Caroso Concordance Output: io
DOVENDO io stampar questo Libro,
scritto secondo il dono da DIO
della dedicatione, e della protettione,
à cui io lo dovessi appoggiare, se alla Ser.ma
Casa Farnese (prima, e più riguardevole frà le Romane)
Casa Farnese (prima, e più riguardevole frà le Romane)
io non fosse antico, e divotissimo servitore, come
altresi son favorito, & honorato di gratie, e d'honori
Gloriosissimo Pontificato di Papa CLEMENTE VIII.)
si che ben mi potevo io promettere d'Esse la dipendenza
d'ogni favore, che io sapessi desiderare à queste
fatiche mie. Ma DIO benedetto, frà tante cose, con
Che de suoi raggi homai spenta cadea:
Se ben più tardo assai, ch'io non dovea
A riverirui, & adorarvi vegno,
tempi ogn'un sà in quanto prezzo sia appresso i Signori, & Cavalieri.
Hora havendo io già consumato anni cinquanta in questa professione,
& considerato, che il ridurre sotto determinate Regole il Ballare, &
& asciuccarlo con i peli delle mani, dove era mostro, & imperfetto,
lo reduce à perfettione: Tal'hò fatto io, con l'immitare, & disrugginare
il mio ingegno, & studiare notte, e giorno, dove che la prima
in luce il presente volume, più tosto per compiacimento, & servitio
di quelle, che per desiderio, ch'io n'havessi di conseguirne alcuna
gloria. Godinlo hora, & se ne vagliano quei spirti più Nobili, a' quali
gloria. Godinlo hora, & se ne vagliano quei spirti più Nobili, a' quali
fia più aggradito; ch'io da loro maggior contento non potrò ricevere,
che l'udire essi dalle mie fatiche haverne qualche buon ammaestramento,
DOVENDO io trattare dell'arte del Ballare,
sì delle Basse, come de i Balletti, & d'altre
ben nato, & creato Huomo, Donna, Giovane, & Donzella:
m'è paruto convenevole, prima ch'io venghi alla narratione delle Regole,
il dimostrare la varietà de' nomi, ch'io soglio attribuire à ciascun
de gli atti, & de movimenti, che possono intervenire à tutte
le sorti de Balletti, e del Ballo alla Gagliarda, & al Canario; acciò
che da ogn'uno nel progresso del mio ragionamento io possa più facilmente
esser'inteso. Sappiano i benigni Lettori dunque, che
D. DITE MI di gratia Sig. Maestro, s'io volessi
hora far'un Ballo, qual principio, &
D. Dopò cavata, che haverò la berretta, ò cappello, volendo far'un
Balletto con una Dama, che cosa hò io da fare prima, che cominci
il Ballo?
questo nome di Continenza, acciò accadendo à disputare,
io ne possa render ragione à chi disputasse meco, di
tutti i moti, & di tutte le attioni, che farò; & insieme dichiararmi,
M. Io son contento, però ascoltami, si suol dir per proverbio, che quanto
più l'huomo stà nel mondo, tanto più impara. Et nelli Proverbi di
teneo, oportet me discere. Il che in nostro volgare
viene à dire: Io son vecchissimo, & hò l'un piede nella fossa, &
pure io desio d'imparare. Però ogn'un dee pigliar essempio da lui,
conciosia cosa, che sin'alla morte ogn'un deve imparare.
Si che dico, ch'io non sapevo allhora tanto di questa professione quanto
hora, che hò dirugginato il mio cervello, però l'hò ridotta à vera
D. IO prego U.S. che mi voglia dire perche queste due Continenze,
l'una la domandi Breve, & l'altra Semibreve.
M. Io son contento, però dei sapere, che la Breve si dee fare con quelle
gratie, & modi, si come t'hò nell'altre detto; ma questa hà d'esser
M. Il dichiararti questo dubbio, figliuol mio, se mi presterai l'orecchie,
ti piacerà via più di qual si voglia dubbio, ch'io t'habbia anchora
spianato. Dei dunque sapere, che il nome di questo Passo Puntato
M. Appunto quì ti voleva io, però vò che sappi, ch'egli si farà sempre
ogni volta, che trovandosi l'huomo con i piedi uniti, dee con il piè,
D. IO vi ringratio, di quanto fino à quì v'è piaciuto dirmi,
con non minor efficacia vi prego a seguitare.
M. Non è cosa, che (per farti in questa scienza a riuscir valen
te) io sia per negarti. La onde ti dico, che segue al già insegnato
moto, il Seguito Semidoppio Ornato, da me cosi chiamato, perche
M. Si che si truova, anzi senza che tu me ne parlassi, te ne voleva io
parlare; & però dei sapere, ch'egli hà havuto cosi fatto nome di
D. SE io non erro, non vi resta più intorno à questi Doppi dirmi,
se non di quello alla Francese.
D. BEN me ne ricorderò io, (non temete) ne lasciate d'andarmi
con cosi facile ordine disgrossando.
và fatto, come gli altri; & per questa ragione si chiama Fioretto
battuto, che facendolo fiorisce ogni sua mutanza. Ne di lui t'hò io
à dire altro; ma passerò à ragionarti de'cinque Passi.
era falso, non essendo il numero loro in effetto più di due; & ciò ti
mostro io cosi. Prima farai un Zoppetto col piè destro in terra,
inarborando il sinistro innanzi; poi lo calerai giù dritto à piombo,
M. Io ti rispondo à questo dubbio, che ben stà, che habbi ballato con
gratia, & conclusa la Mutanza al tempo del suono; ma guarda se tu
veramente nel far quel moto, par proprio che quel tale zoppica.
A questa guisa adunque t'hò io dimostrato, come questo salto ti debba
fare, & perche cosi sia nominato, onde di lui niente altro ti dico;
fare, & perche cosi sia nominato, onde di lui niente altro ti dico;
ma io passerò à dirti del Molinello.
D. OLTRE modo io desidero d'imparare questi bei moti, però
m'apparecchio d'udirvi.
fatto, atteso che nell'altra opera sua, non v'era nè Dattilo,
nè Spondeo, nè Saffice, nè Destice, nè Corinto; però io desidero
di saperlo.
D. O QUANTO U.S. m'hà consolato d'havermi dato cogni
tione del Dattile, hora la prego, che essendo io studente,
mi faccia gratia d'insegnarmi, come io debba fare questo
Spondeo nel Ballare; & dopò si degna dirmi donde è derivato questo
D. VENITE à dichiararmi ciascun de predetti capi, accioche
io gli sappia insegnare alle mie Donne.
ben la persona, & dopò spingono innanzi il corpo, cosa, & atto tanto
brutto, che s'io volesse dire à che risembra quel moto, ogn'uno
creparebbe dalle risa. Et alcun' altre la fanno, chinandosi ben giù
l'altra veste, ò sottana, che sarà bellissima: ti dico ch'è
brutto modo; & alle volte io (come Maestro di Ballo) hò veduto
ad alcune per alzar la faldiglia sola, gli è venuta pigliata la sottana
M. Io ti vò sodisfare; però dico, che finito il Ballo, la Dama
si dee con gratiosa maniera voltare, & fare la Riverenza al suo Cavaliere,
delle calze, & altre loro cose, che per modestia resto di dirle,
le quali io co'proprii occhi hò visto cader loro, & ricoltole; cosa
assai vergognosa. Però, prima che partano di casa, bisgona che
Di prischi honori il secol nostro alzate.
Io già d'Amore à tesser rime aspetto,
Ben al Vostro hò desio pari, ò simile,
Arte non già, c'hor vien che me l'invole;
Ma non fia (ch'io mi creda) almen disdetto
A sì alta Regina, in Tempio humile
MORESINA risuoni ogni Hemispero.
Io quasi augel notturno, i pregi suoi,
Vinto da chiaro, e vivo lume santo,
un Zoppetto, un Passo in aria, & la Cadenza al fin della
Sonata: & avertano, ch'ogni volta ch'io dirò in questo Ballo che
facciano la Chiusa, l'intenderanno farla nel modo sopradetto.
Lo spirto mio à celebrarla in carte
Con questo Ballo, ch'io le sacro, e dono?
Ò d'altro ornarla, che di gemme, od ostro:
Io questo Ballo al divin nome Vostro
Vi sacro; dove d'odorati fiori
un Passo in aria col destro, & la Cadenza: il medesimo faranno
per contrario. Avertendo, che quando io dirò che si facciano
le Chiuse in questo Ballo, cominciaranno dalla Ripresa, e Fioretto,
Nè del mio troppo ardir punto mi doglio,
Ch'io cosi picciol lume, allumi il Sole,
Ch'illustrarete Voi l'Opera, e'l foglio.
Se in Voi le gratie tutte pose Amore,
Debb'io temere, che con lieto viso
Non riceviate questo Ballo mio?
Me stesso affretto, e mia tardanZa emendo.
Ecco, Donna LEONORA, io di lontano
L'innalzo al Ciel con la mia rima, e canto,
Volgi in me lieta il tuo sguardo giocondo,
E infondi in me virtu tal, ch'io per lei
T'innalzi à quell'honor, ch'aspettar dei
Cosi potrò poi far del tuo gran Tempio
Ricche le sponde anch'io del più bel Lauro,
Che co'l Tempo contenda invido, & empio.
COME potrò giamai lodar'io questa
Angioletta Celeste in mortal velo,
OS'io potessi col mio ingegno, & arte,
Donna, lodar quanta belleZza è in Voi,
Donna, lodar quanta belleZza è in Voi,
Io mostrarei, che sola hoggi trà noi
Voi sete tal, qual non può dirsi in carte;
Che m'illustrate, e m'abbagliate poi,
Tal ch'io perdo il veder la miglior parte:
Onde nel mirar Voi me stesso oblio,
E mi consumo, & non hò chi m'affrene;
Ch'io pur vorrei star fisso in tant'obietto.
Piacciavi intanto questo Ballo mio
Spargi'l chiaro splendor, ch'in Te riluce,
À questo Ballo, ch'io t'hò dedicato,
Acciò col Tuo favor'ei fia lucente.
Real Signora dunque, non vi annoi,
S'io che sì basso son, le virtù Vostre,
Cerco essaltar con Balli, e Rime insieme.
GIERONIMA CARDANA, io vò offerire
Al vostro Tempio un don puro, e perfetto;