Caroso Concordance Output: ciel
Ti fà Roma nomar dall'Indo, al Mauro,
Dall'Austro, all'Aquilon sin ch'al Ciel monti,
Notando il tuo valor in bronZo, e in auro.
Il sommo pregio à gran ragione ottiene,
Poi ch'in sè chiude quanto il Ciel di bene
Può ne l'altre partir per ogni etate.
RICCA Donna di pregio, e di valore
Più ch'altra in terra, ove il Ciel largo pose
L'eterne e vive sue belleZze ascose,
Di tutti i preggi eterni in lei raccolti
À far del Ciel quà giù fede, e memoria.
Ma qual dono maggio vi posso fare,
Se d'ogni don del Ciel adorna sete?
COME ne mostra il bel Pianeta ardente
Il quarto Ciel, l'altro la Dea del Mare;
Cosi nell'alto Olimpo in terra appare
Udito in questo, e'n quell'altro Hemispero.
Et quelle che'l Ciel largo vi comparte
Gratie, e belleZze, con pura honestade
SE d'Apollo non hò l'alta possanZa
Di porvi in Ciel frà la più degna Sfera,
Qual merta la EccellenZa Vostra altera,
Ogni suo preggio, ogni sua rara dote.
Et ben il Ciel mostrò, ch'allhor finio
Di dar quanto di bel giamai dar pote,
Spoglia mortale: e Voi lo spirto chiaro
AlZate al Ciel co'l lume Vostro santo.
S'havete quante son dal Gange al Thile
Gratie, ch'à poche il Ciel largo destina;
Se con un sguardo solo, ò con un riso
Ecco, Donna LEONORA, io di lontano
L'innalzo al Ciel con la mia rima, e canto,
Sì che'l Tebro l'ammira, e'l Vaticano.
E'n cui piove i suoi doni eletti, e cari
Dal terZo ciel la Dea madre d'Amore.
Tu col bel guardo il tenebroso horrore
L'età nostra ogni vil terreno affetto,
E per dritto sentiero al Ciel s'invia.
MENTRE tengo pur gli occhi, e'l cor avolto
A Voi Donna, più ch'altri al Ciel diletta,
Dico; qual mai beltà fù vista, ò letta,
Voi sete tal, qual non può dirsi in carte;
Che mirando in Voi quel, che'l Ciel comparte,
Fate in me come il Sol co i raggi suoi,
PER far quanta è nel Ciel gratia, e belleZza
Apparire a'mortai simile, e vera,
QUEST'è il bel volto d'honestate adorno,
Onde il Ciel de la terra s'innamora;
Queste son quelle guancie, ove l'Aurora
SPARGEA lieta i bei fior la vaga Clori,
Eran l'aure soavi, e'l Ciel sereno,
Del gran Signor del Ciel correano al seno
In un raccolte le Stelle migliori;
Tutti i suoi pregi, e le sue palme, e honore
Apre, e dispiega, e'l Ciel v'orna, e rischiara.
Qual alma dunque fia sì bassa, e vile,
SARIA forse costei nuova Tabella,
Che tutto il ben del Ciel in sè raguna?
È Vener forse, ò di tre Gratie l'una,
Che mirando il divin congiunto in Voi,
Di cui fè degne il Ciel le luci nostre,
L'aureo pregio vi dava, e l'alma insieme.