Caroso Concordance Output: bel
Al Mar; cosi del Ballo ogni dotta arte
À costui fà; che col bel piè comparte
Quanto il suo ingegno in carta ben distende.
URBINO, e seco anchor gente infinita
C'han del suo bel giardin sì vaghi fiori.
À Voi Natura hà dato in sorte, e sete
Tempo, e Misura. Per tanto ti dico, che se un Architetto vol
fare un bel Palazzo, & che non sia eccellente, lo farà, ma alle volte
vi sarà alcun mancamento, non per questo lascierà di chiamarsi
come la prima, finiranno à tempo del suono gratiosamente questo
bel Ballo di Nuova Regina.
I pensier matutini, gli anni, e l'hore.
A Voi bel Sole, il cui raggio Celeste
La Terra, e'l Mar insino à l'onda estrema
un sghinso con la vita gratiosamente, ponendosi il guanto, overo,
se sarà d'Estate, havendo il ventaglio, farà qualche bel moto
con esso, acciò non paia una statua, il che facendo, con quei vaghi, &
SEMBRA questa tra noi celeste Donna
Al bel viso seren Venere bella,
E son gli occhi, e'l suo ciglio arco, e facella,
COME ne mostra il bel Pianeta ardente
Il quarto Ciel, l'altro la Dea del Mare;
DONDE hebbe la Natura un bel dissegno
À far un corpo cosi Signorile?
Et ben il Ciel mostrò, ch'allhor finio
Di dar quanto di bel giamai dar pote,
Quando questa à noi diè terrestre Dea.
Cosi potrò poi far del tuo gran Tempio
Ricche le sponde anch'io del più bel Lauro,
Che co'l Tempo contenda invido, & empio.
Ma quando poi vicino
Accostossi al bel volto almo, e divino,
Credendone far preda,
Ne d'esser giunto in servitù s'attrista;
Anzi legato in sì bel nodo stretto
Dolce più ch'altra, à vera gioia acquista
Dal terZo ciel la Dea madre d'Amore.
Tu col bel guardo il tenebroso horrore
De gli abissi oscurissimi reschiari,
Dico; qual mai beltà fù vista, ò letta,
À cui Fama non toglia un sì bel volto?
Lume d'ogn'altro pregio, in Voi raccolto
Non ch'altri lo descriva in roZze carte
Il bel, che di morir non hà pavra.
semibrevi; & al fine facendo le solite cerimonie Cavaleresche,
con la Riverenza breve finiranno con ogni decoro questo bel Balletto.
CHI desia di vedere il bel del Cielo,
La virtù, lo splendor del secol nostro,
QUEST'è il bel volto d'honestate adorno,
Onde il Ciel de la terra s'innamora;
Del Vostro aspetto, à noi tal Sol ritorna,
Che maggior luce di bel lume adorna
Non può mostrargli alteramente il fronte.
E d'i celesti segni, i moti, e i giri.
Quinci mostrate nel bel Vostro volto,
E ne begli occhi, à ch'n Voi fisso miri,
CRIN d'ambra, e d'or, che con lascivi errori
Gite ondeggiando in su'l bel viso adorno;
Occhi usi aprire à meZza notte il giorno;
E che non dica: Ahi perche troppo tardi,
Lassa, apersi quest'occhi in sì bel viso.
Ma questa è l'immortal saggia ISABELLA.
Chi quì la pinse? Amor. Fù un bel Pittore.
E quai furno i pennelli, ch'oprò seco?