Negri Concordance Output: ne
Miriam quà giù come le stelle ardenti
Guidan lor balli ne i celesti giri,
Come si moua alta virtute, e spiri,
alle riverenze, & à passi, &
movimenti che intervengono ne i balli.
a fogli 103
segno, ch'eglino meritano, aprirò almeno gl'occhi à gl'arlti, che meglio
di me lo potranno fare, & desterò ne gl'animi loro spirito tale, che forse à
quel poco ch'io faccio hora, aggiugneranno poscia essi col tempo quel molto,
quel poco ch'io faccio hora, aggiugneranno poscia essi col tempo quel molto,
che fanno. ne da questo pensiero m'ha potuto rimuovere il sapere, che
molti già intorno à ciò habbiano scritto, fra quali v'è il non mai abastanza
lodato Messer Fabritio Carroso da Sermoneta, che nelle mani di tutti i virtuosi
di quest'arte, se ne và con molta sua lode; E s'è vero, come è verissimo,
che alle ritrovate cose di qualch'altra aggiugner se ne possa ; si vedrà da
questa opera che de'salti del fiocco, & di capriole, & di passi, & di salti,
che serbano in tutti i movimenti; Finalmente balla tutto il mondo, e chi
d'agilità, chi di prestezza, chi di forza, e chi d'una, & chi d'altra cosa, ne riporta
da gli spettatori loda non picciola. Fiorirono anche in tutti i tempi,
Lodovico Palvello, molte volte ballò dinanzi ai Rè di Francia Henrico II. & al
Rè di Pollonia, è carico si può dire di doni à casa se ne tornò, il cui valore fu
infinito, e meraviglioso nella prestezza della gamba.
di camera di 260. che piu? havea mille franchi ancora di pensoine, e 160.
per lo vestire; ne potrei così tosto annoverar i gran presenti, che da diversi
Principi furlongli in poco tempo fatti; e se à Dio fusse piaciuto, che più lungo
è Carlo nono chiamato, forse la città nostra di Milano haurebbe veduto
in persona d'un suo cittadino, i maggiori gradi di tutta Francia ne mancò
pur tuttavia dopò la morte di Carlo nono, Enrico terzo che succedesse,
terzo Rè di Francia, & moglie del nostro potentissimo Rè di Spagna Filippo
II. è colà avanti à sua Maestà ballò è della destrezza, è leggiadria sua, lode ne
riportò è premio honoratissimo.
in Milano à diverse Dame, & mercè della bella gratia, ch'egli haueua
fu ricercato da alcuni Cavalieri, & Dame genovesi, & egli colà se ne andò,
& hà poi sempre insegnato balletti ad una gran parte delle Dame nobili di
Gio. Ambrosio Valchiera milanese, ha fatto scuola in Milano poi ricercato da
alcuni Prencipi Fiammenghi, quiui se ne andò, & hebbe da quei Signori
quanto potè desiderare giamai. Ultimamente venne al servigio del Serenissimo
Gio. Stefano Faruffino milanese, è stato mio discepolo, ne di qual si voglia altro
men'esperto in questa professione, hà tenuto scuola molt'anni in Pavia,
Principi lo riconobbero con larghi presenti, così solo da lor'preso congedo,
da Turino se ne venne à Milano, dove fa honoratissima scuola.
à Prencipi Ridolfo, & Ernesto figliuoli di Massimiliano Imperatore, quando
di Lamagna se ne vennero à Milano per andarsene in Ispagna, alla Corte
di Sua Maestà Cattolica, anzi più volte insegnai loro molte belle cose, è
di Sua Maestà Cattolica, anzi più volte insegnai loro molte belle cose, è
ne fui con grandissimi doni ricompensato.
navi grosse l'altezza del Sig. Don Giovanni d'Austria co'due Prencipi Ridolfo
hora Imperadore, & Ernesto suo fratello, che dalla corte se ne veniuano
del Re Filippo II. N.S. & à 29. di detto mese l'Eccellentissimo Sig. Gio. Andrea
nel palazzo di Vigeuano, dove era alloggiata sua Altezza, che pur all'hora
se ne veniva dall'impresa di Tunisi di Barberia; Hora io stetti colà otto
giorni, & insegnai à sua Altezza molte e molte cose, che sommamente
20 Il Contento rappresentato da un giovane, & da una vaga donzella, che
sotto l'ombra se ne stavano sollazzando d'un pomo, ambedue assentati, ella
con un picciolo cagnuolo in grembo, & cosi assentata andava egli sonando,
Enrico Terzo, che era venuto di Pollonia à Vinegia, & per lo fiume Pò
se ne veniva accompagnato dall'Altezza del Duca di Savoia, e dal Duca di
Ferrara, e dall'Eccellentiss.Sig.Duca d'Anversa, e dal gran Priore di Francia,
alli 12. andò à Vercelli; ove l'Eccellentiss. Sig. Marchese d'Ayamonte con
quei Feudatari prese licenza da S. Maestà, & se ne ritornò a Milano, &c.
sinistro s'alza in aria, & con esso si segue à farne delli altri, secondo l'occorrenza,
se ne faranno quanti faran bisogno alle mutanze.
MAncherei à me stesso sapendo io che la maggior gratia del ballare viene
dal tremare de i piedi, quando io non ne facessi la douuta mentione; Il
tremare adunque de'piedi si fà in tre modi. Il primo stando col piè sinistro
medesimo ordine si fà andando inanzi à dritta linea, & ancora indietro secondo
l'occorrenza, se ne farà quanto bisognerà alle Mutanze.
Et ecco tutti quei avvertimenti che à mio giuditio sono paruti degni d'essere
intesi, da quali hora me ne vengo à trattare della gagliarda, mà dovendo io
trattare della virtù del ballare alla gagliarda, virtù tanto necessaria, & lodevole
schiera di Principi, di Titolati, & d'altri gran Signori suoi Vassalli, che
al numero di trecento arrivavano, per complire con quella Maestà se ne
venne. Entrò in Milano à gl'undeci di Decembre 1599. Et alla porta della
co'l piè destro invitando la Dama à ballare; poi nel pigliarla per la mano
se ne farà un'altra breve col sinistro per maggior creanza. nell'istesso modo
si farà ballando con la cappa sola, & ancor senza.
un saltino; questo è un fioretto; Si farà il medesimo cominciando co'l destro,
& è un'altro fioretto. Così seguendo di mano in mano à dritta linea se ne faranno
quanti faranno bisogno, questo fioretto, è tre botte si farà in una battuta
AVanti ch'io insegni la regola da imparare à fare le quindici sorti de'
salti, de'quali nove se ne fanno levandosi da terra à piè pari tutti differenti;
cioè li salti tondi in aria, overo birlotti, & le altre cinque
mezze volte alla sinistra, & alla destra andando l'uno al luogo dell'altro, voltandosi
la faccia, avvertendo à non far sentire il rumore delle pianelle, ne meno
alzare gl'occhi alti nel ballare, ma con bel modo tenerli un poco bassi, & non
ma ballano insieme due Cavalieri, è due Dame, finito di ballare i Cavalieri
tornano al suo luogo, & le Dame restando in ballo ne pigliano due altri cavalieri,
& ballano insieme, è poi anch'esse al suo luogo se ne vanno, è cosi si
seguita sempre come di sopra, sino che il ballo sia finito.
à un piede, & mutanze d'ogni sorte, come di sopra s'è potuto vedere;
Hora me ne vengo al Trattato Terzo, & ultimo; nel quale s'insegnano
le regole d'apprendere gl'atti belli, è gratiosi movimenti, e
& à tutte le sorti de Passi, & altri movimenti più usati, che si fanno,
ne i balli, & balletti, & ne Brandi all'uso di Milano è d'Italia, è come quello di
Spagna è di Francia ornate di diverse belle figure.
Tavola de'nomi brevi, ch'io soglio attribuire alle Riverenze & a'passi, & movimenti
che intervengono ne i balli.
Hora di tutti questi nomi ne trattaremo à suoi luoghi; insegnando, quali debbano
mandarsi à memoria, & in un'istesso tempo trattando della qualità del nome,
mandarsi à memoria, & in un'istesso tempo trattando della qualità del nome,
è del vero effetto d'essi, accioche l'huomo se ne possa far'eccellente possessore;
oltra di ciò, non bastando à saper le riverenze i passi i movimenti è l'attioni.
piè sinistro al pari del destro. avvertendo anco, ch'ogni atto, ò movimento
nel principiare de'balli, si deve fare co'l piè sinistro; Ne voglio lasciare
di dire, che da molti questa riverenza vien' diversamente fatta; mà per non essere
%SECTION "Rule 5 -- Del modo d'Imparare à fare i passi gravi ne i balletti."
Del modo d'Imparare à fare i passi gravi ne i balletti.
I Passi gravi ne i balletti si fanno tutti in una battuta di tempo; movendo'l
pie sinistro, & spingendolo innanzi, come a punto s'è detto della
col pie destro, & con questa regola seguirà a fare tanti seguiti, quanti saranno
ne i balli necessari; & questi seguiti hanno preso il nome di finti; perche
fingendo d'andare innanzi se ne restono per quello tempo nel loro luogo
medesimo.
& questo seguito è detto spezzato ; perche nel tempo, che si fa'l seguito
ordinario spezzandolo, se ne fanno due de i sopradetti.
minuti in questo modo; trovandosi la persona ha da cominciare à levare il
piè sinistro, o'l destro secondo che si converrà ne i balli, & far un mezo passo
innanzi in punta di piedi leggiermente, talche la dama non faccia, che nel
si può vedere nella musica; facendone più, & meno, secondo, che si troverà
ne i balli.
nel calare esso piede s'alzera'l destro indietro e col detto si porrà la punta al
calcagno del sinistro; & esso s'alzerà, e questo e uno sottopiede, se ne faranno
poi quanti fara bisogno alli balletti, avvertendo che questi passi si faranno con
in terra spianato; il tempo di ciascun di questi fioretti si farà in una battuta
minima, de gl'altri fioretti diversi non ne tratterò per non essere lungo; poiche
a bastanza n'ho discorso nella regola de'fioretti alla gagliarda.
come se volessero fare la lettera .S. per far ciò con quella gratia, che si convie
ne voltandosi nel finire i passi sempre a faccia, a faccia, & avvertendo che tutti
i passi andando innanzi, ò intorno, ò per fianco hanno d'andare sempre con
i piedi discosto due dita l'uno dall'altro, & nell'andare innanzi con essi passi si
faranno più presto un puoco più corti che lunghi, e ne gli altri movimenti, che
si fanno insieme s'ha sempre da stare all'incontro, ò al pari secondo l'occorenza
Hora me ne vengo a dar principio ad insegnar con che modo, e gratia, e gravità,
e leggiadria debbono i cavalieri, e le dame ballare insieme essi balli, e balletti,
FAranno insieme all'incontro quattro .P*. il cavaliero ne fà un col sinistro,
è la dama un'altro, egli fa l'altro col piè destro, è la dama fa'l medesimo; il
fanno poi altri otto .SP. brevi, due andando innanzi, l'un contra l'altro battendo
la man destra insieme, ne fanno poi altri due passando l'uno al luogo
dell'altro, e volgendo alla sinistra, si fa altretanto toccando la man sinistra, e
fanno i due .T. è la .R. & la cadenza come di sopra voltando'l fianco destro.
poi quattro .S. il cavaliero ne fà due voltando alla sinistra, & due alla destra
tornando à capo del ballo. la dama in quel tempo anch'essa fa'l medesimo voltando
FAnno insieme i quattro .SP. intorno alla sinistra, & altri quattro all'incontro
toccandosi la mano destra à mez'il ballo. con una meza .Rx. ne fanno poi
altre quattro volgendo alla sinistra, e passando l'uno al luogo dell'altro; si fa
volgendo'l detto fianco; e si fa indietro due .P. adagio, battendo'l piè
sinistro in terra; poi se ne fanno altre tre un poco più presto; si fa'l medesimo
andando indietro col piè destro, poi una battuta indietro col piè sinistro in terra.
LA Dama farà un .P. adagio levando innanzi'l pie sinistro, è doppo ne farà
un'altro col destro, e la cadenza con esso pie voltand'il detto fianco. tre .P.
poco d'inchino, ò altri passi, come le farà più commodo, poi fanno quattro
.S. il cavaliero, ne fa due intorno alla sinistra, & due andando in capo del
ballo. la dama in questo tempo scorre intorno alla sinistra, è poi alla destra, &
fioretti .SP. schisciati quattro, andando innanzi sino à mezo
il ballo; pigliaranno poi'l braccio destro, & se ne faranno altri
quattro attorno alla destra con una meza .Rx. si lascieranno, è
sinistro. faranno insieme il passeggio intorno poi quattordici .SP. due andando
innanzi, pigliano'l braccio à mezo'l ballo, & ne faranno sei altri attorno
alla destra cambiando luogo. lasciano'l braccio con un poco d'inchino poi
IL cavaliero fa un .P*. innanzi col sinistro. la dama fa'l medesimo, e gli ne fa
un'altra innanzi. essa fa'l medesimo. si pigliano amendue le mani, e fanno per
SI fanno poi quattro .P*. andando innanzi. il cavaliero ne fa un col piè sinistro.
la dama un'altro, e si fanno gl'altri due, come li primi col piè destro;
si torna poi à fare altre tre .T. col piè sinistro, e col destro, e la .R. col
destro fanno quattro .S. il cavaliero ne fà due attorno alla sinistra con esso
piede, & gli altri due andando à capo del ballo, la dama in quel tempo si volta
due .SP. un .S. intorno alla sinistra, e si fa poi il medesimo alla destra. fanno
quattro .S. la dama ne fa due, voltando alla sinistra, & gl'altri due, voltando
alla destra. il cavaliero in quel medesimo tempo, voltando alla sinistra và à
POi fanno quattro .P*. innanzi, i Cavalieri, ne fanno un col sinistro; le dame
fanno'l medesimo, i detti fanno l'altro .P*. con il piè destro, e le dame
certa, come à gli altri balli, perche ogn'uno nel suo paese
la balla à suo modo, ne discorrerò nondimeno un puoco nel
miglior modo, che farà possibile, accioche il cavaliero e la
Stauasi Amor, che di pudico ardore
Incende l'alme, ne l'incendio more.
Di Cigni, e di Sirene:
E ne và'l grido ove Sequana inonda
I campi, e'l Belga d'alta gioia abonda.
A le future genti
Aportar fregi eterni, onde ne suone
Parnaso, e ne ragione
Gran Tosca Musa, sovra l'alto monte,
che due Cavaliero vadano per pigliare una dama; la quale, per
non far torto all'uno, ne all'altro, resta tal hora d'andare à ballare;
Però essorto ch'ogni cavaliero vadi modestamente à pigliar
percioche i Cavalieri corrono à gara à pigliare la dama.
onde tal hora ne seguono de gli odij, quando s'incontra,
che due cavalieri vanno per pigliare una dama: la quale, per
che due cavalieri vanno per pigliare una dama: la quale, per
non far torto, ne all'uno, ne all'altro resta tal volta d'andare
in ballo; perciò e ben che i Cavalieri vadano modestamente
monte, & altri, come più poteano capir nel luogo; si vedevano parimente i
campi Elisij pieni d'anime, che se ne stavano senza pena, anzi frà i piaceri, e
contenti, frà le quali era Euridice moglie d'Orfeo. Vedevasi altre si Caronte
O pur ch'ogni fatica indarno impieghi? Pieghi
Che pietà trovi ne i Tartarei Numi
Credi ò più tosto ne i celesti Divi? Ivi
Questi in vano pregai, dovr à l'Inferno
Sperar mi lice, & di tornar felice? Lice
Poiche cosi m'accerti, i me ne vado
Sperando al suon de lagrimosi accenti,
si passava à una favola, la quale rappresentava e terra, e mare, e parte della
favola di Giasone, quando con gli Argonauti suoi se ne andò nel Regno de'
Colchi à far l'acquisto del vello d'oro.
In questa prima parte furono rappresentate le tre sirene, le quali fra i loro scogli
se ne stavano sollazzando con pescare, e tesser ghirlande, & cantare diversi
Madrigali; trattenuti con questo gli occhi, & gl'orecchi de gli aspertatori
per honesto spacio di tempo, cominciò à scoprirsi la nave delli Argonauti
da una di loro, laquale con molta allegrezza suavemente cantando ne
dava aviso alle sorelle, le quali tutte andarono, poscia ad incontrarla con suoni,
In tanto si fingeva, ch'il detto Rè con la sua guardia à quella banda se ne fusse
uscito à diporto per ricrear l'animo pieno di mille noiosi pensieri, & mentre
& incamminandosi al giardino dov'era posto il vello d'oro, scoprì i tori, che
contra lui se ne venivano ferocissimi, gettando fiamme dalle nari, contra i
quali si presentò con diverse parole, & atti di cuore intrepido, e finalmente
à favore di Pallade, Netunno dette alcune parole di disdegno, & di disprez
zo di detta sentenza, & di Pallade se ne partì confuso; Pallade passeggiava il
Campo seguita dalle compagne sue, le quali andavano cantando versi di giubilo,