Caroso Concordance Output: cui
della dedicatione, e della protettione,
à cui io lo dovessi appoggiare, se alla Ser.ma
Casa Farnese (prima, e più riguardevole frà le Romane)
Di PAPA, Cardinali, e gran Monarchi,
I cui fatti immortal son quì frà Noi:
Ti fà Roma nomar dall'Indo, al Mauro,
CELESTE Donna, anZi terrena Dea,
Di cui l'alto Motor fe'l Mondo degno,
Per dar à questa et à lume, e sostegno,
Viddi un giardino illustre, vago, e adorno,
Intorno alle cui rose, herbette, e fiori
Givan scherZando i pargoletti Amori.
Segue detta Sonata, in cui si fà mutatione, che sono
otto Tempi di Gagliarda.
Vero Pittor d'immagini non finte,
Cui far cento atti à vostre voglie fate.
E sarete immortal, poi che non pinte
porga innanzi à quella persona à chi la cava, atteso che fà, si come hò
detto di sopra, schifa vista à colui à cui vien cavata, & anchora à
riguardanti: ma si dee ben tenerla volta col fondo verso quella parte
con la vita, & tirar'indietro il piè sinistro, piegando un poco le
ginocchia, riverisce quella persona, à cui fà quella riverenza.
perche è più debole del destro: & questa è la prima ragione.
La seconda è, che si riverisce quella persona di cuore, à cui hai animo
di far riverenza; & essendo il piè sinistro membro, che risponde
soleva già fare, ò con qual si voglia altra persona fuor del Ballo, perche
in quel modo par che si disprezzi la Dama con cui si balla, &
questo uso è restato à gli Hebrei. Però con ogni effetto si deve sempre
dal destro, che pare propriamente, che quel tal voglia orinare;
& unendo poi il piè destro à piè pari, il cui modo è assai sgarbato,
& asciuto, quando ben'egli si facesse à tempo, & con misura;
mano; & chi ciò fà dee sempre andare con la persona dritta; & ciò
s'appartiene cosi al Cavaliere, come alla Dama con cui ballerà; &
ogn'uno deve schiffare di non fare quel moto, che prima si faceva
che si comprenda da gli astanti, che le battute sieno fatte con
misura, & con arte, Dal cui battere de piedi, questi Seguiti hanno
pigliato il nome di Battuti. Et vò, che sappi, che il Seguito
DONNA Real da cui begl'occhi Amore
Di beltà nuova, un nuovo Sol n'hà mostro,
LA Real Donna in cui beata siede
Gratia, Virtù, BelleZza, & Honestate;
Gratia, Virtù, BelleZza, & Honestate;
Per cui si chiaro in questa nostra etate
L'antico honor ch'era già spento, riede;
I pensier matutini, gli anni, e l'hore.
A Voi bel Sole, il cui raggio Celeste
La Terra, e'l Mar insino à l'onda estrema
Del suo tranquillo e chiaro lume ingombra:
Ver cui repente ogni grandeZza scema,
L'empio Orion disarma le tempeste,
Ch'usa Amor, quando in cor gentil s'indon
E'l chiaro spirto, à cui candida gonna (na.
Fanno i bei membri, sì divin favella,
Mille Trofei consacra immortal gloria.
Specchio, in cui luce espresso il chiaro esempio
Di tutti i preggi eterni in lei raccolti
TU sei Donna gentil un'altro Sole,
Da cui l'ombre terrene han lume, e vita,
Se tanto à l'invisibile infinita
Nascon da Te quei fior, quelle viole,
Del cui soave odor pres'e invaghita
L'anima Tua, à DIO si rende unita,
Rara beltà, splendor, chiaro e lucente:
Et opra del gran Giove in cui sovente
Si scorgon luci assai del Sol più chiare,
Che ne stupisce in sè ogni alta mente.
À cui rivolto poi come celeste
Terrai hoggi d'OLIMPIA il nome altero,
Ò beltà rara sovra ogni beltate,
In cui posero i Cieli ogn'alta cura
Per porr'il Mondo ogn'hora in povertate;
DONNA, à cui par non vidde unqu'altra etate,
Nè vedrà poi da quì à mill'anni, e mille,
Dalla à GIOVANNA, ch'è tuo gran splendore.
Questa è quella COLONNA, in cui scolpio
Palla, Cillenio, Apollo, e Citerea
Far più ricca, e maggior Doride infesta.
À te convien, cui diede Apollo, & Clio
L'avorio, e i nervi suoi dolci, e canori,
Disse, chi di beltade ogn'altra eccede;
In cui Natura, e DIO
Con ogni lor poter, v'han posto il mio:
DONNA Real del Tebro eterno honore,
Per cui convien c'hoggi virtù s'impari,
E'n cui piove i suoi doni eletti, e cari
Dal terZo ciel la Dea madre d'Amore.
Dico; qual mai beltà fù vista, ò letta,
À cui Fama non toglia un sì bel volto?
Lume d'ogn'altro pregio, in Voi raccolto
Ove alZarsi non vaglia human valore.
Lumi leggiadri in cui mirar n'è dato
Ciò c'han di bello il Cielo, e gli Elementi,
Ciò c'han di bello il Cielo, e gli Elementi,
In cui puote huom mortal farsi beato.
Ò dell'anima mia specchi lucenti,
CLELIA REBIBBA, il cui valor sostiene
Tutti i gesti Roman, tutti gli honori,
In van si mira in questo stato vile
Per Donna tal; di cui gli human pensieri
Non san formar più saggia, ò più gentile.
Ò dulce Nume, ò fiameggiante Stella,
In cui dolce si specchia, in cui s'asconde,
In cui si mostra, in cui s'informa, e infonde
Ogni anima gentil, candida, e snella.
GIULIA MATTEI, che di beltà sei rara
Donna, da cui begli occhi escono fuore
Tanti rai d'honestate, e di valore,
Quanti hà fior campo à la stagion più cara;
Ne la cui fronte più serena, e chiara,
Che'l gran Pianeta, che distingue l'hore,
Che mirando il divin congiunto in Voi,
Di cui fè degne il Ciel le luci nostre,
L'aureo pregio vi dava, e l'alma insieme.
Cede ogn'altra belleZza, e con stupore
Miri FLAMINIA, il cui chiaro splendore
Infiamma i cori, e'l Sol vince, & oscura.