Caroso Concordance Output: me
Nozze dell'AA. VV. Ser.me onde hà levato à
me ogni velo di dubitatione, e congiunto quel che
era diviso, e m'hà dato ombra sicurissima sotto due
Grandissime, e Fortunatissime, che l'Onnipotente
IDDIO mantenga tali per lunghissimi anni, & me suo
humiliss. SER.re Loro, nella buona gratia di Quelle, alle
D. COME bisogna farsi la Riverenza lunga, & perche cosi si
chiami desidero che me ne facciate capace.
gli piaceva imparare, però diceva: Dum pedes usque ad foveam
teneo, oportet me discere. Il che in nostro volgare
viene à dire: Io son vecchissimo, & hò l'un piede nella fossa, &
che nella prima opera vostra diceste Puntata, & non
Passo Puntato; à me certo pare, che rimoviate cosi i nomi,
come i Balli tutti sottosopra: dicami di gratia, con che ragione si
te) io sia per negarti. La onde ti dico, che segue al già insegnato
moto, il Seguito Semidoppio Ornato, da me cosi chiamato, perche
adorna il Ballo, quando egli si fà, & massime al Ballo chiamato il
M. Si che si truova, anzi senza che tu me ne parlassi, te ne voleva io
parlare; & però dei sapere, ch'egli hà havuto cosi fatto nome di
modo lo finiscono. Et anchora, che cosi paia star bene, nondimeno
à me piace molto più il primo, rendendo più ornata la vita, & si
può far meglio il sottopiede, & con più regola, che in quell'altro modo,
D. BEN me ne ricorderò io, (non temete) ne lasciate d'andarmi
con cosi facile ordine disgrossando.
D. O QUANTO piacer mi fatte in questo, perche è buona pezza,
che desiderava me ne ragionaste.
D. Pian, di gratia, Signor Maestro. A me pare, che questa Mutanza
stia bene, perch'è fatta à tempo, atteso che hà voluto osservare
D. A ME pare, che meglio, ne più compiutamente con parole
si possi altrui insegnare. Però venite pure ad inse
D. ASSAI me n'havete detto, & ve ne ringratio, passate
pur à dirmi della intrecciata.
dal dito; & questo ti basta, & tiendo ben à memoria, che mai da
nessuno tu l'hai inteso, solo che da me, che sono l'inventore, & parimente
di mano in mano, ti dichiarerò l'altri quattro, & massime
Scabroso, & mai l'hò inteso dire à ness'un Maestro, però
la prego se mi ama di cuore, come credo, me lo insegni,
e mi dica donde hà preso questo nome.
M. Si che s'usano, ma come cosa fuori della profession mia non te ne
voleva ragionare, ma poi che me ne domandi son costretto à dirti il
mio parere; però dei per tanto sapere, che, se un Principe, od un
Principe, & ella risponderà, che non può, per convenirle rendere il
Ballo. Però (inquanto à me) dico, che d'una volta sola in sù, ogni
persona possa pigliar chi più le piacerà, & chi più gli và per la sua
mente; & seguitando questa maniera, ogn'uno verrà à participare
del Festino: & non pur da me, ma anco trà molti Savi è stato
cosi deciso questo punto; cioè, che sia meglio à cosi fare, che non
Ben al Vostro hò desio pari, ò simile,
Arte non già, c'hor vien che me l'invole;
Ma non fia (ch'io mi creda) almen disdetto
Quanto con gran ragion brama la mente;
Pur eccitando in me le forZe spente,
Me stesso affretto, e mia tardanZa emendo.
Ecco, Donna LEONORA, io di lontano
Ben ch'à tanto favor di picciol pondo
Volgi in me lieta il tuo sguardo giocondo,
E infondi in me virtu tal, ch'io per lei
T'innalzi à quell'honor, ch'aspettar dei
Ò dell'anima mia specchi lucenti,
Non vieti à me giamai contrario fato,
Acciò non fian da Voi miei Balli spenti.
Che mirando in Voi quel, che'l Ciel comparte,
Fate in me come il Sol co i raggi suoi,
Che m'illustrate, e m'abbagliate poi,
Tal ch'io perdo il veder la miglior parte:
Onde nel mirar Voi me stesso oblio,
E mi consumo, & non hò chi m'affrene;
Il Cavaliere darà il Fiore à quella Dama che gli piacerà darlo; ma
dico in quanto à me, saria lecito che lo donasse alla prima invitata,
perche quella precede. Dopò ogni Cavaliere pigliarà una Dama per
Però vi sacro il Ballo, e l'intelletto,
Che maggior don da me non può venire.
Ben certo sono, alma gentil, se Voi