Negri Concordance Output: non
MAESTA più conueneuole; ma allo stato mio perauentura
non più opportuno pagare io vi poteuo, POTENTISSIMO
SIGNORE, come offerendoui in breue compendio
ERNESTO, ET GIOVANNI AVSTRIACI, professo di hauer
seruito alla Real Persona Vostra: cosi non in altro finalmente douea ella
terminare, che in voi, suo vnico, & principale oggetto. Dal quale traendo
terminare, che in voi, suo vnico, & principale oggetto. Dal quale traendo
ella quella grandezza, & nobiltà, clie per se stessa non hà; mi sono assicurato
di porgeruela in dono; dandomi à credere, che non sdegnerete cosa, in
cui, & per ragion di dominio, & per ragion di motore, & per ragion di
PRENCIPE l'humile sì, ma affettuosa mia offerta. In cui già che pel graue
peso de gli anni io non posso più (come solea) mouere il piede; ho voluto
almeno, per più certo argomento della diuotion mia verso la MAESTA
riseruandomi in quel poco di vita, che m'auanza, di mouer'anche le labra;
non solo à celebrare le grandezze vostre & d'Animo, & d'Impero; ma
molto più à pregare il grande Iddio, che così ben'prosperi la grandissima vostra
Volte adiuien ch'à l'honorate imprese
Fortuna ingiuriosa non contrasti.
Non t'arrestar, che la vittoria appare,
Maggior, quanto maggior son le contese,
Maggior, quanto maggior son le contese,
E non è gloria, oue non fur contrasti.
Gentil Moderator, che d'Arpe al suono
Sì ben misuri i passi, che non falli;
S'à sì concorde tuono
si sono ingegnati di far in maniera, che nella memoria
de gl'huomini vivessero pur anche morti, è non fusse del tutto
col corpo spenta la fama delle loro gloriose attioni. & avvenga, che per
col corpo spenta la fama delle loro gloriose attioni. & avvenga, che per
lo mio poco valore, io cosa in luce mandar non possa, che nome habbia,
ad'acquistare d'Illustre; tuttavia, per non mancar à me stesso, & à molti,
che pur hanno desiderato nella mia Città di Milano, & in tutta Italia che si
riducesse à qualche forma & regola l'arte del ballare; ho stimato di far quant'io
potrò, per appagar questo lor honorato disio; & se non arriverò à quel
segno, ch'eglino meritano, aprirò almeno gl'occhi à gl'arlti, che meglio
che fanno. ne da questo pensiero m'ha potuto rimuovere il sapere, che
molti già intorno à ciò habbiano scritto, fra quali v'è il non mai abastanza
lodato Messer Fabritio Carroso da Sermoneta, che nelle mani di tutti i virtuosi
questa opera che de'salti del fiocco, & di capriole, & di passi, & di salti,
& di mutanze, & di balletti, dopo il suo tempo, e stata non poco per mia
inventione arricchita la virtù del ballare, cosa che è d'utile, e di gusto potrà
inventione arricchita la virtù del ballare, cosa che è d'utile, e di gusto potrà
esser à chiunque che di saper varie cose cura si prenda; ancorche per fine non
habbia d'attender all'essercitio nostro. Hora, in quanto pregio sia stata sempre
ballare: e vero, che l'armeggiare essercitio è molto nobile, il che dico etiandio
del cavalcare, ma non tutti sono à ciò far atti; e sembra, per vero dire,
che di Marte sieno proprij, non di Venere, come è il nostro, albergatrice,
e posseditrice de cuori gentili, Ballano i Prencipi, è nel ballare più che in altra
d'agilità, chi di prestezza, chi di forza, e chi d'una, & chi d'altra cosa, ne riporta
da gli spettatori loda non picciola. Fiorirono anche in tutti i tempi,
& in ogni parte maestri in quest'arte Illustri; chiaro inditio è segno, ch'ella
sia sempre stata pur'assai stimata, & accioche la memoria di coloro, che, io
ho'all'età mia conosciuti per difetto di scrittori non sia nelle tenebre se pelita,
hò deliberato per cominciamento della mia opera di quì annoverargli,
ad altri Prencipi, assai lo fanno sapere gli stipendij, c'hebbe, & i doni con
che fù riconosciuto, che per esser noti al mondo, non starò à raccontargli.
fu stupendo, & à tutti si rendè gratissimo, & hora molti scolari, & allievi
suoi rendono di loro in quest'arte non poco conto.
gl'altri, che tra i maestri della nostra arte, egli n'habbia la corona riportata;
e chi conosciuto non l'havesse giamai, all'andar gaio, al portamento della
vita, alla gratia, con che accompagnava tutti i movimenti suoi ben detto
pur tuttavia dopò la morte di Carlo nono, Enrico terzo che succedesse,
di confermargli le piazze, e le pensioni dategli dal Rè morto, non solo sua
vita durante, ma per gli figliuoli ancora; avenga che non habbia per sua di
sgratia potuto il premio godere delle sue fatiche.
e doni grandissimi, che da quel gran Rè questi hebbero, io ad uno, ad
uno in questo luogo raccontar volessi, basta à dire che non gli mancò fortuna
al suo merito corrispondente, e che tutte le provisioni, & piazze dategli
Fabricio Caroso da Sermoneta, di cui habbiamo di sopra fatto mentione non
solo è stato di molte belle cose in questa virtù inventore, mà come dicemmo,
Emanuel Filiberto Duca di Savoia, è fù fatto mastro del Serenissimo
Carlo Emmanuelle suo figliuolo, à cui non solo il ballare insegnò,
ma lo schermire ancora, & in quel seruigio con molta sua gloria e vivuto
Giulio Cesare Lampugnano milanese, ancora egli mio discepolo non meno
eccellente in questa professione di quanti io habbi conosciuto mai, per commandamento
dell'Altezza del Duca di Baviera, dal quale oltra li donatiui era benissimo
stipendiato, e per non passarla con molte parole, dirò che egli ha havuto
pochi pari, e niuno superiore.
scuola in Milano, & in altre città, & finalmente in Turino, & di dispostezza
non cedeva à qual altro del suo tempo.
Et ecco tutti coloro, che degni mi sono paruti di lode, i quali ben possono col
loro essempio non solo far'istimar questa virtù, ma anche invitar molti è molti
à doverla imparare, che se essercitio vi può essere al mondo, che occasione
porga all'huomo di farsi conoscere da gran Signori è Prencipi, questo senz'
altro, è'l primo, & acciò che più chiaro appaia quanto io dico, non voglio
lasciare d'annoverare trà infinite alcune memorabili occasioni che à me sono
Sig. Don Giovanni di Figaroa, mentre che erano questi Prencipi
al governo di Milano, è per non far confusione de'nomi, spieghe
rò ad uno ad uno questi gran personaggi. Hò ballato alla presenza dell'Eccellentissimo
per andare alla giornata di Malta, all'hor che il Turco, havendo preso Sant'
Elmo assediava il borgo di Malta, è cosi in tutto quel viaggio non l'abbandonai
pur'un'poco, è con quell'occasione à Genova ballai dinanzi all'Eccellentissimo
& molti givochi da mattaccino, de'quali questi Prencipi presero grandissimo
gusto per non haver altra volta veduto far simili givochi con tanta
agilità è destrezza.
Mà non posso io quì lasciare di descriucre, una mascherata da me inventata,
& à mia spesa fatta all'hora dinanzi alla Serenissima Altezza del detto Sig.
dipinto Carlo Quinto Imperatore, e diversi Prencipi Italiani che servirono
nelle guerre. Sò che parrà forse à molti che non faccia à proposito, essendo
molto differente da quello ch'io ho proposto di trattare, mà poi che essa fu
molto differente da quello ch'io ho proposto di trattare, mà poi che essa fu
all'hora stimata cosa degna di Prencipi, penserò che non dourà esser hora
discaro à lettori miei Signori di quì vederla in quel miglior modo, che sia
22 L'Amore trionfante non à guisa di saettante, ma con l'arco nella sinistra,
& nella destra di due sorti di dardi, cioè di piombo, & d'oro nel resto, come
ti, & altre superbe opre, & inventioni fatte, nella Città di Milano, per la venuta
di sua Sereniss. Maestà non faccio altra mentione havendone trattato minutamente
spirti di questà nobilissima Città molto Illustri, è principali.
Nella quarta quadriglia che entrò di diece Dame, delle quali era capo la signora
Anna Arconata, la qual per alcuni giusti impedimenti non vi andò, furono
la signora Elena Arconata, e Visconta, la signora Clementia Visconte, è Arconata,
DApoi d'haver trattato de i Maestri miei antecessori, & di quelli
c'hanno apparato questa virtù da me, & da altri; non voglio man
care di far mentione ancora di quei Cavalieri, & Dame, che dopo
l'anno 1554. nel quale io cominciai la Scuola nella nobilissima,
e non mai à bastanza lodata Città di Milano hanno portato
nome di leggiadri ballatori, & ballatrici, cominciando da quei che ballarono
& Signore come veduto havete, & ho certe belle cose raccon
tate, che se bene del tutto non facevano à nostro proposito;
erano però degne di qualche memoria. Hora vengo à quelle
ò co'l destro senza fermarsi, si fà un fioretto à piè pari, ò passi, ò salti
secondo che occorre, & per questo non femarsi, si dice contratempo.
Nella quarta finta si casca in passo come nella prima; mà non si fermerà, buttando
il piede inanzi, è indietro alto, seguitando quello c'haverà cominciato
NON basta Signori sapere le cadenze; ma è di mestiero ancora sapere le
scambiate; è però sia il terzo avertimento, che le scambiate di piedi, si
MA non voglio lasciare i movimenti de i piedi, i quali si fanno stando in
passo col piè sinistro inanzi, si gettarà co'l piè destro indietro, & inanzi,
overo inanzi, ò indietro alla gamba sinistra secondo l'occasione, senza
fare il saltino, & perche nel fare le dette botte non si salta, questi si domandano
movimenti di piedi.
MAncherei à me stesso sapendo io che la maggior gratia del ballare viene
dal tremare de i piedi, quando io non ne facessi la douuta mentione; Il
tremare adunque de'piedi si fà in tre modi. Il primo stando col piè sinistro
ET anco non voglio tralasciare li passetti minuti, i quali si fanno stando co'l piè
sinistro inanzi, quasi al pari del destro, lontano tre dita l'uno, dall'altro con
HOR tutto sarebbe nulla, se de'cinque passi ne'quali si posa tutta l'arte
del ballare io non trattassi, qualche cosa. I cinque passi adunque si fanno
in quattro modi ballando la Gagliarda. Il primo modo si fan cinque passi in
modo d'andare à pigliare la Dama, & delle attioni che si fanno nel ballare
insieme. Avvertirò anco che le Dame nel ballare non alzino mai la coda
della veste con le mani; poi de'primi cinque passi che si fanno andando inanzi
distese, con le mani alquanto serrate, & portare la persona dritta, la testa
alzata, gli occhi che guardino più presto un poco più basso, che alto, ma non
fissi in un luogo avertendo nel fare la campanella, à gettare la gamba indietro;
si nel cavare la berretta di testa, come nel tenerla in mano, doppo cavata;
non starò à trattare d'alcuna delle dette maniere per non essere, troppo lungo.
ma tratterò del più bel modo, che si deve tenere per cavarla con quella miglior
& fornirà la riverenza in un tempo di gagliarda, & co'l medesimo ordine
si farà essa riverenza co'l piè destro. Non voglio lasciare d'avertire, che
la riverenza breve si fa nella metà del tempo della grave con la detta attione.
la parte sinistra sotto il detto braccio, tenendola ben raccolta su la spalla, è
ponendo la mano sinistra sopra'l pomo della spada, accioche non vada anch'ella
vagando, & in questo modo farà bella, & gratiosa vista nel ballare con
presente dissegno, volendo ballare in una festa la gagliarda insieme con la Dama.
Avvertendo à esse Dame di non alzar mai con le mani la coda della vesta.
Ballando la Dama in una festa, nel contrapassare, & nel ritirarsi, è nel voltarsi intorno
da una parte, ò dall'altra, non alzerà mai con le mani la coda della veste, overo
della robba, eccetto s'ella non si ritrovasse in luogo tanto stretto, ò disagevole,
che non potesse far dimeno; perche fa bruttissima vista; mà dandoci bel
garbo nel fare li cinque passi contrapassando, & le altre attioni, che sono dette,
con la faccia, & con la vita alla Dama, che le sarà à man destra, facendole honore,
la quale nell'assentarsi non levi con le mani la coda della veste; mà con bel
modo, è gratia si affetti à mezo della sedia; perche se più indietro sedesse, la faldiglia
si lascierà poi cadere sopra il ginocchio destro in terra colla punta
del piè alto che non tocchi terra. poi si alzerà sopra il piè sinistro mettendo
il destro al calcagno del detto, in un'istesso tempo si leverà con tutta la vita,
à fare il primo salto tondo, questo seruirà, quando si verrà alla narratione
di fare gli detti altri salti al tempo della gagliarda. Non starò poi à replicare,
quello, che già si è detto di sopra per non essere lungo, e questi avertimenti
devono essere imparari, & impressi nella memoria.
intorno due volte è meza, avertendo che nel voltare attorno si hà d'accompagnare
la vita dritta è raccolta insieme, cioè la testa, le braccia, le gambe, & non
fare, come alcuni spensierati, che fanno il detto salto voltando prima la persona,
quanto le ginocchia avertendo nel girare intorno che si ha da tenere la persona,
& la testa dritta, & gli occhi balli, & non fare, come alcuni sgarbati, che voltano
prima la persona, è poi la testa, overo stanno con la bocca aperta guardando
prima la persona, è poi la testa, overo stanno con la bocca aperta guardando
all'aria. è questi difetti si devono fuggire per non fare sconcia vista à riguardanti;
& acciò che si possa finire gratiosamente la detta girata; questa regola si
col sinistro, con una girata sopra esso piede col destro inanzi. Questa mutanza
senza la girata ha 15.botte, & 4. tempi di suono, & se la girata non finirà
la cadenza giusta, se gli potrano aggiungere alcuni passetti per finirla.
mezze volte alla sinistra, & alla destra andando l'uno al luogo dell'altro, voltandosi
la faccia, avvertendo à non far sentire il rumore delle pianelle, ne meno
alzare gl'occhi alti nel ballare, ma con bel modo tenerli un poco bassi, & non
fermi in un'luogo è andare leggiadra è diritta sopra la vita, farà bella è gratiosa
In questo ballo della gagliarda si potrebbono fare molti passi è mutanze, mà per non
arreccar noia tralasciarolle è basterà haver quì posto'l fiore del ballare con gravità,
balla alcuna volta volentieri per diporto, s'io me la passassi tacendo.
mà perche si suona in diversi modi, non istarò à dare regola di mutanza,
ma tratterò d'alcuni passi conformi al suono, che s'usa in essa, quali
è del vero effetto d'essi, accioche l'huomo se ne possa far'eccellente possessore;
oltra di ciò, non bastando à saper le riverenze i passi i movimenti è l'attioni.
nel principiare de'balli, si deve fare co'l piè sinistro; Ne voglio lasciare
di dire, che da molti questa riverenza vien' diversamente fatta; mà per non essere
lungo, dirò solo, che questa è la più vaga, & usata d'Italia.
& nella quarta, & ultima si finisce con giungere i piedi al pari delle Riverenze
semiminime, delle cascate non tratterò: poiche quà in Milano non
s'usano; ma però essorto ch'ella si faccia nel modo, che si è detto di sopra
si fa; il qual effetto suol farsi con alzarsi alquanto col fianco da quella parte,
ove si finisce la continenza, & non fare, com'altri sogliono, è quelli
tralasciando di calare, & alzare con gratia restino à pie pari, il qual modo,
piè sinistro, o'l destro secondo che si converrà ne i balli, & far un mezo passo
innanzi in punta di piedi leggiermente, talche la dama non faccia, che nel
muoversi si oda il rumore della pianella, & portando la persona dritta col pavoneggiarsi
alquanto cioè, che'l piè sinistro, ò destro, che prima si muoverà,
non passi la punta di quel piede, alla metà dell'altro; distante due dita l'uno
dall'altro, & ad ogni battuta facendo due passetti presti nel modo detto; &
ordinarie, avvertendo ogn'uno di muovere i piedi leggiermente, & sopra
tutto che la dama non faccia rumore con le pianelle nel metterli in terra, & di
portare la persona dritta con agilità, & gratia.
con prestezza, avvertendo, che s'hà da stare con la persona dritta tenendo
bene spianati i piedi in terra, & non muoverà altro, che li piedi soli,
& così farà bella, è gratiosa vista, questa ripresa con li piedi pari ha preso
al sinistro, leggiermente in punta di piedi tenendo ambedue le gambe
ben distese, non toccando però con esso piè destro la terra; poi ritirando'l pie
destro al luogo, dove si trovaua; s'hà da ritornare col sinistro a far l'effetto,
IL trabocchetto minimo, hà da essere fatto nella medesima maniera,
che'l grave, eccetto che'l tempo di questo non e', se non per la metà
dell'altro; onde dove in una battutta perfetta di tempo si farà un trabocchetto
IL fioretto ordinario alli balletti s'hà da fare non alto da terra, ma piano
e sodo, levando'l piè sinistro alto quattro dita da terra, & spingendolo
in terra spianato; il tempo di ciascun di questi fioretti si farà in una battuta
minima, de gl'altri fioretti diversi non ne tratterò per non essere lungo; poiche
a bastanza n'ho discorso nella regola de'fioretti alla gagliarda.
indietro contratempo à piè pari al fine delle parti, il quale se si fa bene,
ha buona gratia, à chi non piacesse di farlo, poco importa, si potrà far la cadenza
à piè pari.
farà li quattro .SP. andando innanzi contra la sua dama, ma ballando in quattro
si fanno andando intorno per star tutti quattro al paro, per non voltarsi
la sciena, l'uno à l'altro.
fare alla sinistra co'l piè destro le medesime attioni, che si sono fatte voltando
intorno alla destra, e tornando ogn'uno al suo luogo s'alle dame non piacesse
far li due fioretti faranno col piè sinistro quattro volte li tre .P. in saltino
piè destro, & col detto piede altretanto, tornando ogn uno al suo luogo
fanno il .S. attorno alla destra con esso piede, & se la dama non potesse fare
li .P. col fioretto potrà fare quattro .S. & fatto li due all'incontro farà un
della Dama. e fanno la .R. finendo'l Canario gratiosamente. Si potrebbero
fare in questo ballo molte altre mutanze, ma per non esser troppo lungo
con haver messe queste quattro mi pare d'haver fatto à bastanza.
si fanno andando indietro, & aggirando intorno da una parte e dall'altra,
scambiando hora una mano, & hora un'altra, se la dama non potesse fare li
detti .P. farà li .S. ordinarij col saltino, & in cambio delli sottopiedi farà
LA Nizzarda e un ballo allegro, alquale se non si può dar regola
certa, come à gli altri balli, perche ogn'uno nel suo paese
In questi Brandi, e Balli, che si ballano in più di quattro, cioè tre Cavalieri
e tre Dame, non si son potute mettere le sue figure, per non essere
il luogo commodo, ma si sono però messe quattro figure al Brando di
che due Cavaliero vadano per pigliare una dama; la quale, per
non far torto all'uno, ne all'altro, resta tal hora d'andare à ballare;
Però essorto ch'ogni cavaliero vadi modestamente à pigliar
si fanno in questo ballo s'incominciano col piè sinistro; poi si finiscono col destro,
è poi quello che guiderà'l ballo, non lo cominciarà insino che ciascuno
non habbia pigliata la sua dama. poi si porranno tutti per ordine in fila.
e passano sotto alli bracci de tutte le file, tenendosi sempre per mano sino
che la catena sia disfatta, se non fusse commodo alle dame à passar sotto il
braccio si potrà far le attioni che seguitano, si fanno poi tutti insieme per fianco
senza confusione questo ballo; si potrebbono fare in questa catena molt'altre
bizzarrie, ma per non essere troppo tedioso con l'haver posto queste, par
mi d'haver fatto à bastanza.
che due cavalieri vanno per pigliare una dama: la quale, per
non far torto, ne all'uno, ne all'altro resta tal volta d'andare
in ballo; perciò e ben che i Cavalieri vadano modestamente
in ballo; perciò e ben che i Cavalieri vadano modestamente
à pigliare la dama che gli parerà, & quello che guiderà'l ballo, non l'incominciarà
insino à tanto che tutti non habbiano prese le dame, e poi si porranno
tutti per ordine alla loro fila.
subito si lascieranno la mano della sua dama, & andaranno presto à pigliar la
mano di quella, che gli farà innanzi, in quel tempo un'altro cavaliero, che non
farà entrato nel ballo, piglierà presto una dama, talche sempre come quel che
con spasso e piacere d'ogn'uno, si potrebbero aggiongere altre bizzerie
ma per non esser troppo lungo basteranno queste mutanze.
Chi sei pietoso, che condogli meco, Echo
Acciò pensando non mi guidi à morte,
Chi porgerà rimedio al dolor mio? Io
Implacabile far l'alma contenta? Tenta
Tentar non noce mai, mà gratia tale
Poss io sperar di riportar da poi? Poi
Giovaran preghi, e doni, ò pur incanto? Canto
Et ch'altro oprar potrà, ch'ogn'un non dica
Forsenato costui, come delira? Lira
Sperando al suon de lagrimosi accenti,
Già che'l Ciel non piegai, mover l'Inferno.
moglie, & alquale un Musico in bassi modi rispose con un breve Dialogo che
conceduta gl'era la richiesta moglie con patto tale, che non rivolga gli occhi
adietro prima, che esso, & la moglie non siano del tutto usciti fuora dell'Inferno,
& se ben non pare che il decoro, & versimilitudine della favola admetta
musica in Plutone, fù ciò introdotto per maggior sodisfattione de gli
de vittoria, e di trionfo: & quivi finì l'intermedio, poiche essendo il tempo breve
e l'attioni molte, non fu possibile di rappresentare ciò che seguì poi, mentre
con esso seco condusse Medea figliuola del Rè.
re, da lei inventate, & parimente seguita dalla dea Bellona, & dalla Vittoria, &
dalla dottrina, & queste tutte erano cantatrici, se bene nell'arrivo loro non cantavano,
gionta al destinato luogo disse essa certi versetti alle compagne con avvisarle,