Negri Concordance Output: io
MAESTA più conueneuole; ma allo stato mio perauentura
non più opportuno pagare io vi poteuo, POTENTISSIMO
SIGNORE, come offerendoui in breue compendio
rinchiuso tutto il succo della longa, & diuota seruitù mia.
Nella quale si come io seruendo à Cauaglieri Milansei vostri Vassalli, à gli Eccellentissimi
Vostri Luogotenenti, & a SERENISSIMI RODOLFO,
PRENCIPE l'humile sì, ma affettuosa mia offerta. In cui già che pel graue
peso de gli anni io non posso più (come solea) mouere il piede; ho voluto
almeno, per più certo argomento della diuotion mia verso la MAESTA
TAvola de nomi brevi che io soglio attribuire
alle riverenze, & à passi, &
col corpo spenta la fama delle loro gloriose attioni. & avvenga, che per
lo mio poco valore, io cosa in luce mandar non possa, che nome habbia,
ad'acquistare d'Illustre; tuttavia, per non mancar à me stesso, & à molti,
che pur hanno desiderato nella mia Città di Milano, & in tutta Italia che si
riducesse à qualche forma & regola l'arte del ballare; ho stimato di far quant'io
potrò, per appagar questo lor honorato disio; & se non arriverò à quel
di me lo potranno fare, & desterò ne gl'animi loro spirito tale, che forse à
quel poco ch'io faccio hora, aggiugneranno poscia essi col tempo quel molto,
che fanno. ne da questo pensiero m'ha potuto rimuovere il sapere, che
habbia d'attender all'essercitio nostro. Hora, in quanto pregio sia stata sempre
questa virtù, ben potrei io al lungo mostrare, se ad altri havessi questa
mia opera ad indrizzare, che à Cavalieri, & à dame; che pur fanno la maggiore,
& in ogni parte maestri in quest'arte Illustri; chiaro inditio è segno, ch'ella
sia sempre stata pur'assai stimata, & accioche la memoria di coloro, che, io
ho'all'età mia conosciuti per difetto di scrittori non sia nelle tenebre se pelita,
richiesto da Monsignor di Brisacco, ViceRè in Piemonte, con esso lui in
Francia se n'andò, & io dopò la partenza sua, nel 1554. cominciai ad insegnare
nella detta città di Milano. Ma chi potrebbe creder gl'honori, che
Francia, e detto Francesco secondo. ma sarei troppo lungo, se de gli stipendij,
e doni grandissimi, che da quel gran Rè questi hebbero, io ad uno, ad
uno in questo luogo raccontar volessi, basta à dire che non gli mancò fortuna
Giulio Cesare Lampugnano milanese, ancora egli mio discepolo non meno
eccellente in questa professione di quanti io habbi conosciuto mai, per commandamento
dell'Eccellentissimo Sig. Duca di Terra nova Governatore di
porga all'huomo di farsi conoscere da gran Signori è Prencipi, questo senz'
altro, è'l primo, & acciò che più chiaro appaia quanto io dico, non voglio
lasciare d'annoverare trà infinite alcune memorabili occasioni che à me sono
LA prima volta ch'io entrassi giamai à ballare in luogo degno di
memoria fù alla presenza dell'Illustriss. Sig. Cardinale di Trento,
Quando venne al governo di Milano l'Eccellentissimo Sig. Duca dal Borcheccho
mio Signor mi commisse che io andassi à servire l'Illustrissimo Sig. Conte
de Cifonte, che fu poi Castellano di Milano, il quale era venuto di Spagna,
& con molti Cavalieri Italiani, e Spagnuoli, con tal'occasione trovandomi
io per caso là ballai alla presenza di tutti questi gran Prencipi, & fuor d'ogni
mio merito, fui da tutti loro favorito; ma al primo d'Agosto l'Altezza del
nel palazzo di Vigeuano, dove era alloggiata sua Altezza, che pur all'hora
se ne veniva dall'impresa di Tunisi di Barberia; Hora io stetti colà otto
giorni, & insegnai à sua Altezza molte e molte cose, che sommamente
Mà non posso io quì lasciare di descriucre, una mascherata da me inventata,
& à mia spesa fatta all'hora dinanzi alla Serenissima Altezza del detto Sig.
nelle guerre. Sò che parrà forse à molti che non faccia à proposito, essendo
molto differente da quello ch'io ho proposto di trattare, mà poi che essa fu
all'hora stimata cosa degna di Prencipi, penserò che non dourà esser hora
Hora il trattar de tutti queste quadriglie, & balli che fecero, sarebbe troppo lungo,
& io à due sole mi appigliaro in servigio de'quali mi affaticai, come se
dirà al suo luogo.
care di far mentione ancora di quei Cavalieri, & Dame, che dopo
l'anno 1554. nel quale io cominciai la Scuola nella nobilissima,
e non mai à bastanza lodata Città di Milano hanno portato
MA prima, che io venga à raccontargli, dirò come in quel tempo io diedi
principio ad usare certi balletti vaghi, e leggiadri; in parte de'quali
trattare che nell'arte nostra più d'ogn'altra importano massime
intorno alla gagliarda; mà prima che io venga alle regole,
& alli precetti, hò stimato di dover porre alcuni avvettimenti molto
MA come potrò io lasciare i sotto piedi tanto frequenti nel ballare; i quali
si fanno stando col piè sinistro inanzi alto, nel calare esso piede si alzarà
MAncherei à me stesso sapendo io che la maggior gratia del ballare viene
dal tremare de i piedi, quando io non ne facessi la douuta mentione; Il
tremare adunque de'piedi si fà in tre modi. Il primo stando col piè sinistro
HOR tutto sarebbe nulla, se de'cinque passi ne'quali si posa tutta l'arte
del ballare io non trattassi, qualche cosa. I cinque passi adunque si fanno
in quattro modi ballando la Gagliarda. Il primo modo si fan cinque passi in
Et ecco tutti quei avvertimenti che à mio giuditio sono paruti degni d'essere
intesi, da quali hora me ne vengo à trattare della gagliarda, mà dovendo io
trattare della virtù del ballare alla gagliarda, virtù tanto necessaria, & lodevole
movimenti gagliardi c'hò detto di sopra mi è paruto conveneuole; prima che
io venga alla narratione delle regole, dimostrare la varietà de'salti, è de i nomi
che io soglio attribuire ad essi atti, è movimenti gagliardi, acciò che da ogn'uno
nel progresso del mio raggionamento possa più facilmente essere inteso.
AVanti ch'io insegni la regola da imparare à fare le quindici sorti de'
salti, de'quali nove se ne fanno levandosi da terra à piè pari tutti differenti;
cioè li salti tondi in aria, overo birlotti, & le altre cinque
sorti di salti da rovescio, che si levano da terra sopra un piè. Io tratterò
prima come si deve fermare con tutta la vita accioche li detti salti si facciano
HOr quì farei torto à me stesso, sapendo che la zoppa nella gagliarda si
balla alcuna volta volentieri per diporto, s'io me la passassi tacendo.
mà perche si suona in diversi modi, non istarò à dare regola di mutanza,
l'honorate creanze che s'aspettano cosi à Cavalieri, come alle Dame nella virtù
del ballare, con la dechiaratione de'nomi brevi, ch'io soglio attribuire alle Riverenze,
& à tutte le sorti de Passi, & altri movimenti più usati, che si fanno,
%SECTION "Table of Abbreviations"
Tavola de'nomi brevi, ch'io soglio attribuire alle Riverenze & a'passi, & movimenti
che intervengono ne i balli.
Acciò pensando non mi guidi à morte,
Chi porgerà rimedio al dolor mio? Io
Hor donque tù consiglio e aiuto dammi
Tentar non noce mai, mà gratia tale
Poss io sperar di riportar da poi? Poi
L'inessorabil Pluto à preghi sordo