più usitato. REGOLA PRIMA. D. SIG. Maestro mio, le dico, che molto m'hà sodisfatto U.S. con havermi assignate cosi efficaci, & autentiche ragioni. Di gratia ch'ella mi dica, dopò che m'haverò cavata la berretta, ò il cappello, che m'hà già detto, che significa quell'honore, che si dee fare al suo Maggiore, che regola hò da tener in cavarmela? M. Perche frà gli effetti, che più importano, caro figliuol mio, & che prima ne i Balli intervengono, (nell'uso delle belle, & honorate creanze) il cavarsi della berretta, ò il cappello tien'il primo luogo, come quello, che fù trovato da gli huomini per honorarsi, & riverirsi l'un l'altro, anco fuori de i Balli. Hor prima che veniamo alla dimostratione de gli atti, e de movimenti nominati, ti voglio alcune cose sopra questo effetto discorrere. Varie dunque, come tutto dì veggiamo, sono le maniere, che si costumano, sì nel cavarsi la berretta di testa, come nel tenerla in mano dopò cavata. La onde alcune sono biasmevoli, & alcune lodevoli; biasmevol'è il cavarsi la berretta sia di velluto, ò di teletta, ò d'ormesino à man piena, ò pren derla per lo giro, ò per l'orlo, che vogliam dire; & quella, che si costuma, & che s'usa col tenerla in mano dopò cavata col braccio retirato, & quello volto col fondo della berretta in sù, ò dinanzi; ò col braccio disteso, & col fondo verso la parte dinanzi, ò verso quella di dietro, son tutte maniere poco lodevoli. Conciosia che, se l'huomo tien'il braccio retirato, & la berretta volta col fondo in sù, sembra uno di quelli poveri struppiati, che vanno accattando l'elemosina; se anco lo tiene disteso, & col fondo della berretta volto verso la parte dinanzi, ò quella di dietro, dimostra alle persone dinanzi, ò à quelle di dietro, il sudore, che suol'essere attaccato à gli orli della berretta, non potendo ogn'uno portarla sempre nuova: & in qualunque di questi modi, viene à fare sconcia, & schifa la vista de riguardanti. Onde per cavarsela di testa, & per tenerla in mano dopò cavata con quella maggior gratia, & bellezza, che altrui possa rendere ornato; fia bene prendendo la berretta, ò cappello gentilmente per lo giro di essa, ò per la falda del cappello levarsela di testa, & calando ben giù il braccio destro; avertendo però che cavata, che l'hà non faccia finta di baciar detta berretta, nè men la porga innanzi à quella persona à chi la cava, atteso che fà, si come hò detto di sopra, schifa vista à colui à cui vien cavata, & anchora à riguardanti: ma si dee ben tenerla volta col fondo verso quella parte della coscia, che si sarà cavata, & con la man sinistra fingersi di ba sciarsela; e per esser quella la man del cuore, si dimostra l'atto esser cor diale: atteso che in questa maniera facendo, oltre che farà bella, & gratiosa vista à riguardanti, si verrà egli anchora à fuggire ogni nota di vitio, che in alcun de i primi modi detti potesse esserle opposto. D. Dopò cavata, che haverò la berretta, ò cappello, volendo far'un Balletto con una Dama, che cosa hò io da fare prima, che cominci il Ballo? M. Prima che tu venghi al moto di pigliar la Dama, bisogna, cavata la berretta con la man destra, la dei subito porgere alla sinistra; dopò farai finta di baciarti la tua man destra, non arrivandola però alla bocca, et ella farà il medesimo: allhora tu la piglierai per la mano ordinaria, verbi gratia, il Cavaliere con la sua man destra piglierà la man sinistra della Dama; & queste sono le mani ordinarie: poi ciò fatto, farai la riverenza; & questo è quanto che hai da fare prima che tu cominci il Balletto, perche col cavarsi la berretta si honora colei, & con farli la riverenza si riverisce. D. Dicami di gratia, donde è deverivato questo nome di Riverenza? M. Dal riverire è derivato questo nome, perche con humiliarsi un poco con la vita, & tirar'indietro il piè sinistro, piegando un poco le ginocchia, riverisce quella persona, à cui fà quella riverenza. D. Con qual piede dee ella esser fatta, col piè destro, ò col sinistro? M. Ti dico, che sempre deve farsi col piè sinistro. D. Perche più col sinistro, & non col destro, atteso che poco prima U.S. m'hà detto, che nel cavar la berretta, si deve cavar con la mano destra, perche è più nobile, che la sinistra; di gratia ch'ella mi di chiari questo dubbio? M. Per queste ragioni si deve far la Riverenza col piè sinistro prima, perche il piè destro è la fermezza, & la stabilità della persona; però essendo la fortezza d'essa, bisogna ch'il moto sia fatto col piè sinistro, perche è più debole del destro: & questa è la prima ragione. La seconda è, che si riverisce quella persona di cuore, à cui hai animo di far riverenza; & essendo il piè sinistro membro, che risponde alla banda del cuore, per questa ragione bisogna sempre si faccia col piè sinistro. Hora vengo à risolverti sei dubii. Il primo moto è l'al zare, ò mano, ò piede, & fine ipso factum est nihil. Il secondo è con la man destra honorare, e pigliare, e col piè destro fermare, & adorare; & si vede per isperienza ad ogni persona, che cava la berretta, che sempre la cava con la man destra, eccetto se quel tale non fosse mancino, overo d'altra cagione impedito, che è contra natura. Et parimente vedrai in Chiesa ogn'uno ingenocchiarsi prima col destro, perche è più stabile; & s'un Cavaliere vorrà montare à cavallo, si fermarà col piè destro in terra, perche è più stabile, e forte; & col piè sinistro, ch'è più debole fà il primo moto à por'il piè nella staffa. Eccoti dunque risoluti i dubii delle parti, & de membri destri. Hora veniamo à i membri sinistri. Fermerai la tua spada con la man sinistra, & con la destra la piglierai. Volendo tu tagliare con la man destra pane, ò sia che si voglia, fermerai prima la cosa, che vuoi tagliar con la man sinistra. Volendo caminare, & fare il primo moto del passo, et ogn'altra cosa, si vuol fare col piè sinistro, perche è più debole, si come t'hò detto di sopra. Et il riverire parimente sempre col piè sinistro. Di modo, che l'honorare, il pigliare, e l'adorare si faranno con le membra destre: il fermare, il caminare, & il riverire sempre si faranno con la membra sinistre; & cosi pari pari le tre attioni son divise da i tre movimenti: & questa è la regola, che tu hai da tenere. Delle Riverenze, e prima della Grave fatta in sei battute. REGOLA SECONDA. D. NON hò Sig. Maestro mio mai da persona alcuna altra inteso tale ammaestramento, ch'ella m'hà dato; le dico certo, che m'è piaciuto oltre à modo; però non vorrei, che vi fosse restato di spianarmi un cosi fatto dubbio, per quanto hò caro la mia vita; onde la prego, che mi dia una regola, come debbe far la Riverenza grave. M. Sappi, caro il mio discepolo, che la regola di far la Riverenza grave, la quale và ad un Ballo chiamato Bassa, & Alta, & ad un'altro Ballo detto Tordiglione, si fà nel tempo di sei battute, tenendo ben distesa la vita, & le gambe, con la metà del piè sinistro più innanzi del destro, tanto che la punta del detto piè destro sia al diritto paro del vano del piè sinistro, lontano l'un piè dall'altro quattro dita in circa; avertendo, che le punte de'piedi stieno ben diritte, & volte in prospettiva alla Dama, od à qualunque altra persona, che la farai, sia ballando, ò fuor de balli, e pon mente di non fare, come generalmente fanno tutti, che l'un piede mira à Sirocco, & l'altro à Tramontana, che paion, che habbiano naturalmente i piè storti, & questo genera bruttissima vista. Ma perche questa Riverenza non si fà se non solo à questi due Balli, bisogna, che nel principio delle sonate loro tu alzi un poco la punta del piè sinistro, che troverai haver innanzi, e poi lo tiri per dritta linea in dietro, al tempo di due battute di Musica, dopo averti, che nel tirare in dietro il piè sinistro, sia la punta sua al paro del calcagno del destro, tenendolo spianato in terra, e non punto elevato dalla parte del calcagno; & che non la facci con la punta del piè, nè meno lo tiri troppo indietro, nè l'allarghi, come sogliono fare certi, i quali con allargar troppo le ginocchia, paion che vogliono orinare, nè men bisogna incrocechiar il predetto piè dietro al destro, perche tutte queste maniere fan bruttissima vista à circostanti. Poi ciò fatto, piegherai un poco le ginocchia gratiosamente, & alzerai il calcagno del piede sinistro; & nel tirare indietro il piede, tirarai un poco indietro la vita, allargando alquanto le ginocchia, & nel piegarle con la testa sempre alta; & à questo bisogna vi corrano altre due battute di Musica. Nel terzo, & ultimo tu dei alzarti à tempo d'altre due battute, tornando pure il piè sinistro con la punta al vano del piè destro, acciò possa egli succedere à fare il moto delle due Continenze; & in questo modo hà da farsi la Riverenza grave, divisa in sei battute: avertirai di non far detta Riverenza volto con la prospettiva à circostanti, con salutarli, si come si soleva già fare, ò con qual si voglia altra persona fuor del Ballo, perche in quel modo par che si disprezzi la Dama con cui si balla, & questo uso è restato à gli Hebrei. Però con ogni effetto si deve sempre honorare, & riverire quella persona la qual tu intendi d'honorare, & di riverire, & fuggire il moto fatto à quell'altra maniera: e sempre tutte le Riverenze si debbon fare col detto piè sinistro, perche quella è la porta d'entrare nel Palazzo, & è la medesima che si vuol tenere in uscirne. Cosi quando tu, od altri, che si metterà à fare questo Ballo, il comincierà con la Riverenza grave, & deve con quel piè, & con quella gravità, e misura finirlo; e'l simile si dice se la farà lunga, ò breve, percioche facendo altrimente sarà falso il Ballo. Della Riverenza Lunga. REGOLA TERZA. D. COME bisogna farsi la Riverenza lunga, & perche cosi si chiami desidero che me ne facciate capace. M. Si chiama questa Riverenza lunga, perche và lunga, & questo nome d'una lunga nella Musica è di quattro battute, & perciò lunga vien nominata. Volendola poi fare hai da tenere il medesimo modo; & il medesimo ordine, che s'è tenuto nel far la Riverenza grave; nel primo tempo della battuta tu alzerai un poco il piè sinistro; alla seconda battuta lo tirerai indietro; alla terza piegherai gratiosamente un poco le ginocchia, alla quarta battuta tornerai il piè sinistro con la punta verso il vano del piè destro, alzando con gratia la vita: & in questo modo và fatta questa vaga Riverenza, & per questa ragione si chaima lunga. Della Riverenza Breve. REGOLA QUARTA. D. DEH non v'incresca dirmi per qual cagione la breve cosi venga nomata, & donde derivata sia. M. Per compiacerti, dico, che questa Riverenza per questa cagione vien cosi chiamata, perche una breve nella Musica è di due battute, & spartendole queste due battute, se ne fanno quattro preste; & in una di quelle alzerai un poco il piè sinistro; nella seconda lo tirerai indietro; nella terza piegherai un poco le ginocchia; nella quarta battuta t'alzerai, & unirai il piè nel modo dell'altre Riverenze, che sia fatta à tempo di detta sonata: e questa và fatta alla Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna. Mi resta hora à dimostrarti il modo di far la Continenza grave di sei battute. Il modo da farsi la Continenza Grave di sei battute. REGOLA QUINTA. D. SIG. Maestro, desidererei saper da U.S. donde è derivato questo nome di Continenza, acciò accadendo à disputare, io ne possa render ragione à chi disputasse meco, di tutti i moti, & di tutte le attioni, che farò; & insieme dichiararmi, come vadi fatta; vi prego à non mancar di farmi questa gratia. M. Mi piace, che tu mi venghi movendo ogni hor novelli dubbi, però dei saper, che questo nome di Continenza, deriva da questa ragione, che ti vò dire, cioè che nel movimento di far questa Continenza ci si contiene tutta la gratia, e tutto il decoro di tutti gli atti, & di tutti i movimenti, che si richieggono nell'arte del Ballare, & è sommamente necessario il sapere come vadi fatta, tanto al Cavaliere, quanto alla Dama. Però avanti, che tu la vogli cominciare à fare, bisogna che tu alzi un poco il piè sinistro, & l'allarghi al lato sinistro, discostando l'un piè dall'altro quattro, ò cinque dita; & prima che il muovi, hai da piegare un poco il fianco sinistro, ponendo ben mente di tener la testa diritta, & che non cali giù la spalla sinistra, ma solo gli dii un cenno di gratia; & in dar quella gratia à quel moto, cosi il Cavaliere, come la Dama, che il farà, oltre che in essa consiste ogni cosa, si pavoneggia, & se ne contiene; perche da questo suo movimento, tutti gli altri sussequenti convien che pigliano da lui quell'atteggiare, & quella gratia, che questa nobile arte richiede; & in questo consiste il decoro di coloro, che ballano: però da questo contenerse, è derivato questo nome di Continenza. Hora ripigliando il nostro dire, dico, che in volerla fare, allargato che havrai il piè sinistro, si come di sopra hò detto, con far quella gratia, innanzi che unirai il piè destro al pari del sinistro, te intertenerai cinque battute, & alla sesta unirai il destro, & nell'unitlo dei in giù con la persona alquanto piegarti, alzandoti poi gratiosamente, pavoniggiandoti un poco verso quella parte alla qual'ella si fà; ilqual'effetto si suol fare con alzarsi alquanto con le calcagna, & subito calarle al tempo del suono; cosi si finisce la Continenza: & non fare, come altri sogliono, i quali tralasciando di pavoneggiarsi con quella gratia di calarsi un poco poco, & d'alzarsi con le calcagna, paiono spiritati quando si scongiurano: & alcun'altri la soglion fare con allargar al primo movimento, che fà il piè sinistro, tanto discosto dal destro, che pare propriamente, che quel tal voglia orinare; & unendo poi il piè destro à piè pari, il cui modo è assai sgarbato, & asciuto, quando ben'egli si facesse à tempo, & con misura; però è da esser schifato. Per tanto questa Continenza grave si dee fare di sei battute ordinarie di Musica, & bisogna dividerla nel farla, si come hò di sopra detto, & in questa maniera và fatta, & cosi si deve chiamare; & questo vò che mi basti per insegnarti questo movimento. Adunque passerò à ragionarti della Continenza Semigrave. Come si dee fare la Continenza Semigrave. REGOLA SESTA. D. DESIDEREREI intender la ragione, perche hoggi non chiamiate questa Continenza Ordinaria, si come haveva U.S. detto nella sua prima opera, & perche hora le piaccia di chiamarla Continenza Semigrave, & donde habbia questo nome? M. Io son contento, però ascoltami, si suol dir per proverbio, che quanto più l'huomo stà nel mondo, tanto più impara. Et nelli Proverbi di Salomone, egli si vede in stampa di rame, che andava in carrucula, perche non poteva più caminare, perciò andava à modo d'un putto d'un'anno, ch'essendo egli vecchissimo d'età di tanti, e tanti anni, gli piaceva imparare, però diceva: Dum pedes usque ad foveam teneo, oportet me discere. Il che in nostro volgare viene à dire: Io son vecchissimo, & hò l'un piede nella fossa, & pure io desio d'imparare. Però ogn'un dee pigliar essempio da lui, conciosia cosa, che sin'alla morte ogn'un deve imparare. Che se dormendo vol'esser da poco, Prendon di lui le scimie sesta, e gioco. Si che dico, ch'io non sapevo allhora tanto di questa professione quanto hora, che hò dirugginato il mio cervello, però l'hò ridotta à vera Regola, & perfetta Theorica; & la dimandava Continenza Ordinaria, perche era ordinariamente fatta in quel modo nelle Basse, & ne i Balletti. Hora havendo più studiato, son venuto à conoscere, che si deve chiamare Continenza Semigrave, perche bisogna dividerla à tempo di tre battute ordinarie di Musica; & per questa cagione si dimanda Continenza Semigrave, perche è la metà meno della Grave; & è di mestieri, che quelli che la farà, la faccia con i modi, & con gli atti di sopra dimostrati. Ma passerò hormai à ragionarti delle Continenza Breve, & Semibreve, & donde derivino. Delle Continenze Breve, & Semibreve. REGOLA SETTIMA. D. IO prego U.S. che mi voglia dire perche queste due Continenze, l'una la domandi Breve, & l'altra Semibreve. M. Io son contento, però dei sapere, che la Breve si dee fare con quelle gratie, & modi, si come t'hò nell'altre detto; ma questa hà d'esser fatta à tempo di due battute di Musica perfette, ch'è una Breve, la qual và fatta alla maggior parte de i Balletti; e per questa ragione si domanda Breve. Hora venendo à dirti della Semibreve, ella và fatta con il medesimo ordine, ma però divisa in una battuta, & per questo si chiama Semibreve, ch'è la metà meno della Breve. Et quì fò fine di parlarti delle quattro Continenze, & passerò à trattare del Passo Puntato Semigrave. Del Passo Puntato Semigrave, e come si debba fare. REGOLA OTTAVA. D. INTORNO à questo Passo trovo, (Sig. Maestro mio) che nella prima opera vostra diceste Puntata, & non Passo Puntato; à me certo pare, che rimoviate cosi i nomi, come i Balli tutti sottosopra: dicami di gratia, con che ragione si sia mossa à ciò fare, & perche lo dimandi Passo Puntato, & non Puntata, come prima si dimandava. M. Il dichiararti questo dubbio, figliuol mio, se mi presterai l'orecchie, ti piacerà via più di qual si voglia dubbio, ch'io t'habbia anchora spianato. Dei dunque sapere, che il nome di questo Passo Puntato è derivato da quattro ragioni, cioè s'un Cavaliere, over Dama farà un passo, non si fermerà mai con quello cosi sbarrato, come ad alcuni male insegnati si vede spesso fare, perche non v'è stabilità alcuna, si come si prova, perche s'un passeggia, ò (per dir meglio) camina, se farà un passo col piè sinistro, il piè destro, ch'è sussequente, convien che s'alzi alquanto il calcagno d'esso, & con ragione non può fermarsi; ma se farà in questo modo, come ti mostro, che dopò che havrà fatto co'l piè sinistro un passo, bisogna che aggiunga al suo pari il destro; & questo ben ci dimostrò l'immortal Poeta Ovidio ne suoi versi, perche si dimanda quell'unione de piede Cesura, conciosia cosa, che ad un suo verso Pentametro nello scandere ponga prima un Dattile, poi uno Spondèo, & ultimamente una Cesura, & quiui si ferma un poco; & per questo fermiarsi hà pigliato questo nome di Passo Puntato. La seconda ragione è, che s'alcun vuole scrivere, finito ch'egli hà il suo concetto quiui fà Punto. Et chi legge, dove vede il Punto vi si ferma un poco, & quiui prende il fiato in restando di leggere; & per questa ragione anchora si dimanda Puntato. La terza ragione è, che parlando del vulgo, vediamo, che quando uno camina, over passeggia, alcune fiate fermarsi, & chi riguarda dice, ò giudica, che quel tale ad alcuna cosa fissamente pensa, per vederlo fermato, ch'è come haver fatto al suo caminare Punto, onde potrebbe dire, egli s'è Puntato: & se saran due à passeggiare, quando si fermano, s'appuntano, per conchiudere il concetto del loro ragionamento. L'ultima ragione è, si come ogni dì si vede, in animale, ò cavallo restio, il qual veggendo alcuna cosa, che gli faccia ombra, non segue il suo camino, ma si ferma con i piedi tutti pari, & non dispari; & colui, che il vede à quella maniera fermato, dice, Ò quella bestia s'è appuntata. Da queste ragioni adunque si deve chiamare Passo Puntato, & non Puntata. Hora veniamo al modo come questo si vuol fare, & diciamo, che questo Passo Puntato Semigrave, si usa fare nella Bassa, & Alta, & non ne i Balletti, & si fà con tre battute ordinarie di Musica, & però si dimanda Semigrave; & prima che si muova il piè sinistro, faccia il movimento del fianco, pavoneggiandosi alquanto; (si come hò detto nel far la Continenza) fatto poi questo gratioso movimento del fianco, farà un passo innanzi col medesimo piede, spingendolo però tanto innanzi, che passi col suo calcagno alquanto la punta del piede destro, & la larghezza sia distante quattro, ò cinque dita dal medesimo piede, & poi fermandosi alquanto, cioè, come sarebbe un sospiro, il che si dee fare nella prima battuta, e poi moverà il piè destro pavoneggiandosi, & il congiungerà al piè sinistro, chinandosi un pochetto con la persona, & poi alzandosi con gratia, come si hà nella Regola di far la Continenza. Eccoti dunque, figliuol mio, spianato il tuo dubbio, perche hora chiamo Passo Puntato, & non Puntata. Hora discorrerò sopra i Passi Puntati Brevi, & Semibrevi. Che cosa siano i Passi Puntati Brevi, & Semibrevi. REGOLA NONA. D. VI prego, caro Sig. Maestro, mi dichiariate come van fatti questi Passi, & ditemi anco perche non gli chiamate più Puntata, come prima. M. Ti dico, che prima nell'altra opera mia, certo gli faceva chiamare Puntata; hoggi nomino il primo Passo Puntato Breve, perche egli và fatto à tempo di due battute perfette di Musica, che fà una Breve; & da questo hà preso il nome di Passo Puntato Breve. Il Semibreve, si chiama in questo modo, perche và fatto à tempo d'una battuta, la quale è Semibreve, la metà meno della Breve, & da questa ragione hanno pigliato questi nomi. Hora ti mostrerò come li dei fare; in prima alzarai un poco il piè sinistro, & farai un passo à tempo d'una battuta di Musica, dopò moverai il piè destro, & il metterai al vano del sinistro, calandoti un poco col mettere che'l farai, & poi subito alzarai le calcagna un poco; & questo moto sia fatto à tempo d'un'altra battuta, & al fin in quell'instante gratiosamente lo calerai. Il Passo Puntato Semibreve, lo farai col medesimo ordine, ma à tempo di due battute triple; quale due è una Semibreve: & averti, che sempre quel piè che tu unirai al pari, quello harai da movere, & questo ti basti de i Passi Puntati. Hora discorerotti sopra i Passi Naturali Semibrevi. Il modo d'imparare i Passi Naturali Semibrevi. REGOLA DECIMA. D. PER qual cagione fatte chiamare (Signor Maestro) hora questo nome di Passo Naturale, & non di Passo Grave, come diceva prima, & dicami di gratia donde sia derivato. M. Hor hora ti vengo à solverti questo dubbio; ti dico, che questo Passo ci è dalla propria, natura insegnato, come tutti veggiamo, quando una Balia, od una Madre, che azzinano, overo allatino un putto, ò putta, pervenuto ch'egli sia al settimo, overo all'ottavo mese, lo incomincierà à vestire, & vestito che sarà, lo metterà in terra con amendue i piedi, & lo terrà sotto le braccia, ò maniche del vestito, onde il primo moto che farà, sarà d'alzare il piede, & poi da se l'appianerà in terra; & questo si chiama un passo. Dopò con l'altro piede, che havrà indietro, farà il medesimo caminando innanzi, & questo già non gli lo impara la Balia, nè men la Madre, atteso che la natura da sè gli fà fare detti moti, & non le predette donne, si come gl'imparano il parlare; & per isperienza, poni il detto putto in una carrucula, vedrai che da sè caminerà. Et però questo moto si può chiamare legittimamente Passo Naturale, & da quì è derivato. È Semibreve, perche và fatto à tempo di una battuta Semibreve; & detti Passi vanno fatti al Passeggiare alle Cascarde, & altri Balli, & anco fuora del Ballo al Passeggiare. Et però questo per hora ti dee bastare, havendoti dechiarato questo dubbio. Passerò oltre à dechiararti come debbon farsi i Passi Minimi. Il modo da farsi i Passi Minimi. REGOLA XI. D. VORREI, che mi dichiaraste la maniera da fare i predetti Passi. M. Il modo, & la Regola d'imparare à fare detti Passi Minimi è questa; in prima alzarai il piè sinistro à tempo d'una Minima, che è mezza battuta, & poi lo spingerai innanzi, come appunto s'è detto della Puntata Semibreve, avertendo di non farlo troppo sforzato; poi succederà il destro, che sarà indietro, & lo sporgerai innanzi, si come hai fatto col sinistro, & sempre pavoneggiandoti con gratia, & con vaghezza, accompagnandoli alquanto con la persona; avertendo d'alzar la punta del piè, quando farai quel moto dell'alzare, atteso che ci dà più gratia, perche si stende più il ginocchio di quel piè, e fà bellissima vista; & anco di portar le punte de i piedi diritte, & non come alcuni fanno, che una punta de piè mira à Levante, & un'altra à Ponente; & per questa ragione è necessario ad ogni persona imparare il ballare, se non per altro, solo per il saper passeggiar bene, acciò sia aggradito, & non deriso da chi lo vede passeggiare. Hora tratterò come si debban far i Passi Minimi alla Gagliarda. De i Passi Presti alle Cascarde, & alla Gagliarda, chiamati Minimi. REGOLA XII. D. SEGUITE dunque, perche volontieri v'acolto. M. Questi Passi, che soleva chiamar prima Presti, hora voglio, che si chiamino Minimi, perche ogn'un và à tempo d'una Minima, che nella Musica vale mezza battuta, & per questo si chiamano Minimi. Il modo di farli è, che tu seguiti ciò che t'hò detto nella Regola del Passo Semibreve. Hora ti dichiararò come debbon farsi i Passi larghi fermati alla Gagliarda. Il modo, come debbon farsi i Passi larghi fermari nella Gagliarda. REGOLA XIII. D. DESIDERO che mi diciate come detti Passi larghi vadino fatti. M. I passi larghi fermati nella Gagliarda si fanno tirando il piè sinistro un poco più indietro al calcagno del destro, & per larghezza lontano dal destro intorno à quattro dita, col piegare, & allargare gratiosamente alquanto le ginocchia: il medesimo s'havrà da fare col piè destro à modo di Cadenza dando à ciascun passo il tempo d'una battuta Semibreve. Ma veniamo à i Passetti presti. De'Passetti presti nella Gagliarda, chiamati Semiminimi. REGOLA XIIII. D. MI sarà caro d'intendere, come vadino fatti questi Passetti. M. I Passetti presti nella Gagliarda, si chiamano Semiminimi, perche van presto fatti con le gambe ben distese, tanto se li farà innanzi, ò in dietro, come anco in aria, & in punta di piedi, & con agilità, & destrezza alzando, in guisa di Cadenze con i piè dispari; similmente à modo di Cadenza, & alle Cascarde si faranno caminando innanzi à tempo d'una battuta tripla per ciascun passo. De i Seguiti, & prima del Seguito spezzato grave, che si fà al Ballo di Tordiglione. REGOLA XV. D. HOR bramo (Maestro mio) d'intender la ragione, perche il Seguito spezzato grave si nomini così. M. La ragion'è, che in far questo Seguito spezzato grave, si fà la metà più grave, che non si fà nel Seguito spezzato ordinario; & cosi l'ho voluto hoggi nominare, perche si dee fare secondo la regola del Passeggio, & perche in farlo si viene à spezzare il moto del Passeggio, & da cosi fatto spezzamento hà egli acquistato il proprio nome di Spezzato grave, il qual non serve però ad altro Ballo, che à quello di Tordiglione. D. Poi ch'ella m'hà favorito d'insegnarmi l'origine del suo proprio nome, la prego anchora à volermi apprendere la maniera come egli vadi fatto. M. A voler far questo Seguito spezzato, bisogna che tu facci un passo co'l piè sinistro innanzi à tempo di una battuta minima, spianando il piè in terra; & all'altra battuta spingerai il destro, & con la sua punta lo porrai di dietro al calcagno del sinistro, alzando però al calcagno del destro, & in tempo che metti la predetta punta del piè, hai d'alzare il sinistro, che ti troverai havere innanzi, stendendo bene il ginocchio, & poi si calla à piombo nel medesimo luogo dove giuntamente stava; avertendo di fare (quando poni la punta del destro dietro al sinistro) à guisa d'un sottopiede; & in questa maniera và fatto, seguendo poi il destro di mano in mano; & chi ciò fà dee sempre andare con la persona dritta; & ciò s'appartiene cosi al Cavaliere, come alla Dama con cui ballerà; & ogn'uno deve schiffare di non fare quel moto, che prima si faceva al primo passo, che sporgevano la vita innanzi, & poi la tiravano in dietro, & in ultima pur la sporgevano innanzi; & questa è la più vituperosa schivevol vista, che chi riguarda possa vedere; ch'è quanto intorno à questo ti possa dire. Passerò à discorrere del Seguito Ordinario, overo Breve. Del Seguito Ordinario, il quale anchora si può chiamar Breve. REGOLA XVI. D. DICAMI di gratia U.S. perche questo Seguito vole che si chiami Ordinario, & Breve, e donde derivino questi nomi. M. Ti dico, figliuol mio, che si chiama Seguito Ordinario, per questa ragione, che nel farlo si segue il movimento naturale dell'ordine de' piedi, quando egli si fà. Si chiama anco Breve, perche và in due battute di Musica, & di quì nasce questo nome di Seguito Breve; & in amendue le maniere è ben detto. D. In che maniera, & con qual regola, & con che gratia, & misura s'hà egli à fare? M. Questo Seguito Ordinario, ò Breve, lo farai con due Passi Minimi, cioè presti, & con un Semibreve, al fin del quale, gratiosamente alzarai il calcagno del piè sussequente insieme con la vita; & nel far queste attioni, & questi moti di piedi, fanno il tempo di una Breve, che son due battute, di maniera, che due Minime, & una Semibreve fanno una Breve. Appresso bisogna cominciarlo nella seguente maniera; & prima hai d'alzare la punta del piè sinistro, stendendo ben'il ginocchio, & il calerai subito in terra; avertendo à non spianarlo, & vi ballarai un poco à modo d'un saltetto; poi farai un'altro passetto col destro piede, tanto che il vano di questo piede sia al pari della punta del sinistro; l'ultimo passo, che sarà Semibreve, spingerai innanzi, ma non che sia sforzato, ma che sia spianato, facendolo però nel medesimo modo, si come di sopra t'hò dimostrato; & poni mente di dargli quella gratia, che t'hò detto; & in questa maniera sarà gratiosamente fatto, & darà bella, e gratiosa vista à i riguardanti: col qual ricordo finisco di parlarti di questo Seguito, & discorerotti del Seguito Doppio. Del Seguito Doppio, & donde deriva questo nome. REGOLA XVII. D. ESÌ grande l'allegrezza, & il piacer che sento, che mi impara i significati de' nomi di cotesti vostri giudiciosamen te ritrovati, & insieme il modo col quale altri, senza Maestro alcuno, potrà da quì innanzi facilissimamente apprendere cotesta nobil virtù del Ballare; però di nuovo la prego non le rincresca dirmi, come hò da fare questo Seguito Doppio, & donde è derivato. M. Appunto quì ti voleva io, però vò che sappi, ch'egli si farà sempre ogni volta, che trovandosi l'huomo con i piedi uniti, dee con il piè, che si troverà appareggiato, cominciare, & seguiterà nella seguente maniera; egli farà un Trabucchetto col piè sinistro in dietro in punta di piede, tanto, che quella punta sia al pari del destro, & in quello istante alzerà il destro, col qual farà il medesimo; & questi son Passi minimi, & uno ne farà Breve col piè sinistro, che si troverà havere inarborato innanzi; poi farà tre altri passi un poco più adagio, d'una battuta per ciaschedun passo, al fin de'quali unirà il piè destro al pari del sinistro. Avertendo, che quando farà quelli passi in dietro, piegherà gratiosamente un poco il corpo con la testa dritta: & per questo si chiama Seguito Doppio, perche al Seguito Ordinario, ò Breve, come habbiamo detto, vanno tre movimenti di piedi, & à questo ne vanno sei; avertendo ch'ogni volta, che unirà i piedi pari, sempre gli darà la gratia del piegar un poco le ginocchia, & poi gratiosamente alzarsi, si come hò mostrato nella Regola della Continenza, & de' Passi puntati: nè più di questo discorerotti; ma è tempo, che ti parli del Seguito Semidoppio Ornato. Del Seguito Semidoppio Ornato. REGOLA XVIII. D. IO vi ringratio, di quanto fino à quì v'è piaciuto dirmi, con non minor efficacia vi prego a seguitare. M. Non è cosa, che (per farti in questa scienza a riuscir valen te) io sia per negarti. La onde ti dico, che segue al già insegnato moto, il Seguito Semidoppio Ornato, da me cosi chiamato, perche adorna il Ballo, quando egli si fà, & massime al Ballo chiamato il Furioso, & al Ballo del Fiore, che nello spatio di due battute di Musica si fà, cioè prima farai due Passi minimi à tempo d'una battuta, & dopò farai un Seguito spezzato à tempo d'un altra battuta; avertendo, che il primo passo il farai in punta de piede, il secondo spianato; il Spezzato farai, si come t'hò dimostrato nella Regola sua. Per questa ragione adunque lo chiamo Semidoppio Ornato, non già ch'egli sia semi, ma ornato; & per questo gli hò dato questo nome. Hor sarà bene che ragioniamo del Seguito Trangato. Del Seguito Trangato. REGOLA XIX. D. SE il ragionar non vi stanca, seguite di gratia dichiarandomi, da che il capricioso moto nomato Seguito Trangato habbi acquistato cosi fatto nome, & come debba farsi. M. Non ti paia capricioso cosi fatto nome, perche è molto proprio; & questo Seguito Trangato và fatto ad un Ballo detto il Conto dell'Orco, & ad un'altro anchora detto la Moresca, che si vuol fare al tempo di due battute di Musica; nel primo dunque alzerai il piè sinistro à tempo d'una Minima, poi calerai il piè piegando il ginocchio con gratia à tempo d'un'altra Minima; & col destro piè, che ti troverai havere in aria, farai un passo innanzi col destro à tempo d'un'altra Minima; & ultimamente farai un'altro passo col sinistro innanzi, & alzerai il destro in aria; & in questa maniera và fatto à tempo d'un'altra Minima; talche quattro Minime fanno due battute, che è una Breve, & cosi con questo ordine và fatto. La derivatione del nome è questa, che hor piegandosi nel principio, & hora nell'ultimo alzandosi, par che la persona si tranga, quasi dicat, pare, che qualche cosa nel far quel moto gli habbia punto quel piè, & si ritranga di caminare, atteso, che non fà il moto naturale del caminare, come quando non vi era puntione; onde da questo trangare, è derivato questo nome Seguito Trangato, si come por rò nel suo luogo nella Regola del Passo Trangato, come debba farsi. Ma non più di questo, bastando quanto t'hò detto, e ragionarotti del Seguito Finto. Del Seguito Finto, donde sia derivato questo nome, & come si debba fare. REGOLA XX. D. PER qual cagione (Sig. Maestro) chiamate voi Finto questo Seguito, & da che hà egli havuto cosi fatto nome? & con qual misura, & Regola si dee egli fare? M. Questa tua domanda mi piace, & però ti dico, che questo moto và fatto nel tempo di due battute, si come s'è detto nella Regola del Seguito Breve; ma però bisogna alzare il piè sinistro, & tirarlo in dietro, ponendo la punta di esso in terra, & piegando un poco il corpo in dietro con gratia; & questo si farà à tempo d'una battuta Minima; il medesimo farai col destro, à tempo d'un'altra Minima battuta; l'ultimo passo, che ti troverai havere in aria, il calerai spianato in terra, à tempo d'una battuta Semibreve, in quel medesimo luogo ove era prima; & questo ultimo passo farassi col calarlo à tempo d'una Semibreve, come hò detto di sopra, talche queste due Minime, & una Semibreve fanno due battute di Musica, ch'è una Breve; & per questa ragione si chiama Seguito Finto, perche finge d'andare in dietro, & ritorna nel medesimo luogo il piè dove stava prima; & ciò facendo ne i Balli, fà bellissimo vedere. Credo che tu resti hormai di questo moto assai ammaestrato, onde vò che passiamo ad altri Seguiti. Del Seguito Spezzato, e donde deriva questo nome. REGOLA XXI. D. QUI mi nasce un dubbio, che non mi par picciolo. M. Qual'è questo tuo dubbio? D. Di sopra mi ragionaste del Seguito spezzato grave, saprei volentieri, se nell'arte vostra si trova moto alcuno, che si nomina Seguito Spezzato. M. Si che si truova, anzi senza che tu me ne parlassi, te ne voleva io parlare; & però dei sapere, ch'egli hà havuto cosi fatto nome di Seguito Spezzato, perche il Seguito Ordinario, ò Breve, che vogliam chiamarlo, và fatto à tempo di due battute, si come hò detto nella sua Regola. Hora questo si spezza, & và fatto à tempo di due battute triple, ch'è una Semibreve; & per questo si chiama Seguito Spezzato. Appresso, per farlo, si spezza il moto del caminare, si come hò detto nella Regola del Seguito spezzato grave, che si suol fare al Ballo detto Tordiglione. La ondo si fà questo Seguito Spezzato à tempo di due battute triple; in prima hai da fare un passo col piè sinistro, spingendolo mezzo passo innanzi, ma però spianato, & due dita distante dal destro; poi col destro bisogna porre la punta di dietro al calcagno del sinistro, e questo và fatto ad una battuta tripla; & non porla al pari, come altri fanno, perche à questo modo facendo, sarebbe falso, atteso, che unendo quel piè, secondo la Regola, quello s'harebbe à movere. Per questa ragione fia bene di porlo, come hò detto, al calcagno di detto piè sinistro, & in quello stante far come un sottopiè del piè che cavasti, & alzando il sinistro con gratia, con la gamba distesa, & la persona dritta, lo calarai à piombo; & in questo alzare, & calare và fatto ad un'altra battuta come di sopra: avertendo di non fare quelli moti di spingere innanzi, nè ritirare in dietro la persona, atteso che fà un moto lussurioso, & schiffo a'riguardanti che terrai à mente; ne altro di lui ragionerò, ma passerò à parlarti d'altri movimenti, & massime del Seguito Scorso. Del Seguito Scorso, & della sua origine. REGOLA XXII. D. DI quanto m'hà U.S. detto, la ringratio senza fine, & la prego di mostrarmi come vadi fatto questo Seguito Scorso, & dove derivi. M. Questo moto si fà con dieci passettini minuti, e presti, fatti à tempo d'una Breve, nel seguente modo. Tu dei cominciar alzar il piè sinistro, & fare un mezzo passo innanzi con gli altri sussequenti, sempre agilmente, & in punta di piedi; avertendo, che la Dama nel farli, non faccia sentir niente il rumor delle pianelle, & porti la persona dritta, & non passi con la punta del piè sinistro la metà del destro, portandoli distanti se non due dita l'un dall'altro; & questo ella hà da fare sino al numero de detti dieci passetti; & in questo modo và fatto. Et perche questi passetti si fanno presti correndo per sala, od altro luogo ove si balli, per questa ragione è dimandato Seguito Scorso, perche si fà scorrendo. De i Seguiti Battuti, da farsi al Canario, e donde siano derivati. REGOLA XXIII. D. SEGUITE vi prego à dichiararmi tutte queste belle maniere de moti. M. Ogni Seguito Battuto del Canario và fatto à tempo d'una battuta tripla di Musica, in questo modo, cioè; prima alzarai la punta del piè sinistro, & col calcagno schisciarai con i spingerlo un poco innanzi; poi subito farai indietro la punta di detto piede, schisciandola nel luogo medesimo, tenendo alzato il suo calcagno; ultimamente hai da spingerlo innanzi sino à mezzo il piè destro, spianandolo tutto in terra, facendo una battuta à tempo del suono, battendolo à modo, come si fà, quando si calzano le scarpe; poi il medesimo farai col piè destro. Et in questi Seguiti, & in ogn'altra attione, ò movimento del Canario, hai sempre da battere i piedi, talmente, che si comprenda da gli astanti, che le battute sieno fatte con misura, & con arte, Dal cui battere de piedi, questi Seguiti hanno pigliato il nome di Battuti. Et vò, che sappi, che il Seguito Doppio lo dei fare col medesimo piè due volte, come hai fatto il primo; nè altro intorno à questo mi resta à dirti, solo che questo nome di Canario, l'hà preso da quei che ballano in tal maniera nell'Isola del Canario. Del Seguito spezzato schisciato al Canario. REGOLA XXIIII. D. MI è stato molto caro questo vostro dire, & perche credo, che molti altri ce ne sieno, m'appresso ad ascoltarvi. M. Pochi più mi restano à dichiararti, & per non tenerti à bada, ti dico, che volendo far il Seguito Spezzato schisciato, stando con i piedi pari moverai prima il piè sinistro, senza punto levarlo da terra, ma schisciandolo, ò, come vogliam dire, strisciandolo per terra, hai da spingerlo tanto innanzi, che col suo calcagno giunga quasi alla fine della punta del destro, & distante da quello uno ò due dita in circa; poi movendo il destro, hai da spingerlo innanzi, strisciando per terra con la punta, & col calcagno alzato, si che la punta del destro sott'entri di dietro al calcagno del sinistro, & lo calerai in terra nel medesimo luogo à piombo, si come lo tenevi alzato, facendo una battuta, come à punto se volessi calzarti la scar pa; il medesimo farai col piè destro, & cosi seguirai di mano in mano, sempre con la persona dritta. Avertendo che nel cominciare il secondo passo hai d'alzarti, & calarti alquanto con la vita, & con gratia. Et questi Seguiti si dimandino schisciati, perche nel fargli sempre si strascinano, ò si schisciano i piedi. Onde vengo à dirti alcune cose di non picciol momento intorno à i Doppi. Del Doppio all'Italiana, & dove derivi. REGOLA XXV. D. HOR capisco la cosa, seguite pure. M. Il Doppio poi all'Italiana si fà nello spatio di quattro battute di Musica, col fare tre passi, cominciandosi col piè sinistro, unendo al quarto passo il piè destro al sinistro, piegando un poco le ginocchia ogni volta, che s'uniranno al pari, & alzando, & calando poi con gratia alquanto le calcagna; & nel primo movimento del primo passo, farai, dandoci quella gratia, si come t'hò detto nella Regola della Continenza, pavoneggiandoti alquanto; poi facendo questi passi, hai da portare la persona dritta con bella leggiadria, ponendo ben mente di muover sempre, ò innanzi, ò in dietro quel piè, che si congiunge al pari, nella guisa, che si dirà nel Secondo Libro, dove si parlerà della maniera d'imparare à fare i Balli, i Balletti, & altre sorte di Balli. Et però si chiama Doppio, conciosia che à far un Passo puntato, si fà un passo, & dopò s'unisce il piede sussequente, & à questo se ne fanno tre; & poi similmente si aggiunge al quarto passo: & però si chiama Passo Puntato Doppio, & da questo hà egli preso cosi fatto nome; ne di lui altro mi resta dirti, se non, che và fatto alli Balletti. Del Doppio Minimo. REGOLA XXVI. D. A CHE pensate, di gratia, così fissamente, Signor Maestro mio? M. Se ti doveva ragionar del Doppio Minimo, per esser'egli in guisa simile al Doppio lungo all'Italiana; però ti dirò solamente, che se ben và fatto nella medesima maniera, và nondimeno più tosto, cioè ad ogni Semiminima farai un passo, ma picciolo; & questo và alle Cascarde. M'intendi tu? Et quì non lascierò di dichiararti come vadi fatto il Doppio alla Spagnuola. Del Doppio alla Spagnuola. REGOLA XXVII. D. VI hò inteso, & non mi si scorderà; venite pure à questo alla Spagnuola. M. Al già detto, seguita il Doppio alla Spagnuola, che si fà nel medesimo modo, che s'è fatto il Seguito Doppio, & però si dimanda Doppio, perche và fatto ad un Ballo chiamato Bassa, & Alta di Castiglia alla Spagnuola, con la medesima Regola. Si chiama poi Doppio alla Spagnuola, ma bisognarebbe più tosto, si chiamasse Seguito Doppio puntato, perche il Seguito si fà di tre passi, & questo si fà di sei, al fin de'quali s'unisce al pari il piè destro à tempo di sei battute ordinarie di detta Bassa; & ad ogni battuta farai un passo: & questo è il modo, & la Regola come si vuol fare. Hor di questo non ti dirò altro, ma passerò à dichiararti il Doppio alla Francese. Del Doppio alla Francese. REGOLA XXVIII. D. SE io non erro, non vi resta più intorno à questi Doppi dirmi, se non di quello alla Francese. M. Cosi è vero. Onde ti dico, che questo Doppio alla Francese và fatto in questa maniera, cioè; ritrovandoti i piedi uniti, col piè sinistro farai un Trabucchetto in dietro, & un col destro al fianco destro; poi caminerai innanzi, & farai tre passi, & all'ultimo, che saranno quattro, unirai il piede destro al sinistro; & in quel che tu unisci, calerai un poco, & alzerai le calcagna, & di nuovo le calerai, come s'è detto nel far la Continenza; & in questo modo và fatto. Ne di ciò ti dirò altro, ma passerò ad altri moti. Del Trabucchetto Breve, che prima si chiamava Grave, & donde egli habbia havuto cosi fatto nome. REGOLA XXIX. D. HOR che U.S. m'hà parlato di questi Doppi, la prego à dirmi quai movimenti seguitino lor dietro. M. A dimostrarti i moti, seguita quel del Trabucchetto Breve, il qual si fà in questo modo, cioè; trovandoti tu à piè pari, ò spari, secondo accaderà, dei farlo sì alli Balletti, come alla Gagliarda; hai d'alzare quel piede, che ti troverai havere unito, overo che ti troverai havere in dietro, per fianco in modo di saltetto, cioè il piè sinistro lontano dal destro; & nel tempo medesimo, che il piè sinistro si posa in terra, s'hà da levare il destro in aria, unendolo intorno à due dita vicino al sinistro; ma averti di non posarlo in terra, & questo farai leggiermente in punta di piede, tenendo amendue le gambe ben distese; & in fare il saltetto, & unire il destro nel modo detto, nel principiare il detto Trabucchetto hai da piegare il fianco sinistro, & il destro alzare, acciò gli si dia più gratia; poi ritornando il piè destro al luogo, dove si ritrouava, si hà da ritornare col sinistro à far l'effetto, c'havrai fatto col destro; avertendo di pa voneggiarti alquanto co'fianchi ad ogni Trabucchetto, & si dee fare con agilità, & con destrezza della vita: & schifar di farlo, come altri costumano, li quali dopò, che hanno nel principio fatto il saltetto col piè sinistro, nell'accompagnare, come hò detto, il destro, quello il tirano con la punta del piè tanto sgarbatamente dietro al sinistro, che paion più tosto tirar calci, che altro; & il medesimo farai poi col destro: & altri nel far questo Trabucchetto allargano tanto le gambe, che par proprio, che voglin'orinare, cosa bruttissima à vederli, & di questi effetti è da guardarsi, & chi l'usa do vrebbe correggersi, & emendarsene: onde per questa ragione si chiama Trabucchetto, perche nel far il saltetto, poi stringendo il piede (come hò detto di sopra) fà quel moto, che par proprio, che quel che lo fà, voglia trabuccare, perche pendendo à man sinistra, con tenere il piè destro in aria, par che quello trabucca; & da questo è derivato il nome di Trabucchetto. Hora seguirò à dirti del Trabucchetto Minimo. Del Trabucchetto Minimo. REGOLA XXX. D. VI prego (Signor Maestro) à dichiararmi quest'altro Trabucchetto. M. Vengo à compiacerti, & dico, che il medesimo modo hai da tenere nel fare il Trabucchetto Minimo, si come s'è tenuto nel Trabucchetto Breve, che è d'una battuta; & questo và fatto per la metà: & ciò basti in quanto à i Trabucchetti, onde passerò à dirti de'Fioretti. De i Fioretti, & prima del Fioretto Ordinario, come vadi fatto, & donde s'habbia tratta l'origine sua. REGOLA XXXI. D. TOSTO vi siete spedito da questi Trabucchetti, che son però belli; stò con desiderio attento ad ascoltarvi sopra questi Fioretti. M. Hora ti vò ragionare d'essi, che sono bellissimi, & molto necessarii per quest'arte. Dico adunque, che il Fioretto Ordinario si fà inarborando il piè sinistro, & spingendolo tant'oltre del destro, che sia col calcagno sinistro vicino due dita alla sua punta, ma distante però da quello un dito, & alto due, con le ginocchia ben distese, & con la punta alta; poi ad un'tempo istesso levandosi alquanto con la persona, farà la cadenza à modo della Gagliarda, tanto che il piè sinistro si ritrovi un dito discosto con la punta del calcagno del destro, & distante due dita; ma che le punte de'piedi vadino sempre dritte, & non storte, come hoggidì si vede fare à coloro, che gli fanno; & questo si farà sempre in punta de'piedi per andar più lesto; dopò col piè sinistro, che si troverà havere in dietro spingerà al vano del piede antecedente, & in quel medesimo tempo l'alzerà: & in questa maniera và fatto il Fioretto, & cosi si dee seguitare di mano in mano; dove in prima si faceva un sotto piede, & si poneva nel luogo dove stava il destro, il quale s'inarborava come haveva fatto nel cominciarlo del sinistro. Altri in finire il Fioretto Ordinario levano il piè sinistro, & lo pongono in luogo del destro, havendo quello inarborato (alquanto innanzi, come hò detto) nell'unire al destro nel far la Cadenza, & nel far il sottopiede al pari, alzano il destro, & in quel modo lo finiscono. Et anchora, che cosi paia star bene, nondimeno à me piace molto più il primo, rendendo più ornata la vita, & si può far meglio il sottopiede, & con più regola, che in quell'altro modo, & s'andrà più agile in punta di piedi, che col mettere un di loro in terra spianato; & il tempo di ciascun di questi Fioretti si farà in una battuta, & si finirà sempre con l'un piede in aria. Hora ti vengo à dire l'origine di questo nome di Fioretto, il quale si fà cosi nella Gagliarda, come in qual si voglia altro Ballo, perche non facendovisi Fioretti tramischiati in essa, pare un'attione mota; ma col fare questi Fioretti s'adorna, & si fiorisce quella mutanza; onde da quella vaghezza di fiorirla hà havuto questo nome di Fioretto l'origine sua. Ne di questo ti dirò altro, perche voglio discorrerti del Fioretto fiancheggiato. Del Fioretto fiancheggiato, & dell'origine di questo nome. REGOLA XXXII. D. CERTO sì, che resto sodisfatto di questi documenti, & la prego à seguire. M. Al già dichiarato, seguita il Fioretto fiancheggiato, il qual si fà nello stesso modo, che si fanno gli altri, nel tempo d'una battuta, eccetto, che dove gli Ordinarii si fanno per dritta linea innanzi, questo si hà da fare per fianco; & quando si farà dal fianco sinistro si sopraporrà (nel far la Cadenza) il piè destro al sinistro; & poi col sinistro si farà il sottopiede alzando il destro; & per contrario, quando si faranno dal fianco destro, il piè sinistro s'havrà da sopraporre al destro, con la medesima Regola. Et dall'operare il fianco, è derivato il Fioretto fiancheggiato, conciosia cosa, che sempre si va di ad ogni Fioretto fiancheggiando. Vengo hora à ragionarti di quello à piè pari. Del Fioretto à piè pari per fianco, & donde deriva. REGOLA XXXIII. D. ASSAI sufficientemente di questo m'havete voi ammaestrato, venite hora (vi prego) à darmi ammaestramen ti intorno à quello che diceste. M. Ascoltami pure, che non mancherò. Stando tu con la persona dritta, & con le gambe ben distese, inarborerai un poco il piè sinistro per fianco, & distante un palmo dal destro; poi ritornandolo al luogo dov'era prima, cioè distante due dita dall'altro piede, con le punte de'piedi pari, si darà con la punta del medesimo piè una battuta; & con la punta del detto caverai il destro, & il metterai nel suo medesimo luogo, facendo à modo d'un sottopiede, & in quello s'hà da inarborare il piè destro; poi pur per fianco alluntanan dolo dal sinistro, farai il medesimo, che havrai fatto dal principio col sinistro; & cominciando un'altra volta col sinistro, & poi col destro, seguirai sempre cosi di mano in mano. Et di quì deriva questo nome, perche sempre questi Fioretti van fatti à piè pari per fianco, che cercherai di ricordarti, perche di lui non ti dirò altro; ma verrò à dirti del Fioretto battuto al Canario. Del Fioretto battuto al Canario, & da che derivi l'origin sua. REGOLA XXXIIII. D. BEN me ne ricorderò io, (non temete) ne lasciate d'andarmi con cosi facile ordine disgrossando. M. Il Fioretto battuto poi si fà inarborando il piè sinistro innanzi, distante, & alto dal destro, quattro, ò cinque dita, e tutto ad un tempo lo calerai, facendo à modo d'un saltetto, & batterai in terra detto piè, & in quel tempo alzerai il destro; poi calandolo al medesimo luogo, dove si troverà inarborato, si daranno cinque battute preste di piede; la prima con lo stesso peide, quando si cala, come hò detto di sopra; la seconda col destro; la terza col sinistro; la quarta col destro; & l'ultima col sinistro, inarborando il destro, con la medesima distanza, & altezza, che si fece prima col sinistro; doppo calandolo, si daranno altre cinque battute, restando all'ultima il sinistro inarborato, come hor hora t'hò detto del destro; & questi due Fioretti fatti col sinistro, & l'altro col destro, si faranno nel tempo di due battute triple di Musica per ciascheduno. Et di quì è derivato questo nome, che sempre và battuto, & non và fatto, come gli altri; & per questa ragione si chiama Fioretto battuto, che facendolo fiorisce ogni sua mutanza. Ne di lui t'hò io à dire altro; ma passerò à ragionarti de'cinque Passi. De i cinque Passi in Gagliarda, nome corrotto. REGOLA XXXV. D. O QUANTO piacer mi fatte in questo, perche è buona pezza, che desiderava me ne ragionaste. M. Hora sappi, che anticamente questo nome de i cinque Passi era falso, non essendo il numero loro in effetto più di due; & ciò ti mostro io cosi. Prima farai un Zoppetto col piè destro in terra, inarborando il sinistro innanzi; poi lo calerai giù dritto à piombo, & questo è un passo, & non salterai, stendendo bene il ginocchio; et non bisogna fare, come già si soleva far, che quando si calava il piè sinistro, in quello istante s'alzava il destro in dietro, che pareva proprio, che egli volesse tirar un calcio; & nel far cosi fatto moto, faceva brutto vedere à i riguardanti: però farai in questo modo. Fatto che havrai il detto Zoppetto col destro, & inarborato il sinistro, lo calerai in terra spianato à piombo; & col piè destro, che ti troverai haver di dietro, lo spingerai, facendo un sottopiede; avertendo che la punta d'esso vadi dritto in dietro al calcagno del sinistro, alzando immantinente esso sinistro, il quale calandosi al luogo, dove si trovava prima, si alza di nuovo il destro innanzi: & questo si chiama Passo in aria; talche son due, si come t'hò detto, & non cinque; cioè il secondo fermato in terra; & questo, ch'è alla quarta battuta in aria; & all'ultimo si fà con quello la Cadenza, cioè quel destro, che stà in aria si fà stare in dietro, & il sinistro innanzi. Et nel far detta Cadenza bisogna calar con agiltà, cioè il piè sinistro spianato in terra, & col destro in punta, dandogli però gratia, allargando alquanto le ginocchia; avertendo nel far la predetta Cadenza, che i piedi non sieno troppo sgarrati, ma tanto, che la punta del destro sia distante dal calcagno del sinistro quattro dita in circa, con tener le gambe ben distese, & con le punte de'piedi alte, perche si stende meglio le ginocchia nel fare i detti cinque moti con la Cadenza; però sempre porta i piedi dritti; & l'una mano, la quale sarà la sinistra, porrai sopra il pomo della spada, acciò non vada anchora ella ballando; & la destra la terrai ben stesa giù, movendola secondo che à te parrà in maniera più gratiosa, che non sarebbe tenendola calata senza moverla; onde parerebbe, che havessi il rottorio, ò cauterio à quel braccio, oltre che sarebbe brutto vedere; ne voglio, che quel braccio faccia movimento con le dita, ma vò che porti la persona dritta, & la testa alzata; ma non gli occhi tanto disformi alzati, che sii tacciato da tutti, con dir che par che sii Astrologo, che contempli le stelle; ma bisogna tenerli à mezz'aria. Questo è il fondamento d'ogni sorte di Ballo, & la vera Regola, perche con quel piè, che si comincia, con quello medesimo si dee finire: & fatto c'havrai i predetti cinque moti, ò Passi, (che vogliam dire) principiatoli, & finitoli col sinistro, conviene che col destro (ch'è fratello del piè sinistro) facci il medesimo; & cosi devesi fare ne gli altri Balli, & Cascarde, che di tutte le Mutanza, ò partite di questo Ballo di Gagliarda, tanto n'hà d'havere il sinistro, quanto il destro; & cosi parimente in ogni sorte di Ballo, & ogni sorte di attioni, & moti, tanto n'hà d'havere uno come l'altro piede, altramente è falso il Ballo. Et pon mente, che se ad un Ballo vi saranno due Mutanza, quella che si fà col sinistro, si faccia col destro; & non facci, come sogliono fare alcuni, li quali, come col piede sinistro havran fatta una Mutanza di quattro, ò di sei tempi; col destro poi ne faranno un'altra in un'altro modo, ma pur di tanti tempi. Ti dico, che la Mutanza andrà bene, ma non già secondo la Regola che t'hò detto, perche bisogna, che i moti, & l'attioni sieno recipliche. Et sappi, come tutti coloro (che pur sono stimati esperti nel Ballo della Gagliarda) che principiano la Mutanza col piè sinistro, & à tempo del suono col destro innanzi la finiscono, non fan bene. D. Pian, di gratia, Signor Maestro. A me pare, che questa Mutanza stia bene, perch'è fatta à tempo, atteso che hà voluto osservare i vostri termini. Dicendo, che chi vuol ballar bene, bisogna che habbia queste tre cose, Tempo, Gratia, & Misura. M. Io ti rispondo à questo dubbio, che ben stà, che habbi ballato con gratia, & conclusa la Mutanza al tempo del suono; ma guarda se tu l'hai fatta con misura; ch'altro non vuol dire la misura, ch'il compassare con regola, quella cosa che si fà, come t'hò mostrato nel principio di questa Regola, quando dissi, che una Mutanza, che si principia col piè sinistro, con quel si dee finire; & cosi in cinque moti, ò Passi, che uogliam dire: per qual cagion dunque la finisci col destro? & però questo è l'error de Maestri. Alla fin concludo, che chi principia i cinque Passi col sinistro, col medesimo debbe finirli, & cosi parimente col destro: per tanto tutte le Mutanze, & ogni sorte d'attioni, & di moti, sì in questo Ballo della Gagiarda, come in ogni altra sorte di Balli, tanto n'habbia un piè, quanto l'altro, altrimente sarà falso ogni cosa, che si farà. Però col piè sinistro si dee cominciare à fare ogni sorte di Balli, & col medesimo si hà da finire. D. Pur (se ben mi ricordo) poco fà m'havete detto, che ogni moto, che si farà col sinistro, si hà da fare col destro. Perche dunque si fà nel principiare la Riverenza col sinistro, & non si dee finire col destro, accioche questo moto, tanto ne habbia l'uno, come l'altro piede? M. Rispondo, che ciò chiaramente t'hò dimostrato nella Regola di far la Riverenza, che sempre si dee fare col piè sinistro. Hor di nuovo ti dico, che la Riverenza è come una porta d'una prospettiva d'un Palazzo, con buona architettura fatto, che volendo entrare in esso bisogna, ch'entri per la porta, & che dalla medesima eschi fuori; le finestre, & altri adornamenti, che vi saran dall'una, à l'altra banda, saran pari. Però la Riverenza sola col sinistro; & l'altre Mutanza, & attioni van fatte pari. Hor mi passerò à ragionarti de'Salti, & prima del Salto tondo. De i salti, & prima del Salto tondo. REGOLA XXXVI. D. HOR sì, che m'havete liberato d'ogni dubbio, come vi prego à voler far de'Salti. M. Volendo far il Salto tondo, ti dico, che stando tu à piè pari, ti leverai con tutta la persona con amendue i piedi tanto in aria, quanto comporterà la tua forza; & voltandoti à man sinistra, ti girerai due volte attorno prima che tocchi tera, dove haverai da ritrovarti in prospettiva nel luogo nel quale havrai principiato; & dei calarti in punta di piedi, allargando alquanto le ginocchia con gratia; avertendo di tener le gambe molto distese nell'alzarti: & di questo primo Salto ti dee bastare; passerò hora à dirti del Salto riverso. Del Salto riverso. REGOLA XXXVII. D. DA cotesto vostro dire comprendo, che ci sono diversi Salti, qual'è questo Salto riverso? M. Egli è tale, che bisogna cominciare cosi. Tenendo alquanto discosti i piedi pari, farai un Zoppetto col destro in terra, & in aria in dietro col sinistro, col quale farai un sottopiede al destro, il qual destro subito inarborerai dinanzi; dopò voltandoti con tutta la persona à man destra, farai un Salto tondo, lasciandoti cadere in punta de piedi stretti, & con le ginocchia alquanto larghette, per dar loto gratia. Per voltarsi dunque à man riversa, hà havuto questo nome di Salto riverso. Ma passerò al Salto del Fiocco. Del Salto del Fiocco. REGOLA XXXVIII. D. COME si fà egli questo Salto? M. Si fà tenendo il Fiocco alto, quanto è la statura d'un'huomo, ò più, ò meno, al piacere d'ogn'uno, stando col fianco volto al Fiocco; poi inarborando alquanto il piè sinistro, & ad un tempo medesimo levando il piè destro, si volterà con tutta la persona alla sinistra, alzandosi quanto più potrà; & cavalcando la gamba destra sopra la sinistra, alzerà la punta del detto piede tanto che con essa dia nel Fiocco; lasciandosi calare in terra nel medesimo luogo nel quale haverà cominciato à farlo, con l'istesso piè destro. Altro non sò, che mi resta dirti intorno à prenomati Salti. Hora è tempo di ragionarti delle Capriole. Delle Capriole in terza, in quarta, in quinta, spezzate in aria, & intrecciate. REGOLA XXXIX. D. A ME pare, che meglio, ne più compiutamente con parole si possi altrui insegnare. Però venite pure ad inse gnarmi le predette Capriole. M. Le Capriole in terza s'imparano appoggiando le mani ad una sedia, ò pigliandosi ad una corda attaccata, tenendo il piè destro innanzi al sinistro, overo il sinistro avanti tanto il destro, che la punta del sinistro giunga al calcagno del destro; poi alzandosi sù con la forza delle braccia, le quali insieme con le gambe stieno ben distese, passerà prima il piè sinistro, che si troverà havere in dietro, & poi il destro; & un'altra volta passerà il sinistro, & passerà co'piedi tre volte, come hò detto, quanto più presto potrà, restando nell'ultimo col piè sinistro innanzi, lasciandosi cader leggiermente in punta de piedi; & da questo è nato questo nome di Capriola, perche l'huomo s'alza à farla con muover presto i piedi innanzi, e in dietro à modo d'un Capriolo; & poi si chiama Capriola terza, perche si passano tre volte li piedi. Veniamo hora alla Capriola quarta. Delle Capriole da farsi in quarta, & in quinta, & come si debban fare. REGOLA XL. D. QUESTA capisco, venite pure all'altre. M. Le Capriole in quarta, & in quinta si fanno nel medesimo modo, eccetto, che le gambe vanno passate quattro volte alla Capriola in quarta; & l'ultima volta il piè sinistro, che si troverà havere in dietro, hà da ritrovarsi nel calare pure in dietro; & per questo si chiama Capriola quarta, perche và passata quattro volte con i piedi. Et la Capriola in quinta, si farà nella medesima maniera, che sia ben passata co'piedi cinque volte, & con le gambe ben distese, lasciandosi cadere, come di sopra, leggiermente in punta de piedi: nel qual modo essercitandosi, più facilmente s'imparano à fare, senza stare appoggiato à cosa alcuna; avertendo che il piè sinistro che si troverà havere in dietro, nel calare si debbia trova re innanzi. Et quì finisco di ragionarti più di loro; ma venirò à parlarti delle Capriole spezzate in aria. Delle Capriole spezzate in aria. REGOLA XLI. D. VI prego à ragionarmi di queste Capriole spezzate. M. Le Capriole spezzate in aria, si fanno stando la persona, come s'è detto, col piè destro un poco innanzi al sinistro, & s'inalza il sinistro, & subito calandolo, s'alza il destro, & tirandolo presto alquanto in dietro, si spinge anco subito innanzi; poi calando il destro, si fà anco il medesimo col sinistro; portando la vita più che si può dritta: & perche queste Capriole spezzate restarebbono in questo modo imperfette; però nel finirle, alzandosi farà una Capriola in quarta, od in quinta, come meglio gli tornerà; al fin delle quali, si lascierà cader leggiermente, come s'è detto di sopra, & s'hà da ritrovare con i piedi, si come l'hà principiata, altrimente sarebbe falsa, & pessima, che non ti scorderai. Et sopra ciò havendoti detto à bastanza, resta hora che ti dica della Capriola intrecciata. Della Capriola intrecciata. REGOLA XLII. D. ASSAI me n'havete detto, & ve ne ringratio, passate pur à dirmi della intrecciata. M. Dico, che la Capriola intrecciata, stando nel medesimo modo, & appoggiato con le braccia, overo tenendo la corda in mano, come di sopra t'hò detto, s'imparerà meglio; però levandosi da terra, passerà con prestezza il piede sinistro incrocicchiando sopra al destro; poi allargando alquanto i piedi, si incrocicchierà il destro sopra al sinistro, lasciandosi cader leggiermente in punta de piedi col piè destro un poco in dietro; & non cadere co i piedi larghi, come alcuni fanno, perche fà bruttissima vista; & dando gratia ad ogni Cadenza, con allargare alquanto le ginocchia; però cosi và fatta, & non altrimente: & dall'incrocicchiare, overo intrecciare i piedi, procede questo nome. Dirotti hora come si dee fare il Cambio, ò Scambiata. Del modo del Cambio, overo Scambiata. REGOLA XLIII. D. MI pare che non resta più che dire intorno alle Capriole, onde vi prego, che vi piaccia di venire à mostrarmi come vadi fatto questo Cambio, overo Scambiata. M. Il Cambio, ò Scambiata, che vogliamo dirle, si fà cosi; trovandosi la persona à piedi pari, hà da movere il piè sinistro, & spingerlo tanto innanzi al destro, che quasi col calcagno d'esso stia dritto alla punta del destro, però distante per larghezza mezzo palmo da quello, tenendo il piè sinistro ben spianato in terra, & le gambe stese; poi movendo il piè destro, con la punta d'esso hà da porla di dietro al calcagno del sinistro, à modo d'un sottopiede. Poi alzando il piè sinistro in quel medesimo tempo tre dita alto da terra, & quello havendo spinto innanzi per dritta linea tre altre dita dalla punta del destro, ritornandolo in dietro, hà d'unirlo al destro, & tutto ad un tempo chinando un poco le ginocchia, con allargarle alquanto, il dee finire gratiosamente à piedi pari. Et però si chiama Cambio, overo Scambiata, perche cambia il movimento, col qual và fatto, atteso che non se ne può fare, se non un solo; & questo ti può bastare: & venirò à dichiararti, come si dee fare il Trango, & da che derivi. Il modo di far il Trango. REGOLA XLIIII. D. HORA venite pur à parlarmi di questo Trango. M. Il Trango si fà movendo il piè sinistro, & spingendolo quasi per dritta linea un palmo più innanzi al destro, però fiancheggiando; & nel posare il piede sinistro, s'hà nello stesso tempo da chinar ambe le ginocchia, con allargarle alquanto; & nel finirlo si hà d'alzare alquanto il calcagno destro, nello spatio d'una battuta Semibreve di Musica, & questo và fatto alla Barriera; si dee poi subito alzando il piè destro, con quello levare il calcagno sinistro, calandolo giù nel spatio medesimo: il che fatto col sinistro, spingendo il piè destro nel medesimo modo hà da seguitare à far quanto hà fatto con l'altro piede: tal che ogni Trango si fà nello spatio di detta battuta perfetta di Musica; nè altro richiede. Veniamo però à parlare del Zoppetto. Del Zoppetto. REGOLA XLV. D. NON lasciate, di gratia, di dire come si debba fare. M. Egli si fà in questo modo (trovandosi la persona à piedi pari, ò ad altra guisa, secondo l'occorrenze, che possino occorrere ne'Balletti, ò nella Gagliarda) alzando amendue i piedi, l'uno un poco alto da terra, & l'altro passandolo innanzi: facendone tanti quanti si dirà nelle Mutanze, tanto nella Gagliarda, quanto ne'Balletti, & questi si faranno cosi, tenendo l'un piede alzato innanzi, come similmente si dee tenere alzato per fianco. Da quali effetti hanno pigliato il nome di Zoppetti; perche tenendo l'uno de'piedi alzato innanzi, si và con l'altro, che si troverà haver in terra alzando, & saltando, come se propriamento zoppicasse; & per questo il nome di zoppetto se gli conviene molto bene, perche veramente nel far quel moto, par proprio che quel tale zoppica. A questa guisa adunque t'hò io dimostrato, come questo salto ti debba fare, & perche cosi sia nominato, onde di lui niente altro ti dico; ma io passerò à dirti del Molinello. Del Molinello. REGOLA XLVI. D. HOR v'ascolterò intorno à quanto m'havete promesso à dirmi del Molinello. M. Questo Molinello si farà, col fare due volte i cinque Passi nella Gagliarda, l'una volti alla sinistra, & l'altra alla destra; trovandosi sempre all'incontro dove si principiaranno: & da queste volte tonde de'cinque Passi, ò cinque battute di piede, che vogliam dirle, hanno preso nome queste attioni di Molinello. Hor veniamo à ragionare del Sottopiede. Del Sottopiede, & donde s'habbi questo nome havuto origine. REGOLA XLVII. D. DEH non tardate più à ragionare del Sottopiede, perche molto desidero à saperlo. M. Si fà sempre il Sottopiede, ò per fianco in questo modo; prima si fà un passo overo un Trabucchetto al lato sinistro pur col piè sinistro, & nel calarlo si alza il destro, che stà in dietro; il quale ponendosi nel luogo, dove si troverà il sinistro con la sua punta, & il calcagno alzato, nel medesimo tempo il sinistro s'alza in aria, & con esso di nuovo si segue à farne de gl'altri; Et da questo effetto di porre l'un piede di dietro all'altro è derivato il nome di Sottopiede, che và fatto, come t'hò mostrato, & hora vengo ad insegnarti come si facci la Sommessa. Della Sommessa. REGOLA XLVIII. D. ASPETTO d'udire ciò che vi piace à dirmi di questa Sommessa. M. La Sommessa si farà in questa maniera, che un piede stia spianato in terra, che sarà il sinistro; & la punta del destro porrà sotto al calcagno del sinistro, si come s'è detto di sopra al Sottopiede, & per questo sommettere de piedi, è derivato questo nome di Sommessa, che nella maniera detta si dee fare, ne di lei havendo altro che dirti, verrò à parlare del Trito minuto. Del Trito minuto alla Gagliarda, & dell'origine di questo nome. REGOLA XLIX. D. MOLTO breve sete stato, venite hora à dirmi alcuna cosa del Trito minuto. M. Il Trito minuto si fà trovandosi co'piedi un poco dispari hor alla destra, hor alla sinistra, come occore nel far le mutanze: e però principiandosi con quel piè, che si trova innanzi, si fanno tre Balzetti prestissimi, & minuti per fianco, co' piedi un poco dispari, & stretti, & questi se si fanno al fianco sinistro, il piè sinistro s'hà da porre un poco più innanzi, che'l destro; ma che le punte di detti piedi vadano per dritta linea, con le calcagna alzate, & che portano ben distese le gambe, & che vadano agili: & se si fanno al destro, si fà per contrario; cioè, come s'è detto di sopra, & per questo mover de piedi minutamente triti, & presti, vien chiamato quest'atto Trito minuto, delqual finisco di parlarti, per dirti de' Balzetti. De'Balzetti à piedi pari. REGOLA L. D. HO molto ben capita la predetta Regola, e desidero dicapir similmente questa, che de'Balzetti mi volete insegnare. M. Si fanno i detti Balzetti stando la persona à piedi pari, & anco si possono fare à piedi un poco spari, distante un dito, ò due l'uno dall'altro, con alzarsi intorno à due dita da terra con amendue li piedi, & col calarli in un tempo medesimo, similmente tenendoli nel modo, che s'hanno principiati, alquanto distante dal luogo dove si trovavano; & cosi saltando in Balzetto, hor alla sinistra, & hor alla destra, secondo l'occorrenze, questo effetto, perche è simile à quello de'Balzi, hà pigliato nome di Balzetto, che và cosi fatto, & del Groppo vengo à parlarti. Del Groppo da farsi alle Mutanze della Gagliarda. REGOLA LI. D. DITE ciò, che del Groppo havete proposto, perche desidero assai d'impararlo. M. Questo si fà trovandosi con la persona havere il piè sinistro in dietro, con quello stesso si fà un Trabucchetto al lato sinistro, & nel tempo medesimo, che si cala s'incrocicchia, overo per dir meglio, s'ingroppa di dietro il piè destro: col quale si fà un'altro Trabucchetto alla destra incrocicchiando il sinistro dietro al destro: poi col sinistro si fà un altro Trabucchetto al lato sinistro, incrocicchiando dietro ad esso il destro: come hà fatto la prima volta, col quale ponendo nel luogo del sinistro, si fà una Sommessa col destro, alzando però in quel medesimo tempo il piè sinistro alquanto inarborato innanzi, & in questo modo si finisce il Groppo, & questo và fatto à tempo di tre battute della Gagliarda. Et per questo incrocicchiamento, overo ingroppamento di piedi, che hà da farsi co' piedi ben ingroppati, & stretti, hà pigliato cotal nome. Passiamo hormai à ragionare del Pirlotto. Del Pirlotto, ò Zurlo in terra, & donde s'habbia havuto cosi fatto nome. REGOLA LII. D. SIGNOR Maestro desidero sommamente, che mi dichiarate, come si debba fare questo Pirlotto, & da che derivi. M. Stando la persona à piedi pari, spingerà il sinistro mezzo piede innanzi: di poi unendo il piè destro al pari del sinistro, si volterà con prestezza alla sinistra, levando ambe le calcagna, & tenendo in terra solo il petto del piè sinistro, gli dee dar gratia col braccio destro, allargando alquanto il gomito di quello; & girandosi due ò tre volte, ò quanto più potrà, portando la persona dritta, al fine di esso, si trovarà in prospettiva nel medesimo luogo finendolo gratiosamente, con allargare alquanto le ginocchia; avertendo nel farlo di non trabuccare da nessuna banda, (come alcuni fanno) & per questo girare à modo d'un pirlo (che altri chiamano gomitolo, ò ghiomero di rese) quando si sghiombera, perche gira; hà pigliato per questo il nome. De i Tremolanti. REGOLA LIII. D. ASPETTO che mi ragioniate de Tremolanti. M. Questi tremolanti ponno usarsi in ogni sorte di Passi, & si fanno nel tempo istesso che si fà un Passo grave, in questo modo, cioè alzando il piè sinistro, si move tre volte con prestezza grandissima, sguinzando alla sinistra, & alla destra, & all'ultima volta si cala esso piede in terra; poi levandosi col destro, si tiene il medesimo ordine con esso, che s'è tenuto col sinistro. Et da questo effetto di tremolar il piede, hanno preso il nome di Tremolanti, & in questo modo si fanno, ne di lor tì dico altro, venendo à parlarti del Costatetto. Del Costatetto. REGOLA LIIII. D. QUANTO prima, di gratia, U.S. mel dica, che mi sarà carissimo. M. Trovandosi à piedi pari, si moverà il sinistro, & discostandolo mezzo passo per fianco dal destro: il qual hà da esser levato insieme con la persona, facendosi un Saltetto; poi allargandolo per fianco, si torna col medesimo ordine quello nel luogo del sinistro, & sempre farassi in punta di piedi; & in questa maniera và fatto. Et da cosi fatto batter di piedi per costato l'un dall'altro, il detto moto hà preso il nome di Costatetto. Vengo hora à dirti della Campanella. Della Campanella, cioè, come si dee fare, & donde derivi. REGOLA LV. D. DITE pure, che volontieri v'ascolto. M. La Campanella si principia tirando in dietro il sinistro, che si trovarà havere innanzi; & tutto ad un tempo alzandosi, si fà un Zoppetto col destro; & questa si dimanda una battuta di Campanella; poi spingendo il sinistro innanzi, si fà col destro ad un tempo medesimo un'altro Zoppetto, & questa è un'altra battuta: cosi seguendo di mano in mano si essercita à farla con gratia: & col medesimo ordine possono farsi in volta, avertendo che in dietro si principia la battuta, & in dietro deve finire. Et dà questo modo di spingero in dietro, & innanzi per dritta linea il piede, à guisa del martello, che suona la Campanella, la prima botta nel sonar la dà in dietro, & in dietro finisce di dar la botta, quando non vol, che suoni più. Et per questo hà preso il nome di Campanella: però in ogn'altro modo, che si nomini; sarà falso, & ciò ti basterà per impararlo, & perciò mi verrò à dirti della Recacciata. Della Recacciata, come và fatta, & da che habbia pigliato questo nome. REGOLA LVI. D. O QUANTO mi piacete, però seguite. M. Farai una battuta di Campanella in dietro col piè sinistro, che ti trovarai haver innanzi; poi coll'istesso farai una Sommessa, cioè, un Sottopiede al destro, & questi due moti gli farai à tempo d'una battuta di Musica; & in questo modo và fatta la Recacciata, & cosi tu seguirai à farla col piè destro, tenendo il medesimo ordine. Et però da questo effetto, ch'un piede ricaccia l'altro; hà preso tal nome di Recacciata; ma non vò restare di discorrer come van fatti questi moti di punta, e calcagno. Della Punta, e del Calcagno. REGOLA LVII. D. OLTRE modo io desidero d'imparare questi bei moti, però m'apparecchio d'udirvi. M. Questi moti si fan, co'l fare un Zoppetto col piè destro in terra, & ad un'istesso tempo si cala la punta del sinistro in terra. lontano quattro dita dal destro: poi facendo un'altro Zoppetto, pur col destro; si cala il calcagno del sinistro in terra, tenendo la punta di quello alzata quattro in cinque dita da terra: ultimamente spianando il sinistro à modo di Zoppetto, si torna à principiare col medesimo ordine usando la Punta, e'l calcagno del destro. Dal qual'effetto di toccar con l'uno de i piedi la terra, hor con la punta, & hor col calcagno, hà pigliato questi atti il nome di Punta, & di Calcagno. Et cosi verrò à ragionarti della Schisciata. Della Schisciata del Canario, come và fatta, & donde derivi. REGOLA LVIII. D. ASPETTO mi dica U.S. perche questo moto sia chiamato Schisciata, & come si debba fare. M. Questa, si fà schisciando innanzi il calcagno, ò spingendolo innanzi ad ogni passo strascinandolosi innanzi col calcagno, come in dietro con la punta, & da questo modo di strascinare, ò schisciar de piedi: hà preso cotal nome, nè altro intorno à questo m'accade dirti, restandomi à ragionarti della Cadenza. Della Cadenza in Gagliarda. REGOLA LIX. D. BEN tosto vi sete spedito, veniamo pure alla Cadenza. M. Prima si alza il piè sinistro innanzi, & tirandosi in dietro tutto ad un tempo alzandosi alquanto, si casca con amendue li piedi in terra, cioè col sinistro in dietro, & con il destro innanzi. Et da questo effetto di cascare ad un'istesso tempo con amendue i piedi; hà preso quest'atto il nome di Cadenza, & facendo qualche mutanze trovandosi al fin d'esse per concluderla faranno, col piede che si truova in aria, la medesima Cadenza. Ch'è quanto di lei t'habbia à dire, volendo passare à ragionar dello Spezzato Puntato. Dello Spezzato Puntato. REGOLA LX. D. SE questo moto non è molto difficile, vò subito impararlo. M. Questo si farà nel medesimo modo, si come t'hò mostrato nella Regola di far lo Spezzato, altro non resta solo, che se lo farai col sinistro, unirai al fin di detto Spezzato il piè destro; & da questo effetto di puntare il piè al detto Spezzato, hà preso quest'atto il nome di Spezzato puntato; che non è però tanto difficile, quanto tu credevi. Hora dirotti dello Spezzato finto. Modo da far lo Spezzato finto, & donde deriva. REGOLA LXI. D. SIGNOR Maestro, ditemi per cortesia, è egli necessario questo Spezzato finto? M. Necessariissimo, e massime alle Cascarde & ad altri Balli, dove ci và la sciolta della sonata di quel Ballo, come dire ad Alta Vittoria; che tutti fanno due Spezzati in dietro, uno col sinistro, & l'altro col destro, & col piè sinistro, che si trovano havere innanzi, caminano similmente innanzi; & questo và contra la Regola, & è falsissimo quel moto, si come ti hò detto ad un'altra mia Regola, atteso che quel piè, che si trova innanzi, non può caminare innanzi, perche è moto contra la natura fatto, & per questo bisogna impararlo, & è necessariissimo. Questo è il modo da farsi; quel piè destro, che ti troverai havere innanzi, lo tirarai in dietro in punta di piede; poi farai un Trabucchetto col sinistro, & col destro, che ti troverai havere in aria, lo calerai à piombo nel medesimo luogo: & perche fingi d'andare in dietro, & poi torni subito in detto luogo; da questo hà pigliato cosi fatto nome, e di ciò non hò altro che dirti; ma ti dichiarerò dello Spezzato Alterato come dee farsi. Del Spezzato Alterato alla Franzese donde derivi. REGOLA LXII. D. DI GRATIA U.S. mi dechiari quanto prima questo Spezzato Alterato, perche desio molto d'apprenderlo, massime per esser moto alla Franzese. M. Questo spezzato, và fatto al Ballo della Regina di Francia, & anco si può fare alle Cascarde, perche è moto gratiosissimo; però à vo lerlo fare, bisogna che tu facci un Zoppetto col piè destro spianato in terra, & in quel stante alzi il sinistro; poi col medesimo piè sinistro farai il Spezzato Ordinario, & cosi seguirai di mano in mano: & per questa ragione si chiama Spezzato Alterato; perche egli và alterato con farli quel Zoppetto nel principiarlo; ma non vò restar di ragionarti dello Spezzato Doppio alterato, quale è un moto molto vago. Dello Spezzato Doppio alterato, & donde habbia havuto questo nome. REGOLA LXIII. D. O QUANTO mi sono stati grati questi moti, & trà gli altri, questo mi hò impresso nella mia idea; ma vi prego mi dichiarate, come và fatto quest'altro. M. Ti dico, che à voler far questo Spezzato Doppio alterato; bisogna che facci un Zoppetto nel modo sopradetto; & dopò farai col piè sinistro, che ti troverai alzato, lo calerai, à modo d'un passo, & subito farai un sottopiede col destro, medesimamente tornerai à fare un'altro passo col sinistro, & un'altro sottopiè col destro, & in questa maniera và fatto, averti che bisogna che lo facci à tempo di due battute triple; & se tu userai à farne due alle Cascarde, con lo stesso piede, in loco quando si fanno due Riprese, & due Trabucchetti, farai una vista mirabile, & gratiosissima alli Astanti; atteso che questo è moto nuovo; & per questo si chiama Spezzato Doppio alterato, perche s'altera, & và doppio fatto più dell'altro. Hora voglio discorrerti del Dattilo, Spondèo, Saffice, Destice, & Corinto. Del Dattile, come si faccia, & donde sia derivato. REGOLA LXIIII. D. SIGNOR Maestro, dichiaratemi, di gratia, & risolvetemi, donde è derivato questo Dattile, & come dee esser fatto, atteso che nell'altra opera sua, non v'era nè Dattilo, nè Spondeo, nè Saffice, nè Destice, nè Corinto; però io desidero di saperlo. M. Sommamente mi piace il desiderio tuo, però non vò restare di farti capace de detti moti, & la ragione donde son derivati; onde in prima comincierò dal Dattile, dicoti che questo nome è Latino, & và fatto à i versi di Virgilio, come à quelli d'Ovidio, il quale ascandirlo hà un piè longo, e due brevi, & cosi nel farlo, convien che il primo Passo lo spingi innanzi in punta di piede à modo d'un Trabucchetto, à tempo d'una battuta di Musica, & i due altri Passi sussequenti gli hai da fare presti, cioè, d'una minima l'uno, che faranno un'altra battuta spianando però i piedi in terra dando lor gratia à far quel primo Passo, & questo è proprio il vero Seguito, & cosi dee esser chiamato, & dee anco esser fatto, & massimamente nel Ballo del Fiore, & del Contrapasso; però, figliuol mio, ti rispondo al quesito che m'hai fatto, donde deriva questo nome, havendoti dato la regola come l'hai da fare, ti dico hora, che questo nome di Dattile, derivatur à digito, che volgarmente parlando è derivato dal secondo dito, cioè quello presso al dito grosso. Et che sia il vero, detto dito hà tre giunture, onde delle tre, una n'ha lunga, & due altre ne sono brevi, cioè, più picciole, & tanto è quell'una di lunghez za; quanto quelle due, si come ampiamente si vede hoggidì, & mi surarle poi; & per questa ragione è derivato questo nome di Dattile dal dito; & questo ti basta, & tiendo ben à memoria, che mai da nessuno tu l'hai inteso, solo che da me, che sono l'inventore, & parimente di mano in mano, ti dichiarerò l'altri quattro, & massime lo Spondeo. Del modo da far lo Spondeo, & donde è derivato. REGOLA LXV. D. O QUANTO U.S. m'hà consolato d'havermi dato cogni tione del Dattile, hora la prego, che essendo io studente, mi faccia gratia d'insegnarmi, come io debba fare questo Spondeo nel Ballare; & dopò si degna dirmi donde è derivato questo nome. M. Molto di cuore te lo mostrerò, & ti dirò anco donde deriva. Hai da sapere che gratissimo m'è stato d'haver inteso che sii studente, hora tanto più mi piace d'insegnartelo, s'hai letto Ovidio, ò Virgilio, nel scandire detti versi, sai ben che vi sono de Dattili, & de Spondei; onde havendoti dichiarato come dee esser fatto il Dattile, & donde è derivato; al presente ti dico, che lo Spondeo hà due piedi lunghi, e però nel Ballo havrai da fare dui Passi Semibrevi, cioè d'una battuta di Musica per ciascun piede, & in questa maniera và fatto. Il nome poi, deriva del dito grosso della mano, atteso ch'egli hà due giunture, e tanto è l'una, quanto è l'altra di lunghez za, si come misurar le puoi, & essendo detto dito sponda dell'altri diti, per questa ragione è derivato questo nome di Spondeo. Et vedi, che nel primo verso d'Ovidio, che dice: Hanc tua Penelope, lento tibi mittit Ulisses. Vi sono in esso quattro Dattili, e due Spondei, e però averti, se tu voi ballar giusto, & con vera Regola, bisogna che i moti, che fai, tanti n'habbia il piè sinistro, quanto il destro, che due Dattili, & un Spondeo habbia ciascun piede, & cosi osservando questa mia Regola, tutti i Balli che farai saranno giustissimi, & da nessuno sarai tacciato; & cosi per contrario, se sarai qual si voglia Balletto, dando più moti ad un piede che all'altro, sempre saranno falsissimi, si come t'hò detto un'altro fiata, nella Regola di far i cinque Passi alla Gagliarda. Hora restami à dirti, come hai da fare il Saffice. Del modo come dee farsi il Saffice, & donde deriva. REGOLA LXVI. D. SIGNOR Maestro questo nome di Saffice mi par molto Scabroso, & mai l'hò inteso dire à ness'un Maestro, però la prego se mi ama di cuore, come credo, me lo insegni, e mi dica donde hà preso questo nome. M. Molto volontieri figliuol mio, averti che volendo far questo Saffice, ti bisogna far col piè sinistro, una Ripresa sottopiede al lato sinistro, & un Trabucchetto con l'istesso piede, il medesimo farai col piede destro, che prima si soleva far un Spezzato, che alle volte non tornava bene à far quel Spezzato ad alcuni Balli, & massime alle Cascarde, perche si trovava falso col piè, ma facendo in questo modo sempre ti troverai ad ogni Ballo, & alle Cascarde giustissimo. Hora vengo à risolverti il dubbio donde deriva questo nome di Saffice: Idest ad sufficientiamrei, & motorum; parlando volgarmente, questo Saffice è la sufficienza di fare tutti i moti difficili, & facendolo reduci il Ballo, che farai alla vera perfettione, e però da questa sua sufficienza, hà preso questo nome di Saffice, che ti pareva nome tanto scabroso: ma con tutto ciò, non vò restare di mostrarti, come hai da fare il Destice. Come il Destice dee farsi, & perche si chiama egli cosi. REGOLA LXVII. D. O QUANTO m'è stato grato il documento che U.S. mi hà dato, che m'hà fatto capace della vera Regola, ch'ella hà data, però desidero non resti, di mostrarmi questo Destice, & donde deriva. M. Giubilo, godo, & sommamente mi glorio di tai quesiti, che fatto m'hai: hora conosco, che tu sei studente, & che desideri saper minutamente i nomi, e cognomi di tutti i Moti, che vanno ad ogni sorte de Balli, onde per questo non vò mancare gratiosamente mostrarteli, acciò possi essere d'essi eccellente possessore; per tanto à voler fare questo Destice, ti bisogna tener la medesima Regola del Saffice; ma però in questo bisogna che facci due Riprese Sottopiede, & un Trabucchetto col fianco sinistro per dentro, destriggiando la vita, le medesime attioni; & i medesimi farai col fianco destro per dentro, & questa Regola hai da tenere per farla, & è necessariissima tanto à i Balletti, quanto alle Cascarde. Hora restami à dirti donde deriva questo nome: ti dico che nel farlo si và destriggiando con la vita, hora con un fianco, hora con un'altro, che alli Astanti fà gratiosissima vista; onde da questo destriggiar di vita, hà preso questo nome di Destice; però non vò mancare di mostrarti, come hai da far il Corinto. Come il Corinto habbia da esser fatto, e donde deriva. REGOLA LXVIII. D. SAPPIA U.S. che mi sono invaghito in tal maniera, havendomi ella spianate tanto chiaramente queste sue Regole, e resolutomi tanti, e tanti dubbii, le quali confesso, che sono perfette, e giustissime; per ultimo m'insegni come hò da fare questo Corinto: e dopò ella mi dica donde deriva, perche nelli cinque ordini dell'Architettura, nel quarto vi và il Corinto, però desidero che non resti dirmelo, che mi sarà oltra modo carissimo. M. A questo tuo ultimo quesito ti rispondo, che è vero che nell'Architettura vi và il Corinto, e va nel quarto ordine, & confesso che l'Architettura è giustissima, però vò che sappi che l'hò imitata, & vedi al frontespitio di questa mia Opera, che tutto stà con vera Architettura fatto, onde ad una di quelle due imprese, v'è il Com passo, e l'Oriolo, dove il motto, ch'è in esso avolto, dice Regola, Tempo, e Misura. Per tanto ti dico, che se un Architetto vol fare un bel Palazzo, & che non sia eccellente, lo farà, ma alle volte vi sarà alcun mancamento, non per questo lascierà di chiamarsi Palazzo, ma sempre sarà tassato di quel mancamento c'hà fatto. Et per questo bisogna che ogn'uno al suo essercitio sia eccellentissimo come fù quel gran Michel Angelo Buona Rota, qual sì di Pittura, come di Scoltura, & d'Architettura, è stato unico al Mondo, & vedi à Roma quel bellissimo e gran Palazzo del Sereniss. Duca di Parma, & la prospettiva della Chiesa del Giesu, ch'è miracolosissima in tutto il mondo, & quiui vedrai ogni cosa stare con vero ordine fino alle lettere, che nel predetto frontespitio sono scritte con ugual partimento. Onde molti in ogni scienza sono detti maestri, ma pochi sono i veri perfetti; però in questa professione bisogna colui che la fà, convien che la faccia con vera Regola, e con perfetta Theorica, & non per prattica; & à voler far questo Corinto, bisogna col piè sinistro facci tre Riprese, & un Trabucchetto fiancheggiato, il medesimo farai col destro. Il nome donde derivi è che in far quei gratiosi moti, tirano il cuore, & innamorano li Astanti che gli vedon fare, & perciò gli hò dato questo nome. Eccoti dechiarato tutte le Regole, & risoluto tutti i dubbii de i Movimenti. DIALOGO CHE FA IL DISCEPOLO COL MAESTRO, DELLE CREANZE NECESSARIE A CAVALIERI, E DAME, NEL BALLO, E FUORI. Del modo che i Cavalieri deono portare la Cappa, e la Spada nel Ballo, & ancor fuori del Ballo. AVERTIMENTO I. D. HOR che U.S. hà compiuto di ragionare de' Movimenti, mi sarà molto caro, ch'ella m'ap prenda le belle, & Cavallaresche creanze, che si costumano hoggi cosi nel Ballare, come ancora fuori del Ballo, parendomi cosa di molto momento. M. Mi piace questo tuo honesto desiderio, & per ciò non vò mancare di compiacerti; però dico, che ne i Balletti, ò nelle Basse gravi, porterà la Cappa, ò il Ferraiolo con i lembi di essi giù, che stieno pari, & col braccio sinistro alzerà la metà della banda sinistra di esso, ponendola sopra la spalla sinistra, & averta di non coprire la guardia della Spada; & col braccio sinistro hà da stringerla, acciò non caschi, & il lembo di essa hà da porlo di dietro alla guardia della Spada; perche se la portasse con amendue i lembi calati giù, senza alzar quello, parerebbe un Pedante; perche se fosse la Cappa d'ormesino, ò telletta facilmente li potrebbe cascare, & non sarebbe cosa da Cavaliere, & massime ballando la Gagliarda, ò la Pavaniglia, Tordiglione, Cascarde, od altri Balli alterati. Però egli hà da portar la Cappa, ò Ferraiolo nel modo, come ti dimostrano le figure, che sono nel Ballo della Pavaniglia, & di Tordiglione; & se farà Balli, nelli quali si pigliano con amendue le mani, la porterà, si come ti mostra le figure del Ballo chiamato Contentezza d'Amore: avertendo di non ballar giamai senza la Cappa, perche fà bruttissima vista, ne è cosa da Nobile. Ballando detti Balli alterati, & trovandosi la Spada, terrà quella con la sinistra mano, acciò ch'ella non vada vaneggiando; & ritrovandosi nel Ballo haver poco campo, tenendola con la mano, la rivolterà alquanto con l'istessa mano, facendo che la punta penda dinanzi, acciò non offenda coloro che gli stan di dietro assettati. Et havendo campo la lascia andar al solito; ma averta di non calar con la mano tanto la guardia d'essa, che la punta risguarda l'aria, che cosi facendo, parerebbe un Capitano Spagnuolo, che recita in comedia, & più tosto sarebbe diluso, & beffeggiato, che gradito, dall'astanti. Dopò che si licentierà dalla Dama, nel volere andare à sedere al suo luogo; per