Negri Concordance Output: loro
Rodolfo hora Imperatore, & Erneste suo
fratello, nel loro ritorno dalla Corte del Rè
Filippo II. N.S. 7
& la Dama per ballare insieme, &
le Dame per accommodare le loro vesti nel
ballare. 45
finalmente paruto di seguire di coloro l'orme, i quali col
mezo delle loro fatiche giuuti à qualche grado di perfettione,
si sono ingegnati di far in maniera, che nella memoria
de gl'huomini vivessero pur anche morti, è non fusse del tutto
col corpo spenta la fama delle loro gloriose attioni. & avvenga, che per
lo mio poco valore, io cosa in luce mandar non possa, che nome habbia,
segno, ch'eglino meritano, aprirò almeno gl'occhi à gl'arlti, che meglio
di me lo potranno fare, & desterò ne gl'animi loro spirito tale, che forse à
quel poco ch'io faccio hora, aggiugneranno poscia essi col tempo quel molto,
e posseditrice de cuori gentili, Ballano i Prencipi, è nel ballare più che in altra
cosa la loro gravità mostrano, ballano i Cavalieri, e con ciò la lor leggiadria
fanno vedere; ballano, le Dame, & ecco il vero mezo di scoprire la gratia,
fu stupendo, & à tutti si rendè gratissimo, & hora molti scolari, & allievi
suoi rendono di loro in quest'arte non poco conto.
Et ecco tutti coloro, che degni mi sono paruti di lode, i quali ben possono col
loro essempio non solo far'istimar questa virtù, ma anche invitar molti è molti
à doverla imparare, che se essercitio vi può essere al mondo, che occasione
di Lamagna se ne vennero à Milano per andarsene in Ispagna, alla Corte
di Sua Maestà Cattolica, anzi più volte insegnai loro molte belle cose, è
ne fui con grandissimi doni ricompensato.
io per caso là ballai alla presenza di tutti questi gran Prencipi, & fuor d'ogni
mio merito, fui da tutti loro favorito; ma al primo d'Agosto l'Altezza del
Sig. Don Giovanni si partì per Napoli con le galee, e dirizzando le vele verso
à S. Maestà Giulio Cesare Lampugnano mio discepolo, & Martino da
Asso ambidue maestri di ballare e S.M. fece à loro donare molte belle cose.
alli 12. andò à Vercelli; ove l'Eccellentiss. Sig. Marchese d'Ayamonte con
S. Ercole Gonzaga, havendo ciascuna per scorta il suo Capitano sopra un bellissimo
cavallo di terse, & lucid'armi coperto, & conducendo ogn'un di loro avanti
sopra à possenti cavalli i paggi, & scudieri loro che con ricchissime sopravesti
ricamate d'oro che vaga, è pomposa vista faceuano, & l'altre tre per retroguardia
vesti longhe di damasco fodrate di velluto, & col cappuccio di broccato d'oro
fodrato di vaio, i quali furono honorati per la nobiltà loro di così nobile
inventione, & caminando alla sinistra sua amendue accolti l'Illustriss. & Reverendiss.
il Sereniss. Arciduca, i Principi, & Cavalieri, tutti si licentiarono, & andarono
alli loro alloggiamenti à riposare.
accese in mano, & dato che hebbero fine al ballo, che se dirà se n'andarono
al loro luogo, il sudetto musico sonò una tiorba, & cantò alcuni leggiadretti
versi in lode delle due Altezze Serenissime, ilqual canto finito, la sig.
ne i balli necessari; & questi seguiti hanno preso il nome di finti; perche
fingendo d'andare innanzi se ne restono per quello tempo nel loro luogo
medesimo.
I Cavalieri pigliano amendue le mani delle loro dame, e fanno una .R. di quattro
saltini col sinistro girando attorno à essa mano, & andando l'uno al luogo
l'un contra l'altro, è due fioretti .SP. & uno .S. intorno
alla destra, & le dame fanno ancora loro il medesimo, faranno poi insieme
per fianco alla sinistra tre sottopiedi in ripresa, & la cadenza sopra esso piede,
suo, è faranno i cavalieri insieme le sopradette mutanze, & il passeggio; le dame
faranno ancor loro le sue mutanze, & il passeggio, è l'attioni, che si sono
fatte prima ballando in due.
insino à tanto che tutti non habbiano prese le dame, e poi si porranno
tutti per ordine alla loro fila.
tre furie, con molti spiriti infernali, con molte anime dannate, e con le qualità
etiamdio delle loro pene, & in particolare Tantolo condennato à cibarsi di
pomi, & acqua, i quai, poi dalla bocca di lui quanto più egli à loro s'accostava,
si dipartivano Iscone al girar della ruota, Sisifo al rottolar del sasso sopra'l
In questa prima parte furono rappresentate le tre sirene, le quali fra i loro scogli
se ne stavano sollazzando con pescare, e tesser ghirlande, & cantare diversi
per honesto spacio di tempo, cominciò à scoprirsi la nave delli Argonauti
da una di loro, laquale con molta allegrezza suavemente cantando ne
dava aviso alle sorelle, le quali tutte andarono, poscia ad incontrarla con suoni,
spettatori cantando insieme canzonette, inuitando gli Argnonauti à i piaceri,
& à godere le delitie delle loro stanze con fine di far li precipitare nell scogli,
all'hora gl'Argonauti dalla lor suavissima melodia allettati fecero segno di vo
E però seguendo questa favola comparue poscia il Rè de Colchi con la figliuola,
quali fatto tra loro breve ragionamento, andarono à porsi sopra una loggia
stata accommodata à posta, accioche si vedesse la pugna di Giasone. Et accommodati
quali si presentò con diverse parole, & atti di cuore intrepido, e finalmente
gettando loro adosso l'incantata herba, gli rese humili, & piaceuoli, & se gli
accostò, & fece loro carezze, facendosi dar il giogho, & poi l'aratro dal suo paggio,
arando la terra, seminando i denti nascevano li huomini armati, contro, i
gettando in mezo dell'herba incantata, essi con bellissimo abbatimento
venivano ad ammazzarsi tra loro, & à ciascuna impresa, & attione, & alle seguenti
diceva Giasone parole di molto cuore, & d'animo veramente magnanimo.
re, da lei inventate, & parimente seguita dalla dea Bellona, & dalla Vittoria, &
dalla dottrina, & queste tutte erano cantatrici, se bene nell'arrivo loro non cantavano,
gionta al destinato luogo disse essa certi versetti alle compagne con avvisarle,