Caroso Concordance Output: uoi
E quest'opra vi sacro, e questo ingegno,
Che di donarla à VOI, il cor m'ardea;
Farò quall'Huom, ch'à far lungo viaggio
DIO vi mantenga, e il Cielo,
E accreschi à ogn'un di Voi l'ardente Zelo,
Acciò con santo, e con soave modo
C'han del suo bel giardin sì vaghi fiori.
À Voi Natura hà dato in sorte, e sete
Vero Pittor d'immagini non finte,
Tal vi mostrate di virtù sublime,
Ch'à Voi si danno l'alte lodi prime
Da spirti à fama sempiterna alZati.
Balli leggiadri, & amorose rime
Voi colte havete le più alte cime,
Schernendo i tempi, le fortune, e i fati.
D. PER qual cagione (Sig. Maestro) chiamate voi Finto questo
Seguito, & da che hà egli havuto cosi fatto nome?
D. ASSAI sufficientemente di questo m'havete voi ammaestrato,
venite hora (vi prego) à darmi ammaestramen
Vi sono in esso quattro Dattili, e due Spondei, e però averti, se tu
voi ballar giusto, & con vera Regola, bisogna che i moti, che fai,
tanti n'habbia il piè sinistro, quanto il destro, che due Dattili, &
D. VOI havete parlato in generale del sedere, vorrei veniste
al particolare.
Honore à i pregi Vostri alteri, immensi:
Ma basti (e ciò Voi non habbiate à vile)
Che quanto à vera mortal Dea conviensi,
Può ne l'altre partir per ogni etate.
Ò RE FILIPPO, è ben che Voi cantiate;
Però ch'in Voi, come in suo seggio tiene
Tutto il favor d'Apollo, onde à gran spene
Come in puro cristallo intende, e vede:
Cantino d'Adria i Cigni alteri, e voi
Sacro figlio d'Apollo; e al dolce canto
Quanto conviensi alle divine cose,
Hoggi consacra à Voi le rime, e prose,
I pensier matutini, gli anni, e l'hore.
I pensier matutini, gli anni, e l'hore.
A Voi bel Sole, il cui raggio Celeste
La Terra, e'l Mar insino à l'onda estrema
E che'l suo ben fra i saggi non si note;
Ma Voi che'l nostro secolo indorate,
Sete di chiare lodi & honorate
Di studi, e soura le lucenti stelle
Alzate quei che Voi volete: & indi
Mostransi al mondo i Vostri eterni honori
IN Voi, ò Livia, s'apparisce, e forma
La pregiata tra noi vera belleZza:
Ogni rara virtù, che'l mondo appreZza,
Con Voi si desta, e par ch'altrove dorma.
Il valor senza Voi non move un'orma;
Leggiadria v'accompagna, e gentileZza,
Coronati vi dò debiti honori
À voi gloria, e splendor del secol nostro
Quiui le Muse ogn'hor, e Febo udrete
Così ne la Tua viva, e chiara luce,
Occhi beati miei, voi pur vedete
I gran misterij del divin'Amore.
Per porr'il Mondo ogn'hora in povertate;
Ogni belleZza spiegò in Voi Natura:
Tal che sete Fenice in nostra etate,
Natura fe, à dirlo in due parole,
Voi Donna FLAVIA più bella ch'il Sole.
De l'opre eccelse del Motor eterno,
In Voi ancor vedrà con l'occhio interno
Della più chiara Idea l'esempio vero.
Raccolte hò un lembo, e consacrarle voglio
À Voi Donna FELICE eguale al Sole;
Nè del mio troppo ardir punto mi doglio,
Ch'io cosi picciol lume, allumi il Sole,
Ch'illustrarete Voi l'Opera, e'l foglio.
E se tal volta humano ardir presume
Di Voi seguir l'alte vestigie, e s'erge
La've ingegno mortal non giunse ancora:
Del suo folle sperar pentito allhora,
Acceso in Voi, come Icaro, le piume
Nel Mar di Vostri honori si sommerge.
Trahendo ogn'animal risana infetto:
Voi con le luci, entro infiammate il petto,
Poi l'alma unite à DIO con le parole.
E di belleZza l'avanzate, quanto
Escie da Voi più illustre effetto, e raro.
Quand'ei può solo avalorar l'indegna
Quand'ei può solo avalorar l'indegna
Spoglia mortale: e Voi lo spirto chiaro
AlZate al Ciel co'l lume Vostro santo.
Fate, ch'ogn'aspro cor v'adora, e inchina.
Se Voi sete trà noi per far rapina
D'ogni virtù, fuggendo il basso, e'l vile;
Come più aggrada al Vostro alto desio;
Se in Voi le gratie tutte pose Amore,
Debb'io temere, che con lieto viso
Et vi son le virtù, nobil thesoro,
Ch'ornar di Voi la miglior parte suole:
Che non bastano à ciò voci, e parole
MENTRE tengo pur gli occhi, e'l cor avolto
A Voi Donna, più ch'altri al Ciel diletta,
Dico; qual mai beltà fù vista, ò letta,
À cui Fama non toglia un sì bel volto?
Lume d'ogn'altro pregio, in Voi raccolto
Veggio, e del ben, ch'in quest'e in quella eletta
Zeusi cercò per farne una perfetta,
Certo havria Sol da Voi l'esempio tolto:
Anzi in Voi, com'il Sol, di raggi accesa,
Troppo guardando, all'hor forse potea
Dissegnò l'altrui vite il gran Motore,
E à Voi diè la virtù c'han l'altre Stelle;
Di Voi la Gierarchia sola favelle,
Ove alZarsi non vaglia human valore.
Non vieti à me giamai contrario fato,
Acciò non fian da Voi miei Balli spenti.
OS'io potessi col mio ingegno, & arte,
Donna, lodar quanta belleZza è in Voi,
Io mostrarei, che sola hoggi trà noi
Io mostrarei, che sola hoggi trà noi
Voi sete tal, qual non può dirsi in carte;
Che mirando in Voi quel, che'l Ciel comparte,
Fate in me come il Sol co i raggi suoi,
Tal ch'io perdo il veder la miglior parte:
Onde nel mirar Voi me stesso oblio,
E mi consumo, & non hò chi m'affrene;
Gradir, c'hora è pur nato, e che se'n viene
Al mondo, e à Voi, per farsi più perfetto.
Non fà col vitio, ò con le gemme, e gli ostri:
Poi che in Voi sola accolse à tempi nostri
Tutte le gratie, e d'alto, e nobil zelo
Non san formar più saggia, ò più gentile.
Per Voi gli scettri, e i verdi antiqui allori
Riveggon'hoggi i sette colli altieri,
Hor che nuovo accidente no'l distorna,
Ricevete il mio don, ch'in Voi s'aggiorna,
E in Voi desia far le sue glorie conte:
Così andrete più altera, e più sublime
Quinci mostrate nel bel Vostro volto,
E ne begli occhi, à ch'n Voi fisso miri,
Del Sole'l lume, e'l corso delle Stelle.
Andar celeste; altero portamento:
Voi sete, e foste nel primiero assalto
Stame al mio laccio, e pur m'è sì soave
Stame al mio laccio, e pur m'è sì soave
Vedervi, udirvi, e'n Voi star sempre intento.
À mille Tauri diè vincendo il vanto,
Vi foste ritrovata Voi, che tanto
Colma n'andate di beltà, e valore:
Nè lungo incendio altrui fea brevi l'hore;
Che mirando il divin congiunto in Voi,
Di cui fè degne il Ciel le luci nostre,
Che maggior don da me non può venire.
Ben certo sono, alma gentil, se Voi
Li gradirete, che dal fiero dente