Caroso Concordance Output: mi
Gloriosissimo Pontificato di Papa CLEMENTE VIII.)
si che ben mi potevo io promettere d'Esse la dipendenza
d'ogni favore, che io sapessi desiderare à queste
consideratione ancora particolare del suo Titolo, che
chiamandosi NOBILTA DI DAME, mi par di dare
un raro essempio à questa età, della qualità che se le
ve lo dimostro, che dove quella era imperfetta, hoggi questa
l'hò ridotta à vera perfettione. Per tanto mi sono affaticato à dare
in luce il presente volume, più tosto per compiacimento, & servitio
D. DITE MI di gratia Sig. Maestro, s'io volessi
hora far'un Ballo, qual principio, &
U.S. con havermi assignate cosi efficaci, & autentiche
ragioni. Di gratia ch'ella mi dica, dopò che m'haverò cavata
la berretta, ò il cappello, che m'hà già detto, che significa quell'honore,
U.S. m'hà detto, che nel cavar la berretta, si deve cavar con la mano
destra, perche è più nobile, che la sinistra; di gratia ch'ella mi di
chiari questo dubbio?
vi fosse restato di spianarmi un cosi fatto dubbio, per quanto hò caro
la mia vita; onde la prego, che mi dia una regola, come debbe
far la Riverenza grave.
che sia fatta à tempo di detta sonata: e questa và fatta alla
Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna. Mi resta hora à dimostrarti
il modo di far la Continenza grave di sei battute.
M. Mi piace, che tu mi venghi movendo ogni hor novelli dubbi, però
dei saper, che questo nome di Continenza, deriva da questa ragione,
si come hò di sopra detto, & in questa maniera và fatta, &
cosi si deve chiamare; & questo vò che mi basti per insegnarti questo
movimento. Adunque passerò à ragionarti della Continenza
D. IO prego U.S. che mi voglia dire perche queste due Continenze,
l'una la domandi Breve, & l'altra Semibreve.
M. Il dichiararti questo dubbio, figliuol mio, se mi presterai l'orecchie,
ti piacerà via più di qual si voglia dubbio, ch'io t'habbia anchora
D. VI prego, caro Sig. Maestro, mi dichiariate come van fatti
questi Passi, & ditemi anco perche non gli chiamate
D. VORREI, che mi dichiaraste la maniera da fare i predetti
Passi.
D. DESIDERO che mi diciate come detti Passi larghi vadino
fatti.
D. MI sarà caro d'intendere, come vadino fatti questi Passetti.
D. ESÌ grande l'allegrezza, & il piacer che sento, che mi impara
i significati de' nomi di cotesti vostri giudiciosamen
M. Questa tua domanda mi piace, & però ti dico, che questo moto
và fatto nel tempo di due battute, si come s'è detto nella Regola
D. QUI mi nasce un dubbio, che non mi par picciolo.
D. Di sopra mi ragionaste del Seguito spezzato grave, saprei
volentieri, se nell'arte vostra si trova moto alcuno, che si nomina
Doppio lo dei fare col medesimo piè due volte, come hai
fatto il primo; nè altro intorno à questo mi resta
à dirti, solo che questo nome di Canario,
D. MI è stato molto caro questo vostro dire, & perche credo,
che molti altri ce ne sieno, m'appresso ad ascoltarvi.
M. Pochi più mi restano à dichiararti, & per non tenerti
à bada, ti dico, che volendo far il Seguito Spezzato schisciato,
& però si chiama Passo Puntato Doppio, & da questo hà egli preso
cosi fatto nome; ne di lui altro mi resta dirti, se non, che và fatto
alli Balletti.
D. VI hò inteso, & non mi si scorderà; venite pure à questo
alla Spagnuola.
D. O QUANTO piacer mi fatte in questo, perche è buona pezza,
che desiderava me ne ragionaste.
D. Pur (se ben mi ricordo) poco fà m'havete detto, che ogni moto,
che si farà col sinistro, si hà da fare col destro. Perche dunque si fà
col sinistro; & l'altre Mutanza, & attioni
van fatte pari. Hor mi passerò
à ragionarti de'Salti, &
luogo nel quale haverà cominciato à farlo, con l'istesso piè destro.
Altro non sò, che mi resta dirti intorno à prenomati Salti. Hora è
tempo di ragionarti delle Capriole.
D. MI pare che non resta più che dire intorno alle Capriole, onde
vi prego, che vi piaccia di venire à mostrarmi come
D. HO molto ben capita la predetta Regola, e desidero dicapir
similmente questa, che de'Balzetti mi volete insegnare.
D. SIGNOR Maestro desidero sommamente, che mi dichiarate,
come si debba fare questo Pirlotto, & da che derivi.
D. ASPETTO che mi ragioniate de Tremolanti.
D. QUANTO prima, di gratia, U.S. mel dica, che mi sarà
carissimo.
però in ogn'altro modo, che si nomini; sarà falso, & ciò ti basterà
per impararlo, & perciò mi verrò à dirti della Recacciata.
D. O QUANTO mi piacete, però seguite.
D. ASPETTO mi dica U.S. perche questo moto sia chiamato
Schisciata, & come si debba fare.
D. DI GRATIA U.S. mi dechiari quanto prima questo Spezzato
Alterato, perche desio molto d'apprenderlo, massime
D. O QUANTO mi sono stati grati questi moti, & trà gli
altri, questo mi hò impresso nella mia idea; ma vi prego
mi dichiarate, come và fatto quest'altro.
M. Sommamente mi piace il desiderio tuo, però non vò restare di farti
capace de detti moti, & la ragione donde son derivati; onde in prima
ne sono brevi, cioè, più picciole, & tanto è quell'una di lunghez
za; quanto quelle due, si come ampiamente si vede hoggidì, & mi
surarle poi; & per questa ragione è derivato questo nome di Dattile
tione del Dattile, hora la prego, che essendo io studente,
mi faccia gratia d'insegnarmi, come io debba fare questo
Spondeo nel Ballare; & dopò si degna dirmi donde è derivato questo
da sapere che gratissimo m'è stato d'haver inteso che sii studente, hora
tanto più mi piace d'insegnartelo, s'hai letto Ovidio, ò Virgilio,
nel scandire detti versi, sai ben che vi sono de Dattili, & de
D. SIGNOR Maestro questo nome di Saffice mi par molto
Scabroso, & mai l'hò inteso dire à ness'un Maestro, però
Scabroso, & mai l'hò inteso dire à ness'un Maestro, però
la prego se mi ama di cuore, come credo, me lo insegni,
e mi dica donde hà preso questo nome.
D. O QUANTO m'è stato grato il documento che U.S. mi
hà dato, che m'hà fatto capace della vera Regola, ch'ella
M. Giubilo, godo, & sommamente mi glorio di tai quesiti, che fatto
m'hai: hora conosco, che tu sei studente, & che desideri saper minutamente
D. SAPPIA U.S. che mi sono invaghito in tal maniera,
havendomi ella spianate tanto chiaramente queste sue Regole,
che sono perfette, e giustissime; per ultimo m'insegni come hò da fare
questo Corinto: e dopò ella mi dica donde deriva, perche nelli cinque
ordini dell'Architettura, nel quarto vi và il Corinto, però desidero
ordini dell'Architettura, nel quarto vi và il Corinto, però desidero
che non resti dirmelo, che mi sarà oltra modo carissimo.
D. HOR che U.S. hà compiuto di ragionare de'
Movimenti, mi sarà molto caro, ch'ella m'ap
prenda le belle, & Cavallaresche creanze,
M. Mi piace questo tuo honesto desiderio, & per
ciò non vò mancare di compiacerti; però dico, che ne i Balletti, ò nelle
D. MI è stato molto caro questo bello documento, però vi prego
à volermi dire, se i predetti manti s'usino in altre
D. NON mi date (Signor Maestro) alcuno ammaestramento,
come i Cavalieri sù le feste si debbono governare?
D. MI farà U.S. favore à darmi alcuno avertimento intorno
alla maniera de Principi, Signori, & Cavalieri nel
D. INSINO à quì m'havete insegnato le creanze, che i Cavalieri
deono fare; vorrei hora mi mostraste quelle,
che le Dame hanno à tenere.
D. VENITE hora à mostrarmi come la Dama doverà sedere
sù le Feste, che mi sarà carissimo.
D. ASSAI mi pare habbiate parlato delle belle maniere, che
le Dame debbon tenere sedendo; vorrei che mi dice ste hora
alcuna cosa di quelle, che Ballando doveran fare.
vadi ad honorar le sue Nozze; non vi sia grave insegnar
mi quella, che deve tenere nel partirsi la medesima Principessa.
D. MI havete à pien sodisfatto intorno à quanto desiderava sapere;
vi prego hora di mostrarmi il modo che le Dame
D. ASPETTO che U.S. mi dica anchora, come le Dame si
devono governare in licentiarsi dal Ballo.
D. Piano, (Sig. Maestro mio) che desidero mi risolviate un dubbio,
che altre fiate hò sentito muovere, cioè, se non pure il Cavaliero,
D. PREGO U.S. mi discorri, che modo, & ordine hà da
tenere una Dama quando sede con l'altre al Festino,
tenere una Dama quando sede con l'altre al Festino,
che molto mi sarà caro à saperlo.
Arte non già, c'hor vien che me l'invole;
Ma non fia (ch'io mi creda) almen disdetto
A sì alta Regina, in Tempio humile
Prendendo dal desio fida speranza
Messo mi son con degni spirti in schiera
Sotto si saggia, & immortal guerriera,
À Voi Donna FELICE eguale al Sole;
Nè del mio troppo ardir punto mi doglio,
Ch'io cosi picciol lume, allumi il Sole,
fatto, & senza Creanza, perche la precedenza nel
Ballo sempre il Cavalier la dee dare alla Dama: oltra che anco mi
sono avisto dell'errore che v'era à principiarlo in quel modo, che
Onde nel mirar Voi me stesso oblio,
E mi consumo, & non hò chi m'affrene;
Ch'io pur vorrei star fisso in tant'obietto.
Mentre più ardito à Te m'accosto, e mentre
Mi stringo appresso al già bramato oggetto,
Sostien ti prego il cor, ch'ad orza, e à poggia,
Ahi, che cangi costume,
Acciò che mi consume;
Et neghi d'esser Laura, e Laura sei,