Caroso Concordance Output: e
Con le Creanze necessarie à Cavalieri, e Dame.
DUCA, ET DUCHESSA
di Parma, e di Piacenza, &c.
DUCA, ET DUCHESSA
di Parma, e di Piacenza, &c.
professione, sarei stato in gran dubbio
della dedicatione, e della protettione,
à cui io lo dovessi appoggiare, se alla Ser.ma
à cui io lo dovessi appoggiare, se alla Ser.ma
Casa Farnese (prima, e più riguardevole frà le Romane)
io non fosse antico, e divotissimo servitore, come
altresi son favorito, & honorato di gratie, e d'honori
particolari dall'Ill.ma Casa Aldobrandina (nell'una, e
nell'altra sua grandezza, & specialmente in questo
Nozze dell'AA. VV. Ser.me onde hà levato à
me ogni velo di dubitatione, e congiunto quel che
era diviso, e m'hà dato ombra sicurissima sotto due
Padroni, & salda protettione sotto due suggetti cosi
votione verso Loto. Esce dunque questa mia Opera
al Mondo, donata, e consacrata all'AA. VV. Ser.me in
consideratione ancora particolare del suo Titolo, che
faccia i felicissimi nomi dell'AA. VV. Serenissime,
Grandissime, e Fortunatissime, che l'Onnipotente
IDDIO mantenga tali per lunghissimi anni, & me suo
Humiliss. e Divotiss. Ser.re
FARNESE
Duca di Parma, e di Piacenza, &c.
GLI alti Trofei de'tuoi sublimi Heroi,
I sacri Tempi, e gli Colossi, e gli Archi,
I gran Palagi, e i Ponti ornati e carchi
D'altissime colonne, e poggi suoi;
L'eccelse Torri, e i gran Teatri tuoi,
Sopra di sette Monti ornati, e carchi
Di PAPA, Cardinali, e gran Monarchi,
I cui fatti immortal son quì frà Noi:
Dall'Austro, all'Aquilon sin ch'al Ciel monti,
Notando il tuo valor in bronZo, e in auro.
Ma hora più dalli sacrati Monti
Ma hora più dalli sacrati Monti
Fama t'accresce, e preso hai un gran Thesauro
Dal gran PASTOR, che fà tuoi giorni Conti:
Hor coi miei spiriti pronti
Ti dedico, e consacro est'Opra mia,
Che la gradischi, acciò illustrata sia.
Duchessa di Parma, e di Piacenza, &c.
Di cui l'alto Motor fe'l Mondo degno,
Per dar à questa et à lume, e sostegno,
Che de suoi raggi homai spenta cadea:
A riverirui, & adorarvi vegno,
E quest'opra vi sacro, e questo ingegno,
Che di donarla à VOI, il cor m'ardea;
Fermarsi, ò dir potrà lingua imperfetta
Di tante glorie, i preggi alteri, e vivi.
PARENTATO
DELLI SER.MI DUCA, E DUCHESSA
DI PARMA, E DI PIACENZA, &c.
NEL Vaticano un giorno
Viddi un giardino illustre, vago, e adorno,
Intorno alle cui rose, herbette, e fiori
Givan scherZando i pargoletti Amori.
Piantò sei Gigli d'aZzurro colore;
E per far che stian sempre freschi, e belli,
A sei Stelle gli appoggia, e à tre Rastelli.
E dan tanto odor quelli
Alle sei Stelle d'oro, e ai tre Rastelli,
Che felici saran sempre i sei Gigli,
Che felici saran sempre i sei Gigli,
Le sei Stelle, e i Rastelli, & i lor figli.
Ò quanto è al Mondo grato
Ò quanto è al Mondo grato
Questo sublime, e nobil Parentato,
Ch'ogn'un canta di cor mentre s'inchina,
Ch'ogn'un canta di cor mentre s'inchina,
Viva casa Farnese, e Aldobrandina.
DIO vi mantenga, e il Cielo,
E accreschi à ogn'un di Voi l'ardente Zelo,
Acciò con santo, e con soave modo
Viviate insieme in amoroso nodo.
DON RANUCCIO FARNESE,
E D. MARGARITA ALDOBRANDINA,
DUCA, E DUCHESSA
DI PARMA, E DI PIACENZA, &c.
con l'istesso farà un Zoppetto, inarborando il piè destro, un Passo
presto in aria col sinistro, e la Cadenza. Doppò faranno un
Groppo col sinistro, due Passi in aria, uno con il piè destro, l'altro
due Continenze, come di sopra. Il Cavaliere lascierà la man destra
della Dama, e si terrano per la man ordinaria, e con il far la Riverenza
come la prima, gentilmente finiranno questo primo Tempo.
principiandola però col piè destro. Poi finite dette Mutanze, fara
no due Passi puntati innanzi, uno col piè sinistro, e l'altro col destro:
dopò ciò fatto, si piglieranno per la man ordinaria, & con far
A questa Sonata del Canario, faranno otto tempi di Canario,
sempre due per piede, cioè, due con il piè sinistro, e due col destro, &
queste si torneranno à fare un'altra volta per piede: poi la Dama
Quanto il suo ingegno in carta ben distende.
Più d'ogni spirto lui vede, e comprende
Se miri come dolce à parte, à parte
Se miri come dolce à parte, à parte
Di toglier l'armi, e la fiereZza à Marte
Rinuova l'arte: e i cor ferisce, e incende.
Ò fortunato; che sì altera guida
Hor col spron, hor col fren, mover Natura.
E come l'arte à dar la vita ancida
Mille anime in un punto hoggi Tù insegni,
TU che guidi con passi hor presti, hor lenti,
In nobil danZa vaga donna, e bella,
Mentre la giri in questa parte, e'n quella,
Fai che l'huom'hora speri, et hor paventi;
Hor la fermi cortese, & hor consenti,
Che via ne porti e l'una, e l'altra stella
Quasi in fuga, portando accolti in ella
Quasi in fuga, portando accolti in ella
Atti di sdegno, e mille strali ardenti.
Amor qui ratto corre, e'n nuovo affetto
Fra speranZa, e timor l'alma assicura,
Sì ch'ogni moto osserva, e non sen parte.
Qui ordisce inganni, e de qui il tempo fura,
Mentre che'l Ballo rendi Tu perfetto,
Mentre che'l Ballo rendi Tu perfetto,
E fai, che ceda la Natura à l'Arte.
QUEL che con penne, e con vivi colori
Fea mille morti ritornare in vita
Mentre visse di questa mortal vita
Infiammando mill'alme, e mille cori.
La virtuosa schiera de Pittori
Piange hora morto, & à pianger n'invita
URBINO, e seco anchor gente infinita
C'han del suo bel giardin sì vaghi fiori.
C'han del suo bel giardin sì vaghi fiori.
À Voi Natura hà dato in sorte, e sete
Vero Pittor d'immagini non finte,
Cui far cento atti à vostre voglie fate.
E sarete immortal, poi che non pinte
Son le pitture vostre, anZi incarnate,
Da spirti à fama sempiterna alZati.
Beato, che con nuovi, rari, e grati
Balli leggiadri, & amorose rime
Voi colte havete le più alte cime,
Schernendo i tempi, le fortune, e i fati.
Ben può la vostra patria Sermoneta,
AlZarsi al par d'ogni mortal potere:
Quanto alzarsi più ogn'hor deve, e più lieta
Mostrarsi per FABRITIO alto, e gradito
L'armonia giù dalle superne sfere.
dell'animo, quanto à quella i dispiaceri,
e travagli sono pernitiosi. Onde per rimover
da noi simil contrarii, ci sono state somministrate
da noi simil contrarii, ci sono state somministrate
l'armonie, e i ginochi, & altre
attioni dilettevoli, e gioconde; frà le quali hà
luogo l'uso del Ballare, parte di non minor dilettatione, ornamento,
gli animi alle allegrezze, & quando quelli si trovano oppressi da
qualche perturbatione, glì solleva, e ristora, e gli tien lontani da ogni
pensiero noioso, e dispiacevole. Ne tal qualità è di poco ornamento;
poiche è congionta con la Poesia, & con la Musica, facultà frà
di molte cose lodevoli, & honorate, che ne vengono in consequenza:
perche si essercitano le forze del corpo, & si rende l'huomo agile, e destro,
& si apprendono maniere grate in ricevere, & render cortesia,
& si apprendono maniere grate in ricevere, & render cortesia,
& honore, e tutti quelli portamenti che occorrono nelle creanze, &
complimenti; & in somma aggiunge gratia, bellezza, & decoro a' riguardanti.
complimenti; & in somma aggiunge gratia, bellezza, & decoro a' riguardanti.
E se l'eccellenza, e dignità delle cose si giudica dalla stima,
in che elle sono, ò siano state: non è dubbio, che non pur'hoggi cominci
to appresso à gl'antichi, i quali non solo se ne servirono ne i trattenimenti
Comici, e Tragici, ò feste publiche, ma anco nelli atti della loro
Religione, & in dar honore à i loro Dei. Onde statuirono i Sacerdoti
lo reduce à perfettione: Tal'hò fatto io, con l'immitare, & disrugginare
il mio ingegno, & studiare notte, e giorno, dove che la prima
mia opera, che tant'anni sono hò messa à luce, l'hò corretta con Regola
Nel quale s'insegnano le Regole d'apprendere i belli atti, i gratiosi
movimenti, e l'honorate creanze, che si aspettano sì à i Cavalieri,
come alle Dame nell'arte del Ballare, & anco fuori del Ballo,
Quali & quanti siano i nomi di tutti gl'atti, e movimenti,
che intervengono in ogni sorte di Balli,
ogni Principe, & Principessa, ogni Signore, & Signora, ogni
Cavaliere, e Dama, ogni Gentil'huomo, & Gentildonna, & ogn'altro
ben nato, & creato Huomo, Donna, Giovane, & Donzella:
de gli atti, & de movimenti, che possono intervenire à tutte
le sorti de Balletti, e del Ballo alla Gagliarda, & al Canario; acciò
che da ogn'uno nel progresso del mio ragionamento io possa più facilmente
Riverenza lunga, e questa và fatta in quattro battute perfette, &
và à i Balletti.
Continenza grave da farsi à tempo di sei battute, e questa và fatta
à Bassa, & Alta.
Continenza semigrave di tre battute, e questa và fatta similmente
à Bassa, & Alta, & à Tordiglione.
Passo puntato semigrave di tre battute di Musica, e questo và fatto
à Bassa, & Alta.
Passo puntato breve di due battute di Musica, e questo và fatto alle
Basse, & à i Balletti.
Passo puntato semibreve d'una battuta, e questo và fatto alle Cascarde,
alla Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna.
Passo grave, cioè semibreve d'una battuta per passo, e questo và
fatto alle Basse, & à i Balletti.
Passi presti d'una battuta tripla presta per passo, e questi van fatti
alle Cascarde, & alla Gagliarda.
Passo Trangato, e questo và fatto al Conto dell'Orco.
Seguito ordinario, cioè breve di due battute, e questo và fatto alle
Basse, & à i Balletti.
Seguito semidoppio di due battute, e questo và fatto al Furioso, &
al Ballo del Fiore.
Seguito Tranghato di due battute triple, e questo và fatto al Conto
dell'Orco.
Salto tondo in aria, e questo và fatto alla Gagliarda.
Salto riverso, e questo similmente và fatto alla Gagliarda.
Balzetto à piè pari, e spari, e questa và fatto alla Gagliarda, &
alla Pavaniglia.
Cadenza, & Sommessa di piede, e queste van fatte alla Gagliarda,
& à Pavaniglia.
Cambio, over Scambiata, e questa và fatta alla Gagliarda.
Campanella, e questa và fatta similmente alla Gagliarda.
Corinto, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde.
Costatetto, e questo và fatto alla Gagliarda.
Dattilo, e questo và fatto à i Balletti.
Destice, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde.
Groppo, e questo và fatto à i Balletti, alle Cascarde, & alla
Gagliarda.
Molinello, e questo và fatto alla Gagliarda.
Pirlotto in terra, overo Zurlo, e questo và fatto alla Gagliarda.
Punta, e Calcagno, e questi van fatti alla Gagliarda.
Recacciata, e questa và fatta alla Gagliarda, alla Pavaniglia, &
à Rosa Felice.
Ripresa sotto piede, e questa và fatta alla Gagliarda, alle Cascarde,
& à i Balletti.
Ripresa trita, e questa và fatta alla Gagliarda.
Saffice, e questo và fatto à i Balletti, & alle Cascarde.
Spondèo, e questo và fatto à i Balletti.
Trango, e questo và fatto al Ballo chiamato il Conto dell'Orco.
Tremolante, e questo và fatto ad ogni Ballo.
Trito minuto, e questo và fatto alla Gagliarda.
Zoppetto innanzi, e questo và anch'egli fatto alla Gagliarda.
M. H'ai da sapere, caro il mio Discepolo, ch'il
principio, e il moto d'alzar il braccio destro
questo è il primo moto: il secondo pigliar con
l'un l'altro, anco fuori de i Balli. Hor prima che veniamo
alla dimostratione de gli atti, e de movimenti nominati, ti voglio
alcune cose sopra questo effetto discorrere. Varie dunque, come tutto
della coscia, che si sarà cavata, & con la man sinistra fingersi di ba
sciarsela; e per esser quella la man del cuore, si dimostra l'atto esser cor
diale: atteso che in questa maniera facendo, oltre che farà bella, &
zare, ò mano, ò piede, & fine ipso factum est nihil. Il secondo
è con la man destra honorare, e pigliare, e col piè destro fermare, &
adorare; & si vede per isperienza ad ogni persona, che cava la berretta,
destro, perche è più stabile; & s'un Cavaliere vorrà montare à
cavallo, si fermarà col piè destro in terra, perche è più stabile, e forte;
& col piè sinistro, ch'è più debole fà il primo moto à por'il piè nella
sempre col piè sinistro. Di modo, che l'honorare, il pigliare,
e l'adorare si faranno con le membra destre: il fermare, il caminare,
& il riverire sempre si faranno con la membra sinistre; & cosi
%SECTION "Regola Seconda -- Riverenza Grave"
Delle Riverenze, e prima della Grave fatta
in sei battute.
in prospettiva alla Dama, od à qualunque altra persona, che la farai,
sia ballando, ò fuor de balli, e pon mente di non fare, come generalmente
fanno tutti, che l'un piede mira à Sirocco, & l'altro à
loro tu alzi un poco la punta del piè sinistro, che troverai haver
innanzi, e poi lo tiri per dritta linea in dietro, al tempo di due battute
di Musica, dopo averti, che nel tirare in dietro il piè sinistro, sia la
punta sua al paro del calcagno del destro, tenendolo spianato in terra,
e non punto elevato dalla parte del calcagno; & che non la facci
con la punta del piè, nè meno lo tiri troppo indietro, nè l'allarghi, come
& di riverire, & fuggire il moto fatto à quell'altra maniera:
e sempre tutte le Riverenze si debbon fare col detto piè sinistro, perche
quella è la porta d'entrare nel Palazzo, & è la medesima che si
fare questo Ballo, il comincierà con la Riverenza grave, & deve con
quel piè, & con quella gravità, e misura finirlo; e'l simile si dice se la
farà lunga, ò breve, percioche facendo altrimente sarà falso il Ballo.
quarta battuta t'alzerai, & unirai il piè nel modo dell'altre Riverenze,
che sia fatta à tempo di detta sonata: e questa và fatta alla
Pavaniglia, & alla Gagliarda di Spagna. Mi resta hora à dimostrarti
che ti vò dire, cioè che nel movimento di far questa Continenza ci si
contiene tutta la gratia, e tutto il decoro di tutti gli atti, & di tutti
i movimenti, che si richieggono nell'arte del Ballare, & è sommamente
perche non poteva più caminare, perciò andava à modo d'un putto
d'un'anno, ch'essendo egli vecchissimo d'età di tanti, e tanti anni,
gli piaceva imparare, però diceva: Dum pedes usque ad foveam
Che se dormendo vol'esser da poco,
Prendon di lui le scimie sesta, e gioco.
fatta à tempo di due battute di Musica perfette, ch'è una Breve, la
qual và fatta alla maggior parte de i Balletti; e per questa ragione
si domanda Breve. Hora venendo à dirti della Semibreve, ella và
%SECTION "Regola Ottava -- Passo Puntato Semigrave"
Del Passo Puntato Semigrave, e come
si debba fare.
cioè, come sarebbe un sospiro, il che si dee fare nella prima battuta,
e poi moverà il piè destro pavoneggiandosi, & il congiungerà al piè
sinistro, chinandosi un pochetto con la persona, & poi alzandosi
dell'alzare, atteso che ci dà più gratia, perche si stende più il ginocchio
di quel piè, e fà bellissima vista; & anco di portar le punte
de i piedi diritte, & non come alcuni fanno, che una punta de piè
D. DICAMI di gratia U.S. perche questo Seguito vole
che si chiami Ordinario, & Breve, e donde derivino questi
nomi.
dimostrato; & poni mente di dargli quella gratia, che t'hò detto;
& in questa maniera sarà gratiosamente fatto, & darà bella, e gratiosa
vista à i riguardanti: col qual ricordo finisco di parlarti di questo
rò nel suo luogo nella Regola del Passo Trangato, come debba farsi.
Ma non più di questo, bastando quanto t'hò detto, e ragionarotti
del Seguito Finto.
%SECTION "Regola XXI -- Seguito Spezzato"
Del Seguito Spezzato, e donde deriva questo nome.
poi col destro bisogna porre la punta di dietro al calcagno del sinistro,
e questo và fatto ad una battuta tripla; & non porla al pari,
come altri fanno, perche à questo modo facendo, sarebbe falso, atteso,
M. Questo moto si fà con dieci passettini minuti, e presti, fatti à tempo
d'una Breve, nel seguente modo. Tu dei cominciar alzar il piè
De i Seguiti Battuti, da farsi al Canario,
e donde siano derivati.
M. Il Fioretto battuto poi si fà inarborando il piè sinistro innanzi,
distante, & alto dal destro, quattro, ò cinque dita, e tutto
ad un tempo lo calerai, facendo à modo d'un saltetto, & batterai
%SECTION "Regola XXXIX -- Capriole terze, quarte, e quinte"
Delle Capriole in terza, in quarta, in quinta,
& da questo è nato questo nome di Capriola, perche l'huomo
s'alza à farla con muover presto i piedi innanzi, e in dietro à modo
d'un Capriolo; & poi si chiama Capriola terza, perche si passano
%SECTION "Regola XL -- Capriola da farsi quarta, e quinta"
Delle Capriole da farsi in quarta, & in quinta,
M. Il Trito minuto si fà trovandosi co'piedi un poco dispari
hor alla destra, hor alla sinistra, come occore nel far le mutanze: e
però principiandosi con quel piè, che si trova innanzi, si fanno tre
D. HO molto ben capita la predetta Regola, e desidero dicapir
similmente questa, che de'Balzetti mi volete insegnare.
hà preso tal nome di Recacciata; ma non vò restare di discorrer
come van fatti questi moti di punta, e calcagno.
%SECTION "Regola LVII -- Punta, e Calcagno"
Della Punta, e del Calcagno.
spianando il sinistro à modo di Zoppetto, si torna à principiare col
medesimo ordine usando la Punta, e'l calcagno del destro.
M. Necessariissimo, e massime alle Cascarde & ad altri Balli,
dove ci và la sciolta della sonata di quel Ballo, come dire ad Alta
& perche fingi d'andare in dietro, & poi torni subito in detto
luogo; da questo hà pigliato cosi fatto nome, e di ciò non hò altro che
dirti; ma ti dichiarerò dello Spezzato Alterato come dee farsi.
fatto à i versi di Virgilio, come à quelli d'Ovidio, il quale ascandirlo
hà un piè longo, e due brevi, & cosi nel farlo, convien che il primo
Passo lo spingi innanzi in punta di piede à modo d'un Trabucchetto,
& donde è derivato; al presente ti dico, che lo Spondeo hà due piedi
lunghi, e però nel Ballo havrai da fare dui Passi Semibrevi, cioè
d'una battuta di Musica per ciascun piede, & in questa maniera
và fatto. Il nome poi, deriva del dito grosso della mano, atteso
ch'egli hà due giunture, e tanto è l'una, quanto è l'altra di lunghez
za, si come misurar le puoi, & essendo detto dito sponda dell'altri
Vi sono in esso quattro Dattili, e due Spondei, e però averti, se tu
voi ballar giusto, & con vera Regola, bisogna che i moti, che fai,
la prego se mi ama di cuore, come credo, me lo insegni,
e mi dica donde hà preso questo nome.
questo Saffice è la sufficienza di fare tutti i moti difficili, &
facendolo reduci il Ballo, che farai alla vera perfettione, e però da
questa sua sufficienza, hà preso questo nome di Saffice, che ti pareva
m'hai: hora conosco, che tu sei studente, & che desideri saper minutamente
i nomi, e cognomi di tutti i Moti, che vanno ad ogni sorte
de Balli, onde per questo non vò mancare gratiosamente mostrarteli,
Come il Corinto habbia da esser fatto,
e donde deriva.
havendomi ella spianate tanto chiaramente queste sue Regole,
e resolutomi tanti, e tanti dubbii, le quali confesso,
che sono perfette, e giustissime; per ultimo m'insegni come hò da fare
questo Corinto: e dopò ella mi dica donde deriva, perche nelli cinque
ordini dell'Architettura, nel quarto vi và il Corinto, però desidero
M. A questo tuo ultimo quesito ti rispondo, che è vero che nell'Architettura
vi và il Corinto, e va nel quarto ordine, & confesso
che l'Architettura è giustissima, però vò che sappi che l'hò imitata,
Architettura fatto, onde ad una di quelle due imprese, v'è il Com
passo, e l'Oriolo, dove il motto, ch'è in esso avolto, dice Regola,
Tempo, e Misura. Per tanto ti dico, che se un Architetto vol
fare un bel Palazzo, & che non sia eccellente, lo farà, ma alle volte
come di Scoltura, & d'Architettura, è stato unico al Mondo, &
vedi à Roma quel bellissimo e gran Palazzo del Sereniss. Duca di
Parma, & la prospettiva della Chiesa del Giesu, ch'è miracolosissima
ma pochi sono i veri perfetti; però in questa professione bisogna colui
che la fà, convien che la faccia con vera Regola, e con perfetta
Theorica, & non per prattica; & à voler far questo Corinto, bisogna
DELLE CREANZE NECESSARIE
A CAVALIERI, E DAME,
NEL BALLO, E FUORI.
Del modo che i Cavalieri deono portare la Cappa, e la
Spada nel Ballo, & ancor fuori del Ballo.
gravi, ò passeggiando con la Dama, pigliano il lembo della Cappa
con la man sinistra, e sel mettono sù la spalla sinistra, & l'altro lasciano
pender giù tanto, che se lo strascinano per terra, il qual modo
da S. Maestà farà l'ultima molto bassa, che tocchi quasi del
ginocchio terra, e mostrerà di basciarle il ginocchio, & alzando il
viso bascierà il memoriale, & accompagnando quell'atto con un'altra
M. Egli hà da stare col braccio sinistro tutto steso sul poggio della sedia,
e col destro (che hà il mero, & misto imperio di commandare,
& d'apprendere) l'hà da tener similmente steso sopra
i piedi giungeranno al pari della terra, ò pavimento; avertendo,
che i detti piedi stiano quasi al pari, e non incrocicchiati, & allar
gati, come alcuni sogliono fare; & in questo modo starà da vero
sì in sesto, come in dodici, & anco in dieciotto, secondo che
la sala, ò luogo è capace, e recipiente di poter farlo in questa somma,
ò numero di persone. Questo tale Principe, ò Cavaliere, che
da ciascuno, in modo tale, che coloro che fanno tante Riverenze con
lo strascinare i piedi, col baciar di mani, e di berretta, con inchinarsi,
e piegarsi con la persona alle Dame da lor favorite; quanto
per ciò si pensano di guadagnare, tanto perdono, onde per la loro lu
parole, come sono d'opere, che gli huomini non gli potrebbero sofferire;
e nel vero cosi è.
per non saperle portare le schiantano, & più delle volte cascano,
come ne i Festini, & alle Chiese s'è visto, e vede; però fia bene nel
movere il passo, alzar la punta di quel piè, che move prima, perche
nell'alzare si stende il ginocchio di quel piè & stendendolo, verrà
à portare la persona leggiadra, e dritta, oltre che non le cascarà la
pianella da quel piè, & alzandola, non la strascinerà, nè meno ver
senza però accostarsela alla bocca, ma tenendola alquanto discosta,
& piegandola un poco, e non tener la dritta, che pareria fosse strop
piata; et nel far quel moto, farà la Riverenza grave, si come t'hò mostrato,
che hanno in dosso resta fuori della sedia, ò à man sinistra, ò
destra, secondo come ella si siede; e dopò seduta, col piede cerca di tirarla
appresso di sè, il qual modo di fare è proprio come fanno le
qualunque altra persona si sia, prima che si ponga à sedere la salu
terà, dopò si volgerà à man destra, e salutarà l'altra gratiosamente;
& nell'assettarsi, à modo alcuno non debba alzarsi la coda della
chetto, che altri chiami: & averta, che non stia come una statua,
ma alle volte fare alcun moto, ò mettersi i guanti; e se sarà d'Estate,
si farà con gratia vento col detto ventaglio, overo si sforzerà
à sedere; ma sopra tutto con gli occhi modesti, che non gli vaccilla
hor quà, hor là, perche non sarebbe stimata persona savia, e di
valore, ma vana.
M. Molto volontieri Com'ella vedrà, che la Principessa s'alzi da
sedere, in quell'istante s'alzerà, e similmente l'altre Dame s'alzeranno;
poi se la Principessa le fà Riverenza, convien che la Sposa
della sala con le sue parenti, con baciarle la mano, facendo la Riverenza
grave, ringratiandola, che S. E. s'è degnata venirla à favorire:
poi nell'andare à sedere harà da fare un'altra Riverenza
avertano à questo, per honor loro. Anco nel Ballare portarano il fazzoletto
al manicone della vesta, che sia posto mezzo dentro, e mezzo
fuori, per più vaghezza; & averta anco che non le casca qualche
M. Cotesto tuo dubbio è degno di consideratione, & per ciò ti dico,
ch'è bene, che la prima volta si renda il Ballo, ma non già più, e più
volte, come alcuni inconsideratamente fanno, per ciò che cosi facendo
qual si voglia persona d'andare ad invitare à Ballare una che sederà
amantata in detta festa; e però se quella non accetta l'invitto,
non è colpa sua, ma da quel tale che la invita.
Nelquale s'insegnano varie sorti di Balletti, Cascarde, Tordiglione,
Passo e mezzo, Pavaniglia, Canario, & Gagliarde
all'uso d'Italia, Francia, & Spagna.
Di beltà nuova, un nuovo Sol n'hà mostro,
Il Cielo empiendo e'l mondo, e'l secol nostro,
E noi di meraviglia, e di splendore;
Qual fia la man, ch'al Vostro alto valore
Honore à i pregi Vostri alteri, immensi:
Ma basti (e ciò Voi non habbiate à vile)
Che quanto à vera mortal Dea conviensi,
di tutti gl Atti & Movimenti, che si aspettano
à Cavalieri, e Dame, nell'uso de'Balli, come etiamdio
le Creanze, che ad amendue ne i medesimi convengono; restaci
Saffici, cioè una Ripresa, & un Trabucchetto, uno al lato sinistro,
e l'altro al destro; dopò passeggieranno con fare quattro Spezzati
alterati, un Groppo, due Fioretti, due Trabucchetti, due
Nel secondo tempo, torneranno di nuovo à passeggiare con far
sei Spezzati alterati, & due Saffici, uno al lato sinistro, e l'altro
al destro; poi torneranno à fare il Groppo, con tutti gli predetti Moti,
destro; & nel far detti Saffici, il primo lo faranno con il voltar il
fianco destro per dentro, e dopò il fianco sinistro; principiando però
li detti Moti con il piè destro, cioè dal Groppo, con tutti gli altri
QUESTA, che di valore, e di beltate
Il sommo pregio à gran ragione ottiene,
dentro: il medesimo faranno per contrario; poi di nuovo faranno
gli predetti Passi puntati, uno innanzi, e l'altro in dietro; & al
fin del tempo la Riverenza.
L'antico honor ch'era già spento, riede;
Quella, ch'à l'alma, e gloriosa sede
S'alza sovente de l'eternitate,
Ove l'alte frà noi cose create
Come in puro cristallo intende, e vede:
Cantino d'Adria i Cigni alteri, e voi
Sacro figlio d'Apollo; e al dolce canto
MORESINA risuoni ogni Hemispero.
Io quasi augel notturno, i pregi suoi,
Vinto da chiaro, e vivo lume santo,
Taccio pria, che scemar cantando il vero.
& però essendo amendue i piedi fratelli, hò fatto ch'amendue habbian
tanti Moti l'uno, quanto l'altro (e però questo lo chiamo,
quando ch'è un tempo di Sonata solo, Terminato) perche è con vera
Nel terzo tempo, torneranno di nuovo à fare gli due Passi puntati,
come di sopra, con il destro prima, e con tutti gl'altri Moti susse
guenti; avertendo però, che in luogo delli due Passi c'hanno fatto innanzi,
guenti; avertendo però, che in luogo delli due Passi c'hanno fatto innanzi,
bisogna che facciano due Trabucchetti, e poi seguiranno à
far in dietro tutte l'altre attioni, come hò detto nel secondo tempo.
Fioretti, & Seguito innanzi, principiandoli però prima col sinistro,
e poi col destro: avertendo, che nel far l'ultimo Seguito con
il destro, piegaranno un poco le ginocchia con gratia, & in quello
istante faranno un Zoppetto con il piè destro, un Passo in aria,
& la Cadenza; il medesimo Zoppetto, Passo in aria, e Cadenza
faranno per contrario. Et questo si chiama Tempo Terminato, si
RICCA Donna di pregio, e di valore
Più ch'altra in terra, ove il Ciel largo pose
Più ch'altra in terra, ove il Ciel largo pose
L'eterne e vive sue belleZze ascose,
Che ne i begl'occhi accolte appaion fore:
Quanto conviensi alle divine cose,
Hoggi consacra à Voi le rime, e prose,
I pensier matutini, gli anni, e l'hore.
A Voi bel Sole, il cui raggio Celeste
A Voi bel Sole, il cui raggio Celeste
La Terra, e'l Mar insino à l'onda estrema
Del suo tranquillo e chiaro lume ingombra:
Ver cui repente ogni grandeZza scema,
L'empio Orion disarma le tempeste,
E la notte s'inalba, il dì s'inombra.
al destro. Poi faranno insieme due Doppi scorsi, voltandosi
prima à man sinistra, e poi à man destra à modo d'una S, & accostandosi
amendue si piglieranno per la mano ordinaria.
Sì che Fortuna sempre superate,
Quantunque Dea di ricche gioie e grate
Tenuta sia fra gente basse, e ignote,
E che'l suo ben fra i saggi non si note;
Ma Voi che'l nostro secolo indorate,
Quindi volgete l'asse à i bei lavori
Di studi, e soura le lucenti stelle
Alzate quei che Voi volete: & indi
Mostransi al mondo i Vostri eterni honori
Con gemme, e perle assai più ricche e belle,
Che non dona Fortuna, & hanno gl'Indi.
di mezza Riverenza, un Sottopiede, & la Cadenza, principiando,
e finendo con il piè sinistro innanzi; gli medesimi per contrario:
poi faranno un Groppo, due Fioretti, un Passo puntato,
%SECTION "Passo E Mezzo, Balletto"
ALLA SERENISS.
IN Voi, ò Livia, s'apparisce, e forma
La pregiata tra noi vera belleZza:
Ogni rara virtù, che'l mondo appreZza,
Con Voi si desta, e par ch'altrove dorma.
Il valor senza Voi non move un'orma;
Il valor senza Voi non move un'orma;
Leggiadria v'accompagna, e gentileZza,
E prende ogn'alma à i bei costumi aveZza
Da le Vostre maniere essempio, e norma.
Le parti poi de l'animo sì nuove,
Lo spirto mio à celebrarla in carte
Con questo Ballo, ch'io le sacro, e dono?
PASSO E MEZZO
BALLETTO
VOLENDO far questo Passo e mezzo, si principierà
stando le persone come vi dimostrano le Figure,
campanella, & un Groppo, principiando detti Moti con il piè sinistro;
poi subito farà un Passo in aria col destro, e la Cadenza col Trito
minuto, cioè con la detta Cadenza farà tre balzettini al lato sinistro:
poi faranno la Chiusa, come di sopra, cioè un Zoppetto, un Passo
in aria, e la Cadenza. Avertendo però la Dama che nel fare detto
Passeggio in ruota, lo principierà con il fare due Passi; & dopò
Passo e mezzo.
Al bel viso seren Venere bella,
E son gli occhi, e'l suo ciglio arco, e facella,
Ch'usa Amor, quando in cor gentil s'indon
Ch'usa Amor, quando in cor gentil s'indon
E'l chiaro spirto, à cui candida gonna (na.
Fanno i bei membri, sì divin favella,
Fanno i bei membri, sì divin favella,
Ch'è beato chi l'ode; e par ben ch'ella
Sia di gratie, e virtù specchio e colonna.
In VERGINIA s'appoggia il ricco Tempio
Di tutti i preggi eterni in lei raccolti
À far del Ciel quà giù fede, e memoria.
modo, che eccovi dechiarito questo, & che bisogna far due Passeggi,
& non tre, che uno n'habbia il piè sinistro, e l'altro il destro.
i detti Moti col sinistro; dapoi faranno due Saffici, uno
col destro, e l'altro col sinistro piede.
principiando col piè destro: & in questo modo facendo, il Ballo an
derà giustissimo, perche un Passeggio si principia col sinistro, e l'altro
col destro.
O DEA scesa quà giù da l'alto chiostro
Carca di pretiosi, e bei thesori,
Per la terra purgar de'gravi errori,
Coronati vi dò debiti honori
À voi gloria, e splendor del secol nostro
Quiui le Muse ogn'hor, e Febo udrete
Le vostre lodi altrui far chiare, e conte,
E'l gran valor sonar la Terra, e'l Mare.
Povero è'l don; ricche le voglie, e pronte:
Ma qual dono maggio vi posso fare,
Dopò ciò faranno due Spezzati fiancheggiati in dietro, cioè
uno ordinario col piè sinistro, e un'altro finto col destro; finalmente
faranno un Seguito battuto di Canario, col trito minuto,
battuto col sinistro, come di sopra, concludendo con far due altre battute
di piedi, una col piè destro, e l'altra col sinistro. Gli medesimi
Spezzati con tutte l'altre attioni faranno per contrario.
TU sei Donna gentil un'altro Sole,
Da cui l'ombre terrene han lume, e vita,
Se tanto à l'invisibile infinita
Nascon da Te quei fior, quelle viole,
Del cui soave odor pres'e invaghita
L'anima Tua, à DIO si rende unita,
L'anima Tua, à DIO si rende unita,
E se n'adorna, e se ne pregia, e cole;
Nascon da Te quei raggi, e ciò ch'induce
Il Santissimo moto, e la quiete
Ne l'Orbe di quest'alma, e questo core.
Così ne la Tua viva, e chiara luce,
Occhi beati miei, voi pur vedete
QUESTA Gagliarda di Spagna principiarassi stando
le persone come vi dimostran le Figure; e nel primo
tempo, faranno la Riverenza Breve di due battute,
tempo, faranno la Riverenza Breve di due battute,
e due Continenze di una battuta per Continenza;
poi faranno una Ripresa sottopiede al lato sinistro, due Fioretti,
per contrario. Avertendo, che quando io dirò che si facciano
le Chiuse in questo Ballo, cominciaranno dalla Ripresa, e Fioretto,
con gli altri Moti sussequenti, & sempre hà da farsi terminato.
due Seguiti brevi, cioè ordinarii, nel fin de'quali faranno mezza
Riverenza, e lasciando la mano, si ha da voltare con due Passi à
man sinistra, e due Fioretti, & un Seguito ordinario innanzi,
ferrmandosi una mezza battuta, cambiando però luogo; poi pigliandosi
dal Groppo. Finalmente farà le due Chiuse, sì al lato sinistro,
come al destro con l'uno, e l'altro piede, si come hò detto di
sopra. Et questa è Mutanza Terminata, che tanto ne hà un piede,
con l'istesso farà due mezze Riverenze, un Groppo, un Passo in
aria col destro, con due Fioretti innanzi, e la Cadenza: fatto questi
Moti, vi si fermerà un'altra mezza battuta, principiando i detti
Cosi nell'alto Olimpo in terra appare
Rara beltà, splendor, chiaro e lucente:
Et opra del gran Giove in cui sovente
Si scorgon luci assai del Sol più chiare,
E di Vener belleZze assai più rare;
Che ne stupisce in sè ogni alta mente.
Terrai hoggi d'OLIMPIA il nome altero,
E divina sarai non mortal veste.
E mentre illusterai questo Emispero
Come Donna divina, & Dea terreste,
poi in prospettiva faranno due Continenze, con due Passi puntati
fiancheggiati in dietro, e due Doppi alla Francese, come di sopra,
uno al lato sinistro, l'altro al destro; poi faranno due Continenze
À far un corpo cosi Signorile?
Donde hebbe il modo, e l'arte tal'ingegno
À farlo sì magnanimo e gentile?
Veggio che di beltà passate il segno,
Veggio che di beltà passate il segno,
E Vostra fama và da Battro à Tile;
Credo che tutti i Cieli, e la Natura
Fosser d'accordo à far vostra Figura.
Tal che sete Fenice in nostra etate,
Bella, leggiadra, gratiosa, e pura:
Natura fe, à dirlo in due parole,
Poi che del saper Vostro il raggio altero
Risplende à par del Sole almo, e superno;
Ond'honorato grido fia in eterno
Ond'honorato grido fia in eterno
Udito in questo, e'n quell'altro Hemispero.
Et quelle che'l Ciel largo vi comparte
Et quelle che'l Ciel largo vi comparte
Gratie, e belleZze, con pura honestade
Il pregiato valor, ch'entro s'indonna,
Con gran desire. Ò della nostra etade
Ornamento, e splendor, GIULIA COLONNA.
un Seguito ordinario innanzi cambiando luogo; dopò faranno due
Passi puntati brevi fiancheggiati innanzi; e ciò fatto, faranno due
Passi volti à man destra, & un Seguito innanzi in prospettiva,
Nel quinto, & ultimo tempo, faranno due Passi puntati brevi
fiancheggiati innanzi, e due Destici, cioè due Riprese, & un Trabucchetto
per Destice, uno al lato sinistro, l'altro al destro; poi faranno
Qual merta la EccellenZa Vostra altera,
Che di senno, e valor ogn'altra avanZa:
Prendendo dal desio fida speranza
Sotto si saggia, & immortal guerriera,
Per illustrar ogni mio Ballo, e DanZa.
Di rose, gigli, fiori, e di viole
Raccolte hò un lembo, e consacrarle voglio
À Voi Donna FELICE eguale al Sole;
Ch'io cosi picciol lume, allumi il Sole,
Ch'illustrarete Voi l'Opera, e'l foglio.
DONNA, à cui par non vidde unqu'altra etate,
Nè vedrà poi da quì à mill'anni, e mille,
Sin che dal foco in attomi, e'n faville
Sian le gloriè del Mondo arse, e cangiate.
Appena dir potria Vostra beltate;
Appena dir potria Vostra beltate;
Quel, che d'Ulisse, e pria canto d'Achille:
Poi che sol con le luci, alme e tranquille
Maravigliosamente altrui beate.
Maravigliosamente altrui beate.
E se tal volta humano ardir presume
Di Voi seguir l'alte vestigie, e s'erge
La've ingegno mortal non giunse ancora:
ò intrecciato, come vogliamo dire; cioè, ogni Cavaliere in
un'istesso tempo piglierà la sua Dama per la mano destra; e tutti,
tanto i Cavalieri, quanto le Dame ad ogni toccata di mano faranno
Onde la gloria tua giamai non more.
Se lode unqua per alto, e gran valore
À Donna Illustre degnamente desti
À Donna Illustre degnamente desti
Per li suoi chiari, e gloriosi gesti;
Dalla à GIOVANNA, ch'è tuo gran splendore.
Questa è quella COLONNA, in cui scolpio
Palla, Cillenio, Apollo, e Citerea
Ogni suo preggio, ogni sua rara dote.
QUANDO è più bello, e più lucente il Sole
Sembrate, ò ARSILIA, co'l reale aspetto;
Onde sete del Sol tanto più degna,
E di belleZza l'avanzate, quanto
Escie da Voi più illustre effetto, e raro.
Quand'ei può solo avalorar l'indegna
Quand'ei può solo avalorar l'indegna
Spoglia mortale: e Voi lo spirto chiaro
AlZate al Ciel co'l lume Vostro santo.
al lato destro, & un Destice al lato sinistro: il medesimo faranno
per contrario. Poi faranno due Passi puntati come di sopra, e
con far la Riverenza lunga di quattro battute, finiranno à tempo
Per le doti, ch'a Dea vi fan simile,
Che col vago sembiante altero, e humile
Fate, ch'ogn'aspro cor v'adora, e inchina.
Se Voi sete trà noi per far rapina
Se Voi sete trà noi per far rapina
D'ogni virtù, fuggendo il basso, e'l vile;
S'havete quante son dal Gange al Thile
Passano accese d'immortali ardori,
E serban sempre Vostre fiamme chiare;
Ben può l'avaro tempo consumare
Ben può l'avaro tempo consumare
Il ferro, e l'opre de'più gran Scultori;
Ma non può già de'Vostri eterni honori
Beata dunque, che schernite l'ira
Del Tempo; e Lethe non può torre al Vostro
Nome, quel grado, che più quà giù s'ama,
FRA tanti, che le chiare orme seguendo
Vanno d'Apollo, e desiose, e intente
Odono il suon della beata gente,
Che'l Sacro Monte và di gioia empiendo,
Servo vi sono, e tal, ch'appena intendo
Quanto con gran ragion brama la mente;
Pur eccitando in me le forZe spente,
Me stesso affretto, e mia tardanZa emendo.
Ecco, Donna LEONORA, io di lontano
Ecco, Donna LEONORA, io di lontano
L'innalzo al Ciel con la mia rima, e canto,
Sì che'l Tebro l'ammira, e'l Vaticano.
Saggia, bella, gentil, modesta, tanto
Dopò ciò fatto, faranno di nuovo il medesimo Pedalogo, con tutte
l'altre Attioni, e Moti si come hò detto nel secondo tempo.
à fare per contrario. Finalmente faranno due altri Saffici fiancheggiati,
con due Fioretti, e due Trabucchetti; poi con far innanzi due
Passi puntati semibrevi, si piglieranno gentilmente per la man' ordinaria
Volgi in me lieta il tuo sguardo giocondo,
E infondi in me virtu tal, ch'io per lei
T'innalzi à quell'honor, ch'aspettar dei
T'innalzi à quell'honor, ch'aspettar dei
Più conforme al tuo merto, alto e profondo.
Cosi potrò poi far del tuo gran Tempio
Cosi la tua virtù, che'l secol d'auro
Trà noi rinova, andrassi, e senza essempio,
Chiara frà l'Orse dal Mar Indo al Mauro.
De terreni pensier gl'animi desta:
Qual chi tenta più chiara, e manifesta
Render la luce del Signor di Delo,
Con picciol lume, ò con l'Ombrone, o'l Melo
Far più ricca, e maggior Doride infesta.
À te convien, cui diede Apollo, & Clio
À te convien, cui diede Apollo, & Clio
L'avorio, e i nervi suoi dolci, e canori,
Far Lei ben conta à la futura etate.
Far Lei ben conta à la futura etate.
Sì vedrem poi gli verdi, e sacri allori
Ornati, e vincer Lei l'eterno oblio,
Togliendo à Laura, e Bice la beltate.
Eccedesse la Dea che nacque in Mare:
E da la bella, e vaga
Madre ricorre, del suo mal presaga;
Madre ricorre, del suo mal presaga;
E tanto prega, ch'ella
L'insegna una di lei più vaga, e bella:
Ne i sette Colli siede,
Disse, chi di beltade ogn'altra eccede;
In cui Natura, e DIO
Con ogni lor poter, v'han posto il mio:
Per impresa hà una Rosa,
Ch'ad un crognal s'appoggia, e si riposa,
Che con forti radici
Che con forti radici
Appar sopra sei Monti alti, e felici.
Per trovar questa Dea, che'l mondo adora,
Lasciando Cipro, e Gnido,
Per far nel sen di Lei sua stanZa, e nido;
Ma quando poi vicino
Ma quando poi vicino
Accostossi al bel volto almo, e divino,
Credendone far preda,
Credendone far preda,
Vinto rimase, e à Lei si diede in preda.
due Seguiti ordinarii, al fin de'quali si lasciaranno con le solite
Creanze, & si volteranno amendue à man sinistra, e ne faranno
altri due, cambiando luogo. Dopo ciò faranno un Groppo, due
altri due, cambiando luogo. Dopo ciò faranno un Groppo, due
Fioretti innanzi, un Passo puntato, principiando dette Attioni, e
Moti col piè sinistro, & mezza Riverenza col destro: avertendo,
Nel sesto, & ultimo tempo, si pigliaranno per la man'ordinaria,
con le solite cerimonie, e Creanze, si come havran fatto nel
pigliarsi la prima volta, & faranno due Passi puntati, due Passi semibrevi,
DEH chi potria lodar le rose, e l'oro
Del volto, delle chiome, e'l chiaro Sole
De bei Vostri occhi; e l'altre rare, e sole
Parti di cosi degno alto lavoro?
Ch'ornar di Voi la miglior parte suole:
Che non bastano à ciò voci, e parole
De quanti fur giamai degni d'alloro.
Venga colui, che te pianta gentile
Amò già in corpo humano; e infonde, e spira
À suoi cari cultor l'arte, e l'ingegno:
Et indi al suon della sua dotta lira
Faccia chiaro volar da Battro à Thile
Il Vostro nome, e l'alzi oltre ogni segno.
[on outside top loops of diagram]
Questa e'la linea della Dama
Questa e'la linea del Cavaliere
l'intrèccia
ta e'la linea
ondata: doue
Non tacer com'ad hor, ad hor si vede
Arder costei mill'alme, e farne prede,
Tal che t'inalZa ogn'hor nuovi Trofei.
Poi che tosto ch'appar sì vaga in vista
Ogni cor resta preso, e à te soggetto,
Ne d'esser giunto in servitù s'attrista;
Nel secondo tempo, passeggiando haran da fare un Seguito
semidoppio col sinistro, e due Fioretti, & due Trabucchetti, principiandoli
col piè destro: gli medesimi faranno per contrario; poi
poi alle Riprese di detta Sonata faranno due Passi puntati minimi
fiancheggiati innanzi; e ciò fatto si piglieranno, con far le solite cerimonie,
per la man'ordinaria; & al fin della Sonata, con la Riverenza
Per cui convien c'hoggi virtù s'impari,
E'n cui piove i suoi doni eletti, e cari
Dal terZo ciel la Dea madre d'Amore.
Dentro al tuo Giovanil pudico petto,
Senno, valor, prudenZa, e cortesia,
Com'in lor fido albergo hanno ricetto.
L'età nostra ogni vil terreno affetto,
E per dritto sentiero al Ciel s'invia.
Nel secondo tempo, passeggiaranno insieme con la man pigliata,
& non al modo di prima, che passeggiava prima la Dama, e dopò il
Cavaliere: dico che era falso il Ballo; però bisogna, che amendue facciano
poi si voltaranno à man sinistra, facendo altri due Seguiti, &
uno andarà da un capo del luogo ove si ballarà, e l'altro dall'altro
capo; dopò ciò, all'incontro faranno due Passi puntati, & altri due
MENTRE tengo pur gli occhi, e'l cor avolto
A Voi Donna, più ch'altri al Ciel diletta,
Lume d'ogn'altro pregio, in Voi raccolto
Veggio, e del ben, ch'in quest'e in quella eletta
Zeusi cercò per farne una perfetta,
Troppo guardando, all'hor forse potea
Rimaner cieco, e non finir l'impresa,
O fiamma tal per gli occhi in lui scendea
DONNA CAMILLA, che la notte allumi,
E togli il lume à Stelle, e oscuri il Sole
Al più stridente algor gigli, e viole,
Apri, e speZzi il Diamante, e'l gel consumi.
L'ali già tronchi à mille Cigni impiumi,
Ond'è ch'illustre schiera ogn'hor ne vole,
Le Tue virtù cantando uniche, e sole,
Dai legge alle tempeste, e fermi i fiumi.
Ma sarebbe atto à pena un nuovo Homero
À figurar di tante una sol parte,
Ch'ornan l'anima Tua candida, e pura;
Perche pur non capisce human pensiero,
SPIRTO gentil, che con accorti gesti
Scherzando con le Gratie, e con Amore,
Rechi à Te gloria, à gl'altri accresci ardore,
Rechi à Te gloria, à gl'altri accresci ardore,
E gioia, se ben fosser freddi, e mesti:
Hor col mio stile i piei veloci, e presti
Muovi; e'l tuo vago, e natural colore
D'ostro pingi, e di minio, e'l gran splendore
Spargi à la vista altrui con atti honesti:
Cosi à te stessa acquistar pregio impara,
E pascer gli occhi d'immortai faville,
Che folgorando escon da tuoi bei rai:
Spero la Tua virtù, ch'ogn'hor tranquille
Fa l'alme, e i miei pensier vince d'assai.
Vivi raggi del Sol, dolci facelle,
Che le più gelid'alme, e le più belle
Infiammate d'un dolce, e puro ardore.
Dissegnò l'altrui vite il gran Motore,
Dissegnò l'altrui vite il gran Motore,
E à Voi diè la virtù c'han l'altre Stelle;
Di Voi la Gierarchia sola favelle,
Lumi leggiadri in cui mirar n'è dato
Ciò c'han di bello il Cielo, e gli Elementi,
In cui puote huom mortal farsi beato.
Fate in me come il Sol co i raggi suoi,
Che m'illustrate, e m'abbagliate poi,
Tal ch'io perdo il veder la miglior parte:
Onde nel mirar Voi me stesso oblio,
E mi consumo, & non hò chi m'affrene;
Ch'io pur vorrei star fisso in tant'obietto.
Piacciavi intanto questo Ballo mio
Gradir, c'hora è pur nato, e che se'n viene
Al mondo, e à Voi, per farsi più perfetto.
La virtù, lo splendor del secol nostro,
E qual sia il lume del Signor di Delo,
E qual sia più bell'Auro, e più bell'Ostro;
Chi desia riportar da un mortal velo
Chi desia riportar da un mortal velo
La gloria, e'l ben del sempiterno chiostro:
Venga à mirar con riverente Zelo,
Al suon de le dolcissime parole;
E vedrà ancor, mentre i begli occhi move
Al suo valor, quanto fia piano, e leve
Volger i monti, & arrestar'il Sole.
S'HOGGI i più scielti, e più purgati inchiostri
S'han tolto per lor fin d'erger'al Cielo,
S'han tolto per lor fin d'erger'al Cielo,
Qui CATERINA ORSINA, e à l'alma velo
Non fà col vitio, ò con le gemme, e gli ostri:
Poi che in Voi sola accolse à tempi nostri
Poi che in Voi sola accolse à tempi nostri
Tutte le gratie, e d'alto, e nobil zelo
Colui v'ornò, che'l caldo tempra, e'l gelo;
Come fian chiari i tanti preggi Vostri?
Questi porta la Fama al sacro Tempio
D'Eternitade, e gli consacra à quella
Propria virtù, non valor d'altri, ò sorte,
Ove sempre vivran con raro essempio,
Lume immortal d'ogn'alma honesta, e bella;
A'tuo mal grado, ò Tempo, ò Lete, ò Morte.
Spiega nel Mondo i suoi lucenti rai.
Casto cor, dolci accenti, honesti, e gai,
Rare belleZze al Mondo uniche, e sole,
Sommo saper, ch'ogn'uno appreZza, e cole
In costei sono; & ben Amor tu'l sai.
Secol aventuroso, hor mentre, ch'Ella
Con dotta mano, e con maniere accorte
Vince l'antiche, e lor toglie ogni honore:
Ciascun in Lei di gioia, e di stupore
S'abbaglia; Hor quando hebbe altra Donna in sorte
Tutti i gesti Roman, tutti gli honori,
Ch'à par de'Tuoi gran frutti, herbetti, e fiori
Son gli altrui pregi, e di sì larga spene:
Poi ch'à lingua mortal gli si conviene
Per più pregio divin, ch'alma innamori,
Gir pingendo con lieti, e bei colori
Quel ch'oro, ostro, e piropi ogn'hor mantiene.
Mentre ogni mio desire in Te s'appoggia,
Mentre ogni mio desire in Te s'appoggia,
Mentre più ardito à Te m'accosto, e mentre
Mi stringo appresso al già bramato oggetto,
Mi stringo appresso al già bramato oggetto,
Sostien ti prego il cor, ch'ad orza, e à poggia,
Trepido varca, e con novelle tempre
Fà quel che manca in lui colmo, e perfetto.
due di loro andranno à pigliar le due Dame per la man'ordinaria,
con le solite cerimonie, che staranno da un di detti capi; e gli altri due
faranno il medesimo: avertendo però, che quel Cavaliere che principiarà,
PER far quanta è nel Ciel gratia, e belleZza
Apparire a'mortai simile, e vera,
Priva Giove la più sublime Sfera
D'un Pianeta, ch'eccede ogni vagheZza:
Indi il Mondo n'adorna, e ogni oscureZza
Ne scaccia, e Roma, ov'egli alberga altera
Ne rende, e col suo nome inclito spera
Di GIERONIMA sol ogn'altereZza.
Ne sia, pur che ne resti il Mondo adorno
Di vista sì celeste, e così grata;
Poi che ne sente risonar già intorno
Poi che ne sente risonar già intorno
Fama immortal di gratia, e virtù ornata,
Che tal non spande il Dio, ch'alluma il giorno.
due Passi minimi innanzi, & appareggiavano il sinistro al
destro; e poi col destro tornavano à fare gli predetti due Spezzati
fiancheggiati in dietro: & questo anco era falsissimo; la ragione,
Ne gli occhi, ch'al Sol fanno illustre scorno,
Amor le faci accende, e i dardi indora
Ne'biondi crini, ond'egli ad hora, ad hora
Non san formar più saggia, ò più gentile.
Per Voi gli scettri, e i verdi antiqui allori
Riveggon'hoggi i sette colli altieri,
Riveggon'hoggi i sette colli altieri,
E torna il Tebro à suoi perduti honori.
SPARGEA lieta i bei fior la vaga Clori,
Eran l'aure soavi, e'l Ciel sereno,
Del gran Signor del Ciel correano al seno
Quando Natura per colmar gl'honori
De'sette colli, e noi beare à pieno,
Dal suo poter maggior sciolto ogni freno,
Mandò COSTANZA da'più eccelsi Chori;
Quindi vien sua vagheZza, e quindi hà l'alma
Alteramente humil, la gratia, quindi
Tra quante vede il Sol da i Mauri, à gl'Indi
Leggiadre Donne, e quante mai sien state?
POI che dal chiaro, e lucid'Orizonte
Del Vostro aspetto, à noi tal Sol ritorna,
Non può mostrargli alteramente il fronte.
Conforme à le mie voglie ardite, e pronte,
Hor che nuovo accidente no'l distorna,
Ricevete il mio don, ch'in Voi s'aggiorna,
E in Voi desia far le sue glorie conte:
Così andrete più altera, e più sublime
Tra i MATTEI Roman; così potrete
Ma che dico io? s'in mio favor tenete
Gli occhi, e i piè destri fra le Donne prime,
El vostro pregio à quelle tutte è Duce.
Acciò che mi consume;
Et neghi d'esser Laura, e Laura sei,
Per non refrigerar i spirti miei.
Nel divin Vostro angelico intelletto
Come nel seggio suo riposa, e luce:
Questa la mente Vostra erge, e conduce
Di sfera, in sfera al ben sommo, e perfetto,
Dove del suo Fatto al sacro aspetto
Dove del suo Fatto al sacro aspetto
Stella nuova la sù splende, e riluce.
Ivi'l pensier del degno incarco sciolto,
Scorge di DIO le meraviglie belle,
E d'i celesti segni, i moti, e i giri.
Quinci mostrate nel bel Vostro volto,
Quinci mostrate nel bel Vostro volto,
E ne begli occhi, à ch'n Voi fisso miri,
Del Sole'l lume, e'l corso delle Stelle.
EUGENIA saggia, pura, honesta, e bella,
Del Tebro Ninfa, che l'amate sponde
Del Tebro Ninfa, che l'amate sponde
Adorni, e fai sì chiare, e dolci l'onde,
Ch'ivi mai non appar vent'ò procella:
In cui dolce si specchia, in cui s'asconde,
In cui si mostra, in cui s'informa, e infonde
Ogni anima gentil, candida, e snella.
Ò chiaro Sol, che de la maggior luce
CRIN d'ambra, e d'or, che con lascivi errori
Gite ondeggiando in su'l bel viso adorno;
Bocca, che spiri grati Arabi odori;
Labbia, ch'a' rubin fate invidia, e scorno;
Denti di perle; gola, ove d'intorno
Andar celeste; altero portamento:
Voi sete, e foste nel primiero assalto
Stame al mio laccio, e pur m'è sì soave
Vedervi, udirvi, e'n Voi star sempre intento.
Donna, da cui begli occhi escono fuore
Tanti rai d'honestate, e di valore,
Quanti hà fior campo à la stagion più cara;
Quanti hà fior campo à la stagion più cara;
Ne la cui fronte più serena, e chiara,
Che'l gran Pianeta, che distingue l'hore,
Che'l gran Pianeta, che distingue l'hore,
Tutti i suoi pregi, e le sue palme, e honore
Apre, e dispiega, e'l Ciel v'orna, e rischiara.
Qual alma dunque fia sì bassa, e vile,
Ch'al dolce sfavillar de'Vostri sguardi,
Al lampeggiar de l'angelico riso,
Non si facci più d'altra, alta, e gentile;
E che non dica: Ahi perche troppo tardi,
Lassa, apersi quest'occhi in sì bel viso.
DI chi è questo sì vago, e ricco Tempio?
Di belleZza congionta ad Honestate.
Di belleZza congionta ad Honestate.
Chi le cose ministra alte, e pregiate?
LUCRETIA gentil di virtù essempio.
Dalle gratie divine à un parto nate.
Chi fan le voci angeliche, e beate?
Voglie, che fan del vitio horrido sciempio.
Chi accende il foco? I pargoletti Amori.
Chi pone i lumi, e i pretiosi panni?
Timor d'infamia, e volontari honori,
Che fanno al Tempo, e à Morte illustri inganni.
Chi quì la pinse? Amor. Fù un bel Pittore.
E quai furno i pennelli, ch'oprò seco?
I strali. E gli color? Ardore, e gelo.
Come han quegli occhi tal virtù dal Cielo,
Ch'involan gli altrui spirti? È perche Amore
Gli diede i suoi, e lui rimase cieco.
Vi foste ritrovata Voi, che tanto
Colma n'andate di beltà, e valore:
Perdea l'orgoglio, vinta di pallore,
Forse la Dea, nè tenebroso pianto
Copria le sponde à Simoneta, e Xanto,
Nè lungo incendio altrui fea brevi l'hore;
Di cui fè degne il Ciel le luci nostre,
L'aureo pregio vi dava, e l'alma insieme.
Real Signora dunque, non vi annoi,
S'io che sì basso son, le virtù Vostre,
Cerco essaltar con Balli, e Rime insieme.
A LA rara belleZza unica, e pura
Cede ogn'altra belleZza, e con stupore
Miri FLAMINIA, il cui chiaro splendore
Miri FLAMINIA, il cui chiaro splendore
Infiamma i cori, e'l Sol vince, & oscura.
E per maggior sua gloria, e sua ventura
Ad ALESSANDRO la congiunse Amore,
(Fratello amato) pien d'alto valore,
E de i doni del Cielo, e di Natura.
Ben questa coppia fortunata, e vaga
Venere, e Amor somiglia, & è ben degna
Ch'ogn'uno l'ami, riverisca, e honori.
Non di colpi mortali i petti impiaga,
Non di colpi mortali i petti impiaga,
Nè trà lascivie humane alberga, e regna,
Ma trà celesti, e inusitati ardori.
GIERONIMA CARDANA, io vò offerire
Al vostro Tempio un don puro, e perfetto;
Onde s'ei fosse ben vile, & inetto,
Cosa degna di tanto illustre obietto;
Però vi sacro il Ballo, e l'intelletto,
Che maggior don da me non può venire.
Li gradirete, che dal fiero dente
Lieti, e sicuri da l'invidia andranno;
E non sol da gli Hesperi à i Liti Eoi
Il Vostro altero nome, matrà gente
Del Salto del Fiocco. 45
Delle Capriole terze, quarte, e quinte. 45
Della Capriola da farsi quarta, e quinta. 46
Delle Capriole spezzate. 46
Della Recacciata. 55
Della punta, e calcagno. 55
Della Schisciata al Canario. 56
Feste. 70
Nuovi avertimenti à Principi, e Signori.
72
P
PAsso e mezzo.
Alla Sereniss. Duchessa d'Urbino. 130